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IL 2 GIUGNO E NATA LA REPUBBLICA DEMOCRATICA, MA .
Ancora per luglio a Genova non si sa se saranno autorizzate manifestazioni e iniziative di discussione. E una gravissima contraddizione. Non c'è democrazia laddove non si permette di manifestare a chi dissente. Le strategie messe in campo nei nostri confronti sono due. Da una parte Frattini (esponente del futuro Governo di centro-destra) invita ad un incontro i "buoni" per isolare i violenti. Non è chiaro chi siano i buoni, ma è chiaro che il tentativo è di spaccare il movimento. Dallaltra la strategia mediatica è quella di far passare coloro che vogliono andare a Genova come pazzi furiosi dediti al lancio di sangue infetto, di aerei radiocomandati, che sono mescolati a terroristi mondiali come Bin Laden ecc. Per questo il 2 giugno ci saranno manifestazioni in tutte le città dEuropa e non solo, per dire che Genova deve essere una Città Aperta. Anche a Bologna realizzeremo iniziative pacifiche tese a mettere in evidenza proprio la contraddizione fra questa festa e la mancanza di democrazia rispetto alle giornate di Genova. Appuntamento in Piazza Ravegnana (sotto le due torri) alle 9,30 dove si formerà una catena umana con persone imbavagliate e legate tra di loro che si muoverà per le vie del centro con striscioni, cartelli e volantini per il diritto a manifestare. La manifestazione si concluderà davanti alla Prefettura, aprendo lo striscione "GENOVA CITTA APERTA".
STIAMO MANIFESTANDO LEGATI E IMBAVAGLIATI PER LA LIBERTA DI DISSENSO E DI MANIFESTAZIONE A GENOVA CONTRO LA RIUNIONE DEGLI 8 GRANDI DELLA TERRA
Nel prossimo mese di luglio i G8 (USA, Gran Bretagna, Giappone, Germania, Canada, Francia, Italia e Russia) si riuniranno a Genova. Sono i Paesi più potenti del mondo, che pretendono di governare e di fatto governano il pianeta senza alcun mandato democratico e senza che il loro diritto a farlo sia stato legittimato da alcun trattato o accordo internazionale. I G8 rispondono solo a se stessi e applicano ed esportano politiche totalmente subordinate alla dittatura del mercato, in accordo con il Fondo Monetario Internazionale(FMI), la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Il modello di globalizzazione neoliberista da questi applicato produce: una costante concentrazione delle ricchezze nelle mani di poche imprese multinazionali. Il pensiero unico del mercato domina il panorama culturale internazionale. Solo chi vi si riconosce è considerato razionale. Il risultato è che in tutto il mondo i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Nei paesi del nord del mondo aumentano disoccupazione e precarietà e si smantella lo stato sociale. Il sud del mondo viene strangolato dal debito e dal saccheggio delle risorse agricole e naturali, così come delle risorse umane attraverso lo sfruttamento più bestiale della forza lavoro. Dappertutto aumentano inquinamento e degrado sociale. Alla libera circolazione delle merci e dei capitali si contrappone la costruzione di sempre nuove barriere e confini alla circolazione degli uomini e delle donne, provenienti soprattutto dai paesi poveri del Sud del mondo, contro i quali si agita il fantasma della sicurezza, trasformando i bisogni dei migranti in un problema di ordine pubblico. Ma contro questo scenario, da Seattle in poi, un grande e composito movimento si è mobilitato, ripresentandosi ogni qualvolta i potenti, responsabili del disastro mondiale, tentino di riunirsi dentro i loro palazzi blindati, contestandone alle radici le politiche e la legittimità. Seattle, Washington, Melbourne, Praga, Napoli, Quebec City sono ormai le tappe di una contestazione planetaria che ha unito movimenti, culture ed esperienze politiche diverse tra loro, ma convergenti nel chiedere l'universalità dei diritti e nel praticare la globalizzazione delle lotte contro il neo liberismo e i suoi effetti economici, sociali ed ambientali. E' un movimento che cresce, e contro il quale i diversi governi stanno applicando forme di repressione sempre più esplicite, nel vano tentativo di contenerne l'amplificazione delle contestazioni e delle mobilitazioni. Infatti il blocco del WTO a Seattle è un esempio che il cambiamento dal basso è possibile e sempre più uomini e donne si stanno muovendo per questo, unendo il dissenso all'iniziativa e all'azione per trasformare le cose. Chiusura delle frontiere, divieto d'ingresso agli "indesiderati", repressione organizzata delle manifestazioni sono ormai le forme costanti con cui il potere vuole che nessuno disturbi il manovratore, nè metta in discussione l'orizzonte della globalizzazione neoliberista e del mercato. Lo scenario si sta ripetendo a Genova per il vertice dei G8 di luglio: larga parte della città blindata e chiusa all'accesso per tutti i non residenti, presenza militare imponente e pervasiva, vita quotidiana delle persone irreggimentata in un non dichiarato ma effettivo stato d'assedio. Non solo: a tutt'oggi, nessuna autorizzazione è stata concessa né per l'insediamento della cosiddetta "cittadella", spazio logistico a disposizione dei movimenti per realizzare incontri e dibattiti, né per l'effettuazione di alcun corteo nei giorni del vertice dei G8.A questa situazione si aggiunge la campagna stampa intimidatoria verso chi sta organizzando la protesta contro il G8, per preparare le condizioni di un divieto generalizzato a manifestare o di operazioni repressive più selettive. Ma noi non ci stiamo.
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