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Sexyshock-Spazio pubblico di contaminazione presenta: Sabato 1 dicembre 2001
Il 30 giugno 2001, però, 3000 donne colorano le vie del centro di Bologna per dire no agli scambi politici sul loro corpo, riappropriandosi simbolicamente degli spazi che da destra a sinistra si vuole sottrarre alla vita, alla salute e alla politica delle donne. E' così che nasce il progetto Sexyshock. E' una questione di immaginario oltre che di ruoli sociali. Un immaginario colonizzato dai marchi che ci cuciono addosso stili di vita, dai brevetti che ci modificano geneticamente. Un immaginario che va liberato, che bisogna riconnettere alle infinite forme del desiderio. E' anche una questione di linguaggio, di forme della comunicazione. L' industria culturale produce comunicazione sessuata, funzionando ancora oggi come tecnologia politica del genere. Un discorso che si rivolge in maniera differenziale a uomini e donne, come se il genere coincidesse con la differenza biologica, come se fosse una proprietà originaria dei corpi, legittimando divisione sessuale del lavoro e ruoli sociali differenti. Il femminismo ci ha invece raccontato che la Donna non esiste, che esistono invece le donne come soggetti storici di relazioni reali, che abitano corpi che sentono, desiderano e parlano in modi differenti. Il linguaggio politico è invece ancora neutro, appiattito su logiche di rappresentanza, incapace allo stesso modo di dare conto delle differenze. E' necessario liberare i linguaggi, è necessario concedere diritto di cittadinanza all' espressione delle soggettività differenti, restituire la parola ai corpi e ai desideri.
Sexyshock è dunque un progetto di ricerca, una prospettiva critica, uno sguardo. Ma Sexyshock è anche un luogo. E non è un luogo qualsiasi. E' il primo sexyshop autogestito da donne e rivolto alle donne in Italia. Un luogo costruito su un territorio scivoloso e inospitale per le donne: una cultura sessuale declinata al maschile e regolata dalla doppia morale: da un lato la censura, il segreto, la vergogna, dall'altro la mercificazione, la sovraesposizione dei corpi, la banalizzazione delle esperienze. Se solitamente in un sexyshop si "spaccia roba pornografica", nel Sexyshock si vendono giochi per fare sesso, per procurarsi e procurare piacere. Come già fanno le donne del women's erotic emporium di Londra Sh! (www.sh-womenstore.com) dal 1992, in un luogo rilassante,accogliente e stimolante. Alcuni degli oggetti che saranno nel Sexyshock sono gli oggetti che le donne di Sh! si fanno costruire da un piccolo laboratorio, fuori dal giro commerciale dei "normali" sexyshops. Ci saranno anche fumetti, video, vestiti, un chocolate-cafè, preservativi, libri. Ma Sexyshock non funzionerà come vetrina, assomiglierà di più ad un portale della rete Internet. Un iper-luogo disseminato di links, un circuito con cui poter interagire che conduce ad altri circuiti. Un luogo in cui sottrarre la sessualità alla cultura mercantile e restituirla ad una cultura delle relazioni capace di valorizzare le differenze, lontana dai giudizi e dalle semplificazioni, dai ruoli e dagli irrigidimenti identitari. Uno spazio dove riunirsi, dove archiviare materiale, un punto informativo che diventi riferimento per le donne in città e non solo. Un "luogo mentale" in cui rendere visibili e fruibili i percorsi delle donne, progettualità aperta che sia interfaccia tra altre progettualità. Per riprodursi come una cellula staminale creando nuovi tessuti. Dentro al genere, oltre il genere. Uno spazio pubblico di contaminazione, un laboratorio politico di analisi delle mutazioni avvenute e a-venire. Un software libero per la diffusione orizzontale delle energie di resistenza e liberazione, che prefiguri la costituzione di una sfera pubblica non statuale. Che assume il movimento e la sua esigenza di mettere fine alla rappresentanza come principio di realtà. Ma anche e soprattutto come principio di piacere. Per sottrarre territori alle zone rosse che quotidianamente ci viviamo e che non possiamo attraversare. Che dice basta al bisogno di autorappresentazione. Che vuole cooperazione. Per questo è difficile parlare di Sexyshock. Che è innanzitutto un sentire che cerca di immaginarsi nuovi scenari, nuovi mondi. La moltitudine è irrapresentabile, ma le differenze che la abitano devono avere visibilità.
Perchè la sessualità è il grado zero del desiderio di connessione. Perchè l' esperienza della sessualità eccede la logica delle opposizioni binarie: maschio-femmina, materiale-simbolico, corpo-mente, natura-cultura, privato-pubblico, potere-piacere, dono-mercato, personale-politico. Perchè vogliamo provare a parlare di corpo, di piacere, di desiderio come universi di senso e motori di trasformazione, di mutamento, come esperienze complesse che coinvolgono l'intera persona, il soggetto nella sua totalità. Perchè i corpi lavorano, comprano, vengono violentati, prostituiti, ma desiderano anche, provano piacere, fanno l'amore. Perchè questa complessità non viene riconosciuta, non ha ancora un sistema di rappresentazione. Sembra che non sia comunicabile perchè contraddizione vivente. Ma la realtà è fatta di questo: contraddizioni che vivono, si muovono, si attraversano, si comtaminano e mutano. Lasciamole parlare. Lasciamole godere.
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