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Milpa Alta (D.F.), 9 marzo 2001




Dopo Nurio non poteva filare tutto liscio. Il ruolo che eravamo stati chiamati a svolgere non poteva che destare invidie, fastidi e risentimenti sia in carovana, sia nella parte più nazionalista dell'opinione pubblica messicana. Come nel '98, ai tempi delle espulsioni dei compagni di Ya basta! dopo i fatti di Taniperlas, la stampa di destra ha cominciato a calunniarci e a sollevare il risentimento popolare contro "los estranjeros".
Di noi hanno scritto che non ci lavavamo (vero! per molti giorni non abbiamo avuto la possibilità né il tempo di farlo); che eravamo pagati da fantomatiche lobbies di stati esteri (falso! non abbiamo più una lira); che maltrattavamo la gente e in particolare i giornalisti (falso! non abbiamo torto un capello a nessuno, abbiamo soltanto impedito che Marcos venisse contuso dalla selva di teleobbiettivi dei fotoreporter).
Per smussare le polemiche, dietro suggerimento del Sub stesso, abbiamo coinvolto i messicani della carovana nel servizio di protezione, continuando a fare quanto ci era stato richiesto. Ma questo non è bastato a sedare le polemiche e le calunnie. Alla lunga la diffidenza ha contagiato anche i gruppi d'appoggio locali all'EZLN. La sera del 7 marzo, ormai prossimi al D.F. (livelli organizzativi fortunatamente molto più consistenti di quelli incontrati fino a quel momento), la Comandancia ha scelto di congedarci. Una scelta logica, anche se inattesa.
Abbiamo ragionato a lungo in assemblea plenaria (la prima che siamo riusciti a fare dopo molti giorni) e siamo giunti alla conclusione che si trattava di una scelta giusta. La Comandancia, dopo aver prodotto uno strappo provocatorio nei confronti della società civile messicana, ha scelto di ricucirlo investendo i messicani delle proprie responsabilità. Non ci è dispiaciuto essere stati lo strumento di pungolo della "Signora Società Civile", e abbiamo concluso l'assembea con la gioia del congedo illimitato. Finalmente possiamo tornare a fare politica.
Abbiamo prodotto due documenti. Una lettera indirizzata alla società civile nazionale e internazionale presente in carovana, in cui comunichiamo la nostra decisione di metterci in coda per dimostrare che non vogliamo sovraesporci né aneliamo a titoli e primati. Abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto e adesso torniamo ad essere gli ultimi come i primi giorni. E se quacuno può avere avuto l'impressione che volessimo primeggiare per nostra scelta, ce ne scusiamo ugualmente pur non avendo mai avuto questa intenzione.
Il secondo dcumento è la favola della "scimmia bianca" (mono blanco), in pieno stile zapatista. E' stata prodotta dai relatori della presente con la collaborazione del Sub-sub-comandante Casarini, a bordo di un improbabile camioncino, sulle curve tra Xochimilco e Milpa Alta (D.F.). E' scaricabile dal sito www.tutebianche.org. Seguirà un terzo documento da distribuire a Città del Messico, nella giornata clou dell'11.
Stiamo inoltre preparando un'entrata nella Capitale in grande stile. Striscione venti metri per cinque: TODOS SOMOS INDIOS DEL MUNDO. Sound system su camion per concerto itinerante della 99 Posse. Tre file di tute bianche fresce di lavanderia con in testa i fratelli e le sorelle messicani sopravvissute al massacro di Cancun. Ora guardiamo la capitale dall'alto, pronti a calare in oltre un milione di persone ai piedi dei murales di Diego Rivera. Un vulcano domina la vallata. Sulla cima campeggiano quattro lettere gigantesche: EZLN.
Questo è davvero tutto, per il momento. E scusate se è poco!

Seguimos en combate,
Zapata vive!

Wu Ming Si'
Federico Martelloni


Post Scriptum al sesto comunicato dal Messico

In questo paese molto nazionalista c'è chi ci vuole male e guarda con diffidenza gli stranieri, al di là delle intenzioni che hanno. Del resto, nella storia del Messico gli stranieri - soprattutto quelli che venivano a "fare del bene" - hanno sempre fottuto i messicani e prodotto disastri. Questo è il paese in cui è nata l'espressione GRINGO, da GREEN GO HOME (verdi erano le uniformi dei Marines), assai precedente al piu' noto YANKEE GO HOME.
Esiste però una grossa parte della società civile che ci applaude e ci saluta dai bordi dela strada (non si contano le fotografie e gli autografi che abbiamo concesso non senza imbarazzo). Dai cordoni abbiamo rilasciato centinaia di interviste informali a gente comune, molti di noi in puro itagnolo, riscontrando curiosità, interesse e calore. Anche questa volta le tute bianche si sono ficcate in una contraddizione aperta, quella tra il patriottismo messicano e l'internazionalità del messaggio zapatista. La stessa contraddizione su cui da sempre "gioca" lo stesso Marcos. Poprio ieri, dal palco di Tlaltizapan, riferendosi ad alcuni cartelli provocatori "Fuera los estranjeros", ha detto che la nazionalità non è una questione di passaporti. Ci sono persone col passaporto messicano che sfruttano questo paese e la sua gente. "Oggi, in questa piazza, siamo tutti messicani".

Seguimos en combate,
todos somos indios del mundo



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