|
|
||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||
|
Tempus Novus di Pino de Marchi "C'é un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto sostiene il filosofo Walter Benjamin nelle sue tesi di filosofia della storia. "Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibile nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta. Il 13 maggio 2000 è per me una di quelle rare giornata che segnano il passaggio da un sentire sociale ad un altro. Emozione condivisa da molti di quelle persone che ho incontrato dopo il secondo corteo dei quella giornata. Giornata come tante altre dal punto di vista climatico ma storicamente eccezionale. Giornata che segna l'inizio di nuove forme di vita e di lotta, che indica il passaggio a Bologna e non solo a Bologna dal XX secolo al XXI secolo, che lascia alle sue spalle i partiti e movimenti di plastica e di museo che immobili ripetono seduzioni, gesti ossessivi o rassicuranti ma seminano noia e panico nella città. Giornata di corpi disobbedienti e felici che a miglia dicono no alle rinascenti barbarie nazi-fasciste del XX secolo e aprono a cielo aperto su Via Rizzoli , come nelle vecchie polis mediterranee la loro carta costituzionale planetaria dei diritti, con al primo punto la globalizzazione dei diritti che sottende la libera circolazione dei corpi per tutto il pianeta e la cittadinanza universale. Una cosmopolita Bologna abbiamo vissuto sperimentalmente per alcune ore tra le sue strade. Dopo aver meditato per tutta la mattina a Piazza Nettuno tra mille volti vivi e morti di partigiani e partigiane di libertà di ogni età, tra fiori di ogni colore fuorchè nero, venivo trascianto via alle quattordici e trenta dal cumulo di generose vite e con me altri corpi da una bianca tempesta sociale che mi spingeva e mi toglieva il parlare di cui faccio parte. Mi trovai di lì a poco in mezzo ad un fumo acre, vomitevole e svenente provocato da forze contraddittorie e ambigue nel loro dire, che hanno cercato di frenare il nostro progredire umano di socialità e libertà. Ma la bianca tempesta ritornò sulla piazza maggiore sollevò gli animi depressi di questa città e li scaraventò sul selciato fragoroso e vociante di via rizzoli. Ed lì che mi è apparso l'agelus novus di Benjamin che mi indicava con il dirtto rivolto alle due torri il tempus novus della globalizzazione dei diritti. Tra le altre cose di altro mondo remoto leggo oggi sulla "repubblica" che Il vice-sindaco Salizzoni interdice ai metalmeccanici delle piccole e medie imprese di manifestare nel centro storico di Bologna il loro disagio e le loro condizioni di lavoro sempre più precarizzato ed incerto con il pretesto della par condicio per i referendum. E offre loro come unica soluzione possibile di manifestazione nella periferia della città in par condicio con i nazi-fascisti di forza nuova e di terza posizione internazionale e indica tassativamente anche le condizioni della protesta, vale a dire che devono marciare in silenzio. Questo divieto è da considerare intollerabile da un punto di vista politico e costituzionale. Inoltre la posizione di Salizzoni non si discosta dalla posizione dell'Ocse di cui noi siamo parte contrastante in quanto anche questo organismo politico internazionale nell'ambito del suo convegno sulle piccole e medie imprese vuole tenere fuori dal dibattito il mondo del lavoro dipendente e atipico. Domani non possiamo nè singolarmente nè come contropiani essere assenti dalla manifestazione sindacale anche se indetta da CGIL di cui noi siamo molto critici. Però non si tratta di sostenere le tesi della Cgil sulle questioni sociali ma piuttosto ribadire con la nostra partecipazione e solidarietà che noi siamo a favore delle lotte dei lavoratori e del loro diritto di manifestare. Inoltre questa occasione è anche un occasione per ribadire che non intendiamo partecipare a nessun tavolo di concertazione nè politica nè sociale con le forze istituzionali ma che siamo sempre disponibili con chiunque a sinistra a difendere i diritti civili e sociali, a comunicare e a cooperare. Inoltre va ribadito a proposito dei fatti di sabato 13 maggio che noi non ci faremo nè ghettizzare nè criminalizzare perchè dalla storia cogliamo la vita gioiosa e le intelligenti strategie comunicative e non le tristi ripetizioni. La nostra strategia politica e comunicativa é l'eterno ritorno delle differenze e il mutante ritorno delle uguaglianze.
|
||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||