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Guazza-buglio a Bologna
Migliaia di antifascisti in piazza contro il raduno di Forza Nuova autorizzato dalla giunta Guazzaloca. La polizia carica i manifestanti e protegge l’adunata dei razzisti
di Checchino Antonini

Bologna ieri ha respinto la provocazione dei gruppi xenofobi di estrema destra che volevano tenere in città una convention europea. Ma il comportamento irresponsabile del comune e della questura ha fatto temere il peggio: cariche, feriti, violenza gratuita sui manifestanti. Già nel primo pomeriggio migliaia di bolognesi hanno affollato piazza del Nettuno. Con le bandiere di Rifondazione comunista, quelle dei Verdi, dei Ds. La sinistra giovanile distribuisce rose e girasoli. Molti portano fiori sotto le foto dei caduti della lotta di Liberazione. In ogni lato di questa piazza le lapidi ricordano il prezzo pagato dalla città medaglia d’oro della Resistenza. Lo testimonia tra la folla il sindaco di Marzabotto a dispetto della latitanza del suo collega di Bologna, quel Guazzaloca che fino all’ultimo ha cercato una soluzione “tecnica” per il convegno di Forza Nuova, astro nascente a destra di An. Arrivano i centri sociali - dal nord est, dalle Marche, da Roma, il Leoncavallo - passano davanti al presidio e muovono verso il quartiere Galvani, dove la polizia tollerava il raduno di alcune decine di attivisti di Fn. L’aria è tesa, gli agenti lanciano insulti e minacce ai ragazzi che sfilano lenti e con le mani alzate. In via Farini, a pochi metri da piazza Maggiore, un “gruppo di contatto” sta trattando. Ci sono Luisa Morgantini, eurodeputata del Prc, Ugo Boghetta, deputato dello stesso partito, Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del nord est e don Vitaliano Della Sala, parroco dell’avellinese.
Arriva l’ordine: «Massacrateli» Il cordone di agenti si allenta, la gente avanza, sempre a mani alzate. Sbuca improvvisamente il vice questore con la fascia tricolore che urla: «Basta, massacrateli, è una manifestazione non autorizzata!». Pochi secondi ed ecco i blindati lanciati a folle velocità sui manifestanti e una quantità incredibile di lacrimogeni, spesso sparati ad altezza d’uomo. Una ragazza cade a terra colpita al petto. Non soddisfatto un agente ne spara altri tre, poi punta l’arma sul viso di una reporter. A Valentina Avon di Radio Città del Capo, un celerino strappa di mano rubandoglielo, il cellulare, mentre è in diretta. In sei si accaniscono su Nicola Fossella, fotografo padovano. Saltano i nervi e saltano anche le vetrine del caffé Zanarini, dagli anni ’60 ritrovo di fascisti. Un sedicenne di Rovigo ha il viso devastato dalle manganellate, gli si vede un osso dello zigomo. Una signora anziana urla ai poliziotti: «Ci sono i fascisti a Bologna e voi picchiate i ragazzi». «Ci avevano fatto passare - dice don Vitaliano - avevamo le mani alzate. Poi quella carica improvvisa. Non vorrei esagerare ma sembrava proprio che i poliziotti si erano presi qualcosa». Parecchi ragazzi raccontano che gli agenti digrignavano i denti, qualcuno dice che sembravano reduci da un rave party. Qualcuno, tra gli uomini in divisa fa il nome di un vice questore: Della Rocca. Avrebbe deciso autonomamente di aggredire il corteo. Un altro segnale inquietante che viene dall’interno della questura di Bologna, la stessa che non ha saputo accorgersi delle corse clandestine di automobili. «Ora il corteo lo rifacciamo comunque», propone Casarini alla piazza. E intanto arriva la conferma dei due feriti più due poliziotti contusi. Dal Cassero giungono altre centinaia di persone di un altro presidio. La trattativa riparte col “gruppo di contatto” che la spunta e, stavolta, circa diecimila antifascisti muovono verso il Baraccano, nel quartiere Galvani, dov’è la sala concessa in un primo momento al meeting xenofobo. «Un’aggressione ingiustificata contro un’iniziativa unitaria e di massa», dice Roberto Sconciaforni, segretario provinciale Prc. «La responsabilità è del ministro Bianco e del questore Bagnato» aggiunge Leonardo Masella, segretario regionale comunista. Davanti ci sono i ragazzi dei centri sociali con la musica dei sound system, seguiti dallo spezzone di Rifondazione dove si canta “Bella ciao”. Una volta giunti nel quartiere dell’università gli studenti salutano dalle finestre, altri si accodano. «Ci siamo ripresi la città - spiega Luisa Morgantini - noi e i centri abbiamo saputo dialogare e siamo riusciti a fare il corteo». Arrivano anche le prese di posizione dei Giovani comunisti e del presidente dell’Arci Tom Benettollo sul comportamento irresponsabile e violento di Comune e forze dell’ordine. La gente si ferma al Cassero - una delle porte nelle mura di cinta - si saluta e si dà appuntamento alla scadenza di giugno, contro il vertice dei paesi industrializzati che si terrà proprio a Bologna.



Interrogazione parlamentare
Comune e Questura irresponsabili

La scellerata decisione del Comune di Bologna di non assumere una posizione chiara sulla manifestazione di Forza Nuova in città ha portato, come si poteva ben prevedere, a una situazione divenuta poi ingestibile sia da parte della Questura che da parte della Giunta Guazzaloca. L’unico esponente della Giunta presente in piazza è stato l’assessore alla Sicurezza Preziosa, che con la sua provocatoria passeggiata ha scaldato ancora di più gli animi. Solo una era la strada da percorrere: questo neo movimento, che vede tra le sue fila vecchi neonazisti quali Fiore, Morsello ed altri personaggi ultra noti alle Questure d’Italia, e che si ispira a concetti e principi in contrasto con la nostra costituzione, non doveva essere in alcun modo autorizzato o messo in condizione di richiedere luoghi per riunirsi in comizi o manifestazioni. E invece no. Il Comune di Bologna, tentennante e insicuro sulle decisioni da prendersi, ha addotto pretesti più o meno burocratici per arrivare alla situazione di ieri: nessuna manifestazione di Forza Nuova al Baraccano, peraltro già autorizzata nei giorni scorsi dal presidente del quartiere Santo Stefano, trasferimento forzato dei manifestanti a Villa Pallavicini, divenuta poi un non ben precisato luogo a Granarolo. Un incontro avvenuto tra i rappresentanti della contro-manifestazione di protesta nei confronti dei forzanuovisti e la Questura aveva portato a concordare lo svolgersi di un corteo dalla Piazza verso il Baraccano, quando, a corteo iniziato, come un coniglio da un cappello a cilindro è arrivato l’ordine da parte del vice Questore, Della Rocca, di impedire il corteo e caricare i manifestanti. Un ragazzo di sedici anni è stato ferito da un lacrimogeno e la strada porta i segni di una guerriglia urbana. Va quindi condannata con fermezza tutta la mala gestione della vicenda sia da parte del Comune che della Questura. Rifondazione comunista presenterà una interrogazione parlamentare per chiedere conto al ministro dell’Interno Enzo Bianco della situazione alla Questura di Bologna. Questo deprecabile episodio, infatti, si può leggere come uno dei tanti punti interrogativi della Questura. Non dimentichiamo il recente grave episodio avvenuto sulla rotonda del Pilastro.




«Boia chi molla»
I militanti xenofobi a comizio in piazza Barracano

«Camerati, abbiamo già vinto: siamo qui sul suolo bolognese che il Pci ha avuto per 50 anni»: i dirigenti di Forza nuova esultano per il successo politico della loro mobilitazione. Hanno manifestato, e protetti dalla polizia, nonostante il loro raduno in piazza del Baraccano fosse stato vietato. Il leader del movimento di estrema destra Robero Fiore canta vittoria davanti ad alcune decine di neofascisti giunti in camicia nera da Veneto e Piemonte. I tempi del decreto Mancino contro le organizzazioni neofasciste, xenofobe e antisemite sembrano lontani un secolo. Hanno preso la parola il segretario provinciale Luca Armaroli e il coordinatore regionale del movimento Gianni Correggiari che ha lanciato la non certo nuova parola d’ordine: “Boia chi molla”. «Tre parole - ha detto - che sono una promessa e un giuramento». Al comizio anche alcuni rappresentanti dei movimenti di estrema destra europei, tranne il Fpoe austriaco di Haider, assente «per motivi di opportunità».



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