Il Resto del Carlino
13/06 - Bagnato: «Spero che sia un Millennium bug»
«Speriamo sia come il Millennium Bug», commenta il questore Domenico Bagnato (nella foto). Ma i servizi per l' ordine pubblico, per la sicurezza dei cittadini e dei circa 900 esponenti delle 52 delegazioni estere che partecipano al vertice, non sono certo affidati a speranze e buoni auspici. «Bologna è solo presidiata in modo flessibile, per garantirne vivibilità e agibilità», sdrammatizza il questore.Ma la città è comunque blindata, con 4.000 uomini tra polizia, carabinieri e finanza, arrivati da qesture e comandi del centro nord. «La città è sotto controllo, ma in modo molto elastico, per evitare disagi ai cittadini», spiega ancora il questore. «E' chiaro - precisa - che situazioni di emergenza, che auspico non si verifichino, comporteranno interventi più mirati che potranno anche provocare qualche sacrificio per la popolazione». Il giorno caldo annunciato dal movimento anti-Ocse è domani, quando sarà a Bologna anche il presidente del Consiglio Giuliano Amato. Allora si vedrà se la contestazione annunciata andrà a segno oppure, come auspica il questore, si tratterà di un timore infondato, come quello del Millennium Bug.
Ieri mattina, intanto, il questore ha notificato alle rappresentanze sindacali di base il divieto per domani a percorrere via Indipendenza e negato l'utilizzo di Piazza Maggiore. «La nostra delegazione - dicono -ha fatto presente la gravità di una scelta inaudita che vieta ai lavoratori di contestare, nelle forme classiche del movimento operaio, chi come l' Ocse decide sulle loro teste le politiche economiche che hanno come conseguenza l'impoverimento delle loro condizioni».
Comunque il raduno in Piazza dell' Unità è confermato per le 16.
13/06 - Il grande occhio vi guarda anche nella borsa
Ogni tanto anche i computer si confondono (è da capire, gli accrediti viaggiano al ritmo di centinaia e centinaia al giorno) e sfornano, accanto al nome austero di qualche diplomatico magari con baffi e favoriti, la fotografia di una ragazza con i ricci. Ma complessivamente è uno spettacolo guardare la tecnologia messa in campo per questo vertice internazionale. Ogni passaggio da una sala all'altra è sorvegliato da porte elettroniche che 'leggono' in una frazione di secondo la banda magnetica del pass di riconoscimento di ciascun visitatore, anche se lo tiene in tasca o nella borsa. Subito, sul monitor del computer dell'addetto ai controlli (ce n'è uno dietro ogni varco) appare la fotografia e il nome del proprietario di quel tesserino, così che diventa impossibile 'prestare' il proprio lasciapassare a qualcun altro confidando nelle scarse diottrie dei custodi e nell'affollamento delle sale. Inoltre, le porte elettroniche hanno anche lo scopo di filtrare e suddividere gli ospiti in base alle loro aree di pertinenza. I giornalisti, ad esempio, non possono accedere direttamente ai saloni dove si tiene il vertice: così il loro pass si comporterà bene se entreranno nelle aree che sono state loro destinate, ma farà suonare il cicalino ai varchi delle zone off-limits.
13/06 - I contestatori nella Rete antisommossa
di Emanuela Naldi
Due città diverse quelle che hanno dato il buongiorno ai bolognesi. Fuori le mura, tutto regolare, solo qualche blindato carico di carabinieri in direzione centro. Ma appena varcata la soglia delle mura una serie continua di blocchi, presidi e uniformi ha dato il benvenuto a chi, in auto, a piedi o in motorino si avvicinasse a piazza Maggiore.
A pochi passi dal Nettuno poi, lo sbarramento totale. In alto, le bandiere dei Paesi che partecipano all'Ocse e in basso ancora polizia, carabinieri e digos pronti a bloccare chiunque tentasse di entrare senza pass nello spazio che divide la Sala Borsa da palazzo Re Enzo.
Ma questo non ha fermato Bologna che come ogni lunedì mattina è scesa nel mercato del quadrilatero carica di borsine e pronta a fare spesa e shopping, non senza però chiedere al ragazzo in divisa che gli camminava a fianco cosa stesse succedendo. «Sono già arrivati quelli dell'Ocse? ma soprattutto: «Che cosa è esattamente l'Ocse?» sono state le domande più frequenti.
Poco dopo le 11.30, dall'ex cinema Ambasciatori di via Orefici, è partita l'annunciata manifestazione della rete 'No Ocse'. Al grido di 'Grande svendita di fine Millennio al Global Market: merce umana di prima scelta garantita Ocse', sono usciti da quella che è ormai diventata la sede dei contestatori della rete, caricati su carrelli da supermercato. Sul viso, i codici a barre targati Ocse e in mano il megafono che scandiva slogan del tipo: 'L'Ocse non sei tu, non pensare più'. Una decina di ragazzi in tutto. Bloccati dopo pochi passi mentre tentavano di raggiungere la piazza sono stati deviati per via Calzolerie, hanno quindi proseguito fino a piazza Ravegnana per poi sbucare qualche minuto dopo in via Indipendenza. E lì, all'altezza di via Goito, sono stati bloccati dal cordone di carabinieri. I carrelli della spesa degli anti globalizzatori hanno raggiunto in via Rizzoli il 'contro cocktail' di benvenuto con tanto di tavolini, sedie e pop-corn, dove le inconfondibili tute bianche hanno acceso qualche fumogeno colorato.
Nessun problema fino a quel momento. Poi alle 14 hanno fatto il loro ingresso ai piedi delle Due Torri gli anarchici e gli autonomi del campeggio di viale Togliatti. Un centinaio i contestatori in sit-in che hanno bloccato le auto provenienti da via San Vitale. Hanno anche tentato di avvicinarsi a piazza Maggiore, che però è rimasta sempre off-limits per chiunque non fosse fornito di pass.
Dirottati in zone adiacenti alla piazza e scortati dalle forze dell'ordine, hanno sfilato lungo via Castiglione, via Farini e attraverso via Saragozza e Nosadella, sono arrivati poco prima delle 16.30 all' incrocio tra Ugo Bassi e Marconi. Qui nuovo sit-in e altro blocco del traffico per una buona mezz'ora. Il 'rompete le righe' è arrivato alle 18 in via Rizzoli. Inutile il tentativo di alcuni giovani di rompere il blocco della polizia per offrire un cocktail ai convegnisti. Quattro ore di corteo, nella prima giornata dell'Ocse e quattro i blocchi stradali. Poi il saluto provocatorio alla polizia 'Ciao, ci vediamo domani'. E il 19 li ha riportati in viale Togliatti.
13/06 - Non fate arrabbiare Griso
di Biagio Marsiglia
C'è anche 'Griso', più o meno sempre attaccato alla gamba sinistra del collega bipede Maurizio, a vegliare sull'Ocse. E' un bel Rottwailer austriaco, forte come un toro e agile come un puma, pronto a passare all'azione se l'aria si fa pesante.
Fa più male del manganello e un po' meno della pistola, dicono di lui, se ti prende ti lascia trenta buchi sul braccio e se poi è armato di museruola col muso rinforzato in acciaio, allora vuol dire che con un balzo in pieno petto ti spacca due costole. 'Griso' sembra buono, ti vien voglia di accarezzarlo, ma e meglio non farlo..., così come, del resto, è meglio lasciar perdere il collega a quattro zampe 'Cedron', un bel pastore tedesco.
Con l'Fbi, insomma, gli uomini dei servizi segreti e tanti poliziotti e carabinieri armati fino ai denti ci sono anche loro, i quattro zampe con la divisa. Domani, ribattezzato il giorno del grande scontro che si spera non ci sia, toccherà anche a loro fare del largo fra gli autonomi e gli anarchici bardati per la guerriglia.
Ma come sempre, saranno i ragazzoni dei reparti mobili a dover fare la parte del leone. Ieri i manifestanti hanno avuto un assaggio delle forze in campo, ma in realtà per domani mattina il dispiegamento delle squadre antisommossa e la blindatura della città dovrebbero essere ancora maggiori.
Tutti gli angoli di tutte le vie d'accesso al cuore dell'Ocse, ovvero Piazza del Nettuno, sono sempre sorvegliate da una quarantina di divise e manganelli, ed esistono inoltre forze ausiliare pronte a gettarsi nella mischia. Ieri, mentre lo sparuto corteo di manifestanti girava attorno alla preda, si è avuto un primo saggio di questo modo nuovo di gestire l'ordine pubblico. La fortezza si salva presidiando ogni strada e facendo correre, alla bisogna, i robusti armigeri proprio in quelle strade che di volta in volta la protesta cerca di imboccare. Ieri, l'incubo del corteo dei cento autonomi era il vicequestore Fulvio Della Rocca che sbucava da tutte le parti. 'Compagni, tutti in via Farini!'. E lui c'era già ad aspettarli con le spalle ben coperte. 'Compagni... tutti sotto le Due Torri', e lui c'era di nuovo. 'Compagni... tutti in via Ugo Bassi', e lui c'era un'altra volta. Non c'è dubbio, quindi, che le prove generali di sicurezza siano andate per il meglio, ma domani mattina all'al ba, quando il corteo da tenere a bada potrebbe essere di alcune migliaia di persone, non sarà così semplice.
Un' idea da valutare, per evitare sorprese alla 'cavallo di Troia': domani non sarebbe male bloccare i bus diretti in centro. Un disagio per i cittadini, certo, ma un bel sollievo per chi deve tenere a bada Piazza Maggiore, dove i mezzi Atc potrebbero scaricare in un sol colpo anche più di cento ribelli.
Per poter intervenire in maniera coordinata Prefettura e forze di polizia hanno allestito inoltre una sala operativa interforze. L'hanno chiamata 'Com' e sistemata all'ultimo piano del Palazzo dei Notai. C'è una vera centrale di polizia, una postazione per i carabinieri, per i vigili urbani, ma anche per Telecom, Enel, Seabo, per vigili del fuoco e Bologna Soccorso. Tutti pronti, sperando che non serva.
13/06 - In principio fu Seattle
di Marco Tavasani
Un mix assolutamente singolare: Seattle è un angolo di Svizzera, ma anche una città di mare con un porto attivissimo per i traffici con l'Oriente e scalo dei pescherecci oceanici che scaricano i crostacei delle gelide acque dell'Alaska.
Una città tranquilla? Sì, fino al dicembre dello scorso anno, quando il summit mondiale del Wto ha scatenato la guerriglia urbana. Una autentica sorpresa per il sindaco liberal Paul Schell e il capo della polizia Norm Stamper («con questi ragazzi avevamo trattato e lavorato per mesi, pianificando tutto con loro», disse Stamper di fronte alle telecamere di mezzo mondo, quando fu costretto ad ammettere il fallimento dell'ordine pubblico), perché Seattle fino a qualche anno fa era considerata la più vivibile città degli States.
Vivibile, colta (i cittadini di Seattle spendono in libri il doppio dei loro connazionali) e vivace. Con le sue acque pulite e i fiordi del Pudget Sound, la grande area collegata da 151 ponti dove sono nati e cresciuti i gruppi grunge (profeti della musica lanciata dai Nirvana). Per ascoltarli basta infilarsi al Pike Market, tappa obbligata per i turisti che ripartono con scatole di polistirolo piene di granchi giganti con le chele ben strette da elastici larghi un pollice e salmone avvolto nel ghiaccio secco.
I grunge da queste parti suonano soprattutto al Rkendy, al Vogue, all'Off Ramp ma anche in centinaia di scantinati e di locali. Li trovi anche a due passi da Torrefazione Italia, sulla Occidental street, dove si beve il miglior caffè di Seattle (che da queste parti pronunciano ssìadle).
Ma cos'è questa bellissima città nello stato di Washington, fondata meno di due secoli fa dai cercatori d'oro del vicino Oregon, a meno di due ore di macchina da Vancouver, il più importante centro della British Columbia (Canada)?
Voltando le spalle all'oceano Pacifico, ecco lo straordinario spettacolo di Mount Rainier che domina un massiccio di montagne, le più alte con le cime perennemente innevate. Il verde è il colore dominante di una natura ricca di boschi e laghi, dove il mezzo ideale per spostarsi da un fiordo all'altro per pescare il salmone o solo per fare del trekking è l'idrovolante, che qui è un servizio come gli autobus da noi, oppure la mountain bike diffusissima anche per affrontare le strade saliscendi di downtown che finiscono al porto e ricordano quelle di San Francisco.
Anche la polizia gira in bicicletta con l'inconfondibile colbacco di pelliccia di orso (ma d'inverno il Pacifico mitiga i venti freddi del Nord), e non tollera che uno beva una birra se la bottiglia non è infilata in un sacchetto di carta. Si dice che una volta i cercatori d'oro prendesserro delle sbronze colossali per la strada. Così il regolamento municipale impose di nascondere la bottiglia, tanto per chiudere un occhio.
La caratteristica di Seattle, la 'nuova frontiera' del West, è però la sua straordinaria ricchezza. I fatturati da queste parti si pesano, non si contano. Perché un taglialegna di nome Bill Boeing negli anni Venti decise di mettersi a produrre aeroplani che sono diventati un mito? E Bill Gates cosa avrà trovato di così affascinante da fondare a Seattle la Microsoft? Oggi la Boeing è il più grande colosso aerospaziale del mondo: dagli stabilimenti di Renton ed Everett escono 620 jetliner all'anno, e la Microsoft anche dopo la recente sentenza macina dollari a milioni tutti i giorni. A Seattle c'è anche il più importante centro di trapiati di midollo che ha stretti legami con il Centro Seragnoli di Bologna, diretto dal professor Sante Tura. Seattle offre una vista assolutamente impagabile dalla sommità del ristorante girevole Space Needle: la torre simbolo di questa città che già negli anni Sessanta guardava oltre il 2000.
13/06 - Papaveri e patate per 130
di a.font.
Letto il menu, questa sera forse i 130 ministri e capi delegazione del vertice Ocse si chiederanno che fine abbia fatto la Bologna old style delle tagliatelle e dei bolliti. Affari loro: la cena offerta dal Comune in sala Farnese - con accompagnamento musicale del Nuovo Quartetto Italiano e arie di Verdi, Puccini, Respighi e Boccherini - vanta un menu studiato per escludere la carne di maiale (ci sono ospiti musulmani) e permettere ad alcuni dei ristoranti selezionati per 'Bologna 2000' di sfoderare i piatti più elaborati. Si inizia con una 'terrina di scorfano con fave e broccoli al coriandolo, su piccola insalata agli agrumi ed olio di nocciole' proposta da 'La Pernice e la Gallina' di via dell'Abbadia, con vino Sauvignon '98 Selezione dell'azienda Vallona. Segue una 'blanquette di coniglio con salsa di peperoni rossi all'olio di menta, porri fritti e brunoise di olive taggiasche' del 'Sole', al Trebbo, con vino Malago '96 vendemmia tardiva Riesling Italico dell'azienda Terre Rosse. Lo stesso vino accompagna la 'zuppa di patate di Tolè al tartufo scorzone e funghi primaverili dei colli bolognesi' proposta da 'Amerigo 1934' di Savigno. Passiamo alla 'pasta del giorno di festa con grano e rosso papavero', che sarebbe una lasagnetta al forno con salsa di grano parmigiano e petali di papavero, preparata da 'Silverio' di via Mirasole, con vino Merlot '98 dell'azienda La Mancina. Segue un 'piccione arrostito all'aglio con melanzano grigliate all'origano, carciofi viola appassiti e patata Imola croccante' del San Domenico di Imola, con Sangiovese Riserva '97 Tre Monti. Chiude il dolce '2000' Giubileo, che la pasticceria La Caramella di Granarolo prepara così: base di pan di spagna, sfoglia di croccante alle mandorle, mousse di cioccolato fondente e crema leggera all'amarena, il tutto accompagnato da vino 'U Pasa' passito del '98 della tenuta Bonzara.
13/06 - Saranno in giro all'alba. Indosseranno i caschi gialli
di Rita Bartolomei
Saranno in giro all'alba. Indosseranno i caschi gialli dei cantieri «per ricordare che ci sono troppe morti sul lavoro». Avranno al collo mascherine antismog o antigas, strategiche «se la polizia sparerà lacrimogeni». Scenderanno in strada fasciati da imbottiture per mettere al sicuro collo e testa. La Rete No Ocse snocciola i piani del suo mercoledì nell'ex cinema Ambasciatori guardato a vista da poliziotti e carabinieri in assetto di guerra. Scudi e carabine, elicotteri e blindati. Eppure c'è silenzio: il centro sembra trattenere il fiato. Di mattina presto c'è già un macabro antipasto: un fegato animale buttato contro la vetrina di un'agenzia di lavori interinale in via Oberdan. Tutti filmano tutto: la polizia immortala i dissidenti; loro fanno altrettanto con le divise. E se alzi gli occhi verso le finestre dei palazzi, c'è sempre qualcuno pronto a scattare foto. Alle 6 appuntamento in via Ugo Bassi, via Indipendenza e piazza San Martino. «I nostri progetti sono trasparenti», insistono quelli della Rete. E lanciano un'esca succulenta per la stampa: «Ci saranno anche uomini e donne nudi in giro per la città. Quando? Lo vedrete». Ci si mette di fantasia anche Giovanni De Rose dell'Arci, che promette «cavalli di cartone e bandiere» anche se precisa: noi non siamo nella Rete. Mentre le donne del gruppo No Ocse ricordano che quel giorno ci sarà festa in piazza San Francesco, dalle 10 in poi. Una formula per tutti: resistenza attiva e non violenta, a mani nude e a viso scoperto. L'obiettivo: raggiungere piazza Maggiore. «Proprio stamane (ieri, nrd) ci hanno notificato il divieto - ricorda Valerio Monteventi, indipendente di Rifondazione -. Ma noi ci riproviamo. Come? In modo pacifico. Se è necessario ci stenderemo per terra. Se saremo in 10mila voglio vedere chi si prenderà la responsabilità di caricarci. Ritarderemo i lavori del vertice. Per il blocco totale ci vorrebbe un'attrezzatura militare come quella della polizia. Non la vogliamo. Piuttosto, devono sentire la nostra pressione sul collo. Il vertice è già fallito. Si fanno proteggere da 4000 agenti. D'ora in poi si dovranno riunire con un apparato militare». E che faranno, invece, i duri? Quelli accampati in viale Togliatti, ad esempio? Insomma, come si muoveranno i gruppi che non sono nella Rete? «Non mi pronuncio. Ognuno si assume le proprie responsabilità. Noi abbiamo detto quel che faremo». Così Monteventi, che fra parentesi ma non troppo sarà anche nella cinquina del gruppo di contatto. Quello che, nel giorno fatidico, terrà i contatti con la polizia (gli altri sono Piera Stefanini, Luca Casarini, Tiziano Loreti e Bruno Ceccarelli). Ma perché autonomi e anarchici non sono nella Rete? C'è l'apertura a Cgil e Ds che gli va di traverso, si sa. Ma c'è anche altra ruggine che risale alla manifestazione del 13 maggio, «quando sono stati picchiati ragazzi di un centro sociale di Torino».
13/06 - Controvertice: «Oggi i convegni, domani il corteo»
di r.b.
Non solo cortei e slogan gridati da un megafono ma anche iniziative ironiche e un vasto programma di seminari e dibattiti. È iniziato il vertice Ocse e i ragazzi della rete NoOcse hanno dato il via ai tanti incontri di controinformazione organizzati nei giorni scorsi. Per tutta la giornata di ieri, nella Sala Borsa della rete (una delle nuove aule della Facoltà di economia in via Mascarella 86), si sono tenuti tre conferenze aperte a tutti (dalle cinquanta alle cento persone i presenti). Si è parlato di America latina con alcuni esponenti di Amnesty International, con un guerrigliero peruviano, ora rifugiato politico in Germania e con un 'esperto' di quelle latitudini, lo scrittore Pino Cacucci ("Contesto totalmente l'Ocse, il capitalismo è arrivato ad uno stato demenziale"). A partire dalle 17 di oggi il primo argomento di dibattito sarà invece il 'Salario minimo planetario' (interverranno alcuni economisti), a seguire la 'Libertà d'accesso ai saperi'. Alle 21, alla Multisala, la rete si raccoglierà in assemblea ("per socializzare e mettere a punto l'organizzazione per la mobilitazione cittadina di mercoledì"). Gli incontri saranno sospesi domani (o si contesta o si parla) per riprendere giovedì (dalle 17 alla Multisala, in nottata è prevista anche una festa finale).
13/06 - Bocche cucite negli hotel dei Vip
di Gianmaria Canè
Negli alberghi più prestigiosi del centro, quelli cui va l'onore e l'onere di ospitare le delegazioni intervenute al Convegno Ocse, si respira un'aria davvero pesante. Ogni hotel è corredato dal suo piccolo esercito in assetto antisommossa, pronto a proteggere gli ospiti da qualsiasi tentativo di contestazione violenta. All'interno, tra arazzi e poltrone in pelle, la sorveglianza non è meno intensa: ogni angolo è fissato da almeno due occhi in divisa.
Il tutto avvolto da una cortina di fittissimo riserbo: nulla si sa dell'arrivo delle delegazioni, segreto assoluto sul programma extra congressuale che farà da cornice all'evento. L'unica cosa certa è che, tra ieri pomeriggio ed oggi, quasi tutte le personalità internazionali raggiungeranno gli hotel in cui saranno ospitate fino a venerdì. Ma sarà un arrivo alla spicciolata, senza fronzoli che possano aumentare l'esposizione dei rappresentanti di governi e organizzazioni commerciali.
Se nulla di ufficiale trapela, il riserbo è d'obbligo anche nelle conciergerie. La paura di attentati e di azioni di disturbo è talmente alta che proteggere la privacy dei clienti, in questo momento, diviene più che una semplice cortesia.
Nelle reception bocche cucite, insomma: qualche vaga indicazione, risposte cortesi ma abilmente evasive.
13/06 - Ricetta in salsa ulivista
Un no secco «all'idea di un pensiero unico dell'economia» e la riproposizione della ricetta emiliana per «coniugare» sviluppo e solidarietà: la non subordinazione delle piccole e medie imprese alla grande industria. «Il ruolo delle Pmi può venire esaltato solo se in grado di sviluppare in modo endogeno l'innovazione e la collaborazione reciproca; altrimenti esse rischiano una subordinazione ai grandi gruppi industriali in grado di gestire i processi a livello globale». Mentre le regioni del Nord governate dal Polo marciano fiscalmente contro il governo, la regione Emila Romagna accoglie con un documento di «sinistra-centro» il vertice Ocse sulle piccole e medie imprese nell'era della globalizzazione.
Il testo approvato dalla giunta Errani, di cinque cartelle, sarà tradotto in inglese e inserito nel materiale in dotazione alle delegazioni di tutto il mondo. La giunta di centrosinistra però premette subito il suo approccio riformista e non antagonista alla questione: «Siamo convinti che tra i processi di globalizzazione e le economie locali vi sono e vi possono essere più punti in comune che distanze incolmabili». Ma lo sviluppo va inteso nei termini di «una globalizzazione delle opportunità di accesso alle conoscenze scientifiche e tecnologiche e dei diritti delle persone». Un obiettivo raggiungibile solo con «una finanza internazionale stabile, piena occupazione, giustizia sociale, protezione dell'ambiente e controllo rigoroso nell'uso delle nuove risorse scientifiche».
La giunta regionale, nel documento che sarà distribuito ai congressisti Ocse, ritiene inoltre che vada rivisto «l'eccesso di peso della componente finanziaria» registrato finora nella globalizzazione. Un eccesso che «ha reso instabili gli equilibri economici e posto continuamente a rischio le economie più deboli, rendendone insostenibile il peso del debito». Da governare anche «la pressione della concorrenza», che trasforma in «vincoli fastidiosi l'attenzione alla tutela dell'ambiente, all'assistenza sociale e alla solidarietà, alla qualità della vita in genere».
Bisogna, sostiene ancora la giunta Errani, «aumentare il controllo democratico» della globalizzazione, anche negli «organismi internazionali come Fmi e Wto». «Non è ipotizzabile l'assenza di regole alla base delle relazioni economiche - continua la giunta regionale - ed è responsabilità delle aree economicamente trainanti estendere lo sviluppo e qualificarlo dal punto di vista sociale».
Infine qualche ragguaglio ai congressisti sui 'punti d'eccellenza' del modello emiliano, che l'Ocse ha preso a termine di paragone per la sua conferenza: «diffusione del fenomeno imprenditoriale e bassi livelli di disoccupazione, intensa circolazione delle informazioni, elevata attenzione alla componente umana e sociale». Anche per il futuro, ribadisce la giunta Errani, «i punti chiave della programmazione regionale saranno qualità, innovazione, efficienza e cooperazione solidale nello sviluppo».
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