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Blocco via Ugo Bassi-via Indipendenza
di Davide Ravera


All'angolo tra via Ugo Bassi e via Indipendenza è finito da poche ore il blocco/sit-in animato, in modo spontaneo ma efficace, da diverse centinaia di manifestanti che, all'allontanarsi delle componenti più numerose del corteo pomeridiano, sono rimasti a presidiare quel territorio che i fautori della "sicurezza" a tutti i costi volevano negarci.
Eravamo in tanti e di tante estrazioni. Moltissimi erano semplici cittadini, persone che sapevano delle iniziative e hanno cercato di ritagliarsi mezza giornata di rapporti umani in una vita solitamente priva di militanza politica. C'erano persone che operano nel volontariato sociale e di tipo politico. C'era una bandiera di Rifondazione e una dei Verdi. C'erano Greenpeace, ambientalisti, cani, una mucca. C'erano compagne/i dei centri sociali e c'erano libertari e USI ma soprattutto c'erano curiosi, persone finalmente rilassate dalla caduta del muro di moschetti e scudi delle forze dell'ordine, che chiudeva il centro di Bologna non solo ai "pericolosi autonomi", ma anche a tutti gli altri.

Tutti eravamo decisi a restare lì il più possibile, ad affermare il diritto a riunirsi, manifestare ed esprimersi pubblicamente in modo non aggressivo, indipendentemente dagli stupidi diktat di ministri e questori che se ne strafregano dei diritti civili fondamentali.

Il clima è stato insospettabilmente piacevole, a un certo punto sembrava una grande festa, anche se - su tutta la lunghezza dell'incrocio, a chiuderci l'accesso alla piazza - eravamo fronteggiati da cordoni di polizia e carabinieri armati di moschetto. Altri cordoni e altri blindati dietro, in via Indipendenza verso via Righi, più le consuete masse nere e blu armate agli ingressi degli alberghi e a protezione di hamburger e firme di grido.

Abbiamo cantato Mazinga, abbiamo fumato e abbiamo parlato di politica. La Banda Roncati - cuore pulsante di tutta la giornata di lotta - ha dimostrato che la musica è la cosa più rivoluzionaria che c'è, forse dopo il sesso, e infatti c'è mancato poco che facessimo l'amore :) Pur non conoscendoci tra di noi, ci siamo accordati sulle modalità dell'azione in modo tranquillo e rispettoso. In fondo eravamo sempre sotto le finestre del'OCSE riunito...
Abbiamo, senza quasi accorgercene, costretto almeno un'auto della guardia di finanza a fare retromarcia. Così, senza tensioni, naturalmente. Con ogni probabilità, visto che abbiamo tenuto l'incrocio Bassi-Indipendenza e centinaia di metri di via Indipendenza DALLE CINQUE (ora in cui vi è giunto tutto il corteo) ALLE NOVE E MEZZA, abbiamo costretto delegati a ritardare il rientro in albergo.
Abbiamo insultato da pochi centimetri di distanza alcuni cravattoni della banda OCSE che sono stati costretti a uscire a piedi dall'albergo, tra di noi, per raggiungere a Palazzo Re Enzo. A quel punto c'è stata un po' di tensione ma nessuna violenza. Anche al momento di smobilitare c'è stata qualche scintilla ma - direi - niente di serio; eravamo tutti molto stanchi. Abbiamo deciso di andarcene noi, allegramente battendo le mani e ricordando ai delegati, ancora blindati in albergo alle nove e mezza di sera, che il capitalismo fa male e che fare lo sbirro non è un bel mestiere.

Peccato che il grosso del corteo è sparito così in fretta perché se fossimo stati più numerosi, con quell'atteggiamento, saremmo arrivati anche dentro piazza Maggiore. In ogni caso, come tutta la giornata, è stata un'azione assolutamente riuscita, anche se è stata improvvisata quando si è capito che le dinamiche della protesta la rendevano possibile e opportuna. Modalità, quella dell'azione improvvisata di disobbedienza civile, che peraltro credo sia necessario imparare a gestire bene e in modo condiviso da tutti i compagni/e presenti alle azioni, con comunicazioni chiare, veloci e efficaci sia all'interno del movimento, sia verso l'esterno.

Molti di coloro che hanno portato a termine quest'azione, auto-generatasi dal corteo che ha lambito piazza Maggiore nel pomeriggio (ovvero il presidio, blocco materiale e sit-in all'incrocio Indipendenza-Bassi e lungo Indipendenza, sino alle nove e mezza di mercoledì) si sono divertiti molto e credono che sia un modo buono di contestare. Come indicazione per il futuro, io aggiungerei che sarebbe stato possibile sfruttare meglio tutte quelle ore di potenziale "esposizione" ai media, anche andando dritti a "presentare" e sostenere singole campagne, anche tramite allestimenti fantasiosi. Infatti il clima era tale che nascevano lunghi dibatti, tra i contestatori, i passanti, talora gli stessi poliziotti (sic!). Anche se non so come la cosa sia stata o sarà coperta dai media né, a dire il vero, m'importa molto.

Ripeto, se fossimo stati di più avremmo avuto anche lo spirito di aspettare che ci lasciassero entrare in piazza. Già prima che noi ci muovessimo, un cordone di poliziotti aveva smobilitato, tra applausi e sberleffi. Ma è già stato straordinario così, perché abbiamo giocato con i nostri corpi, suoni, parole e idee, all'incrocio-chiave di quella che volevano rendere una città proibita. Non ci volevano lì perché volevano che Bologna ci considerasse pericolosi. Alla fine noi lì ci siamo stati, per un bel numero di ore, e ci siamo rivelati soprattutto divertenti. Credo che in questo, nella politica che diventa relazioni umane, ci sia un grosso potenziale rivoluzionario perché è esattamente il contrario di quello che fanno i padroni del mondo.

Un grazie a tutti i compagni e le compagne che hanno agito e manifestato oggi a Bologna. Grazie a tutta la logistica. Speriamo di ritrovarci presto e comunque, al più tardi, al gay pride, per l'agibilità delle piazze, delle strade, dei nostri corpi. Contro tutti i divieti liberiticidi, contro tutti gli autoritarismi e le intolleranze.

Davide Ravera


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