Mercoledì,via belmeloro ore 9.00 (davanti
al Rettorato)
La Giunta d'Ateneo dell'università di Bologna, la settimana scorsa,
ha proposto, ed il Senato Accademico ha dato parere favorevole, una
tassazione per le lauree specialistiche (il biennio della riforma) che
parta da 1700 euro per le facoltà umanistiche e arrivi ai 1900
delle scientifiche, 2100 per veterinaria, 2300 per biotecnologie. Per
il prossimo mercoledì è prevista l'approvazione definitiva
del provvedimento da parte del Consiglio di Amministrazione. Il Rettore
e la Giunta giustificano questa scelta in parte con necessità
di bilancio, dovute anche al taglio dei fondi da parte del governo,
in parte con la necessità di differenziare i contributi tra laurea
triennale e specialistica in virtù di supposti maggiori servizi
e una maggiore qualità della didattica.
Soprattutto, poi, perchè dal rettorato vengono segnali negativi
sulla nostra continua richiesta, che consideriamo essenziale di aumentare
il carattere progressivo della tassazione, che ancora dopo la parziale
riforma dell'anno scorso è largamente insufficiente.
Ma quello che è in gioco con questa iniziativa è anche
l'idea stessa di università che si vuole portare avanti, infatti
risulta molto pericolosa la logiga che sottende secondo la quale, poichè
non si è riusciti a creare una laurea triennale efficace e spendibile
si scarica questo fallimento sulle spalle degli studenti, e quindi si
introducono provvedimenti punitivi ed escludenti per dissuaderli dall'iscriversi
al biennio successivo.
Mentre la laurea triennale relativamente accessibile risulta poco spendibile
ed efficace sul mercato del lavoro, anche a causa dei ricatti degli
ordini professionali.
Deve però essere chiaro, senza le ambiguità che anche
alcune parti della sinistra politica hanno mostrato, come un programma
di questo tipo crei una struttura sociale elitaria e chiusa e sia funzionale
ai tentativi del governo di destrutturare la formazione pubblica, ed
il valore stesso del titolo di primo livello che lungi dall'essere esaltato
viene ridotto e svilito senza la concreta possibilità per tutti
di accedere, con esso, ad un percorso di studi successivo, anche in
un ottica di formazione permanente e ricorrente.
Inoltre desta grande preoccupazione che un provvedimento del genere
venga proprio da Bologna, il secondo ateneo italiano e con una giunta
fondamentalmente collocabile a sinistra.
SPAZIO
SOCIALE STUDENTESCO