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La Repubblica





15/06 - Tra anarchici e orchestrine è una Seattle all'emiliana. Finisce il raduno, il Leoncavallo fa festa: "Hasta la victoria, hasta Bologna"
di JENNER MELETTI

BOLOGNA - Finisce con tre assi di legno messe in via Indipendenza come se fossero una barricata, e con gli anarchici con bandiere rossonere che se ne vanno tristi perché non ce l'hanno fatta a scontrarsi con la polizia, e si infilano in una stradina che si chiama via Malcontenti.
Finisce alle otto della sera, con tutti i gruppi che sono arrivati a Bologna per gridare no alla globalizzazione, che nemmeno riescono a parlarsi, perché il Leoncavallo è già a fare festa in un centro sociale, gli autonomi vagano da una parte all'altra del centro storico, gli anarchici cercano di raggiungere la loro sede e tutti gli altri sono là lontano, oltre gli schieramenti della polizia, seduti vicino a palazzo d'Accursio in attesa di altri cortei che non arriveranno mai.
Finisce così, questa Seattle alla bolognese, e Anna che è arrivata da Ancona non è contenta. "Siamo riusciti a dividerci anche oggi. In tanti hanno cercato solo di fare vedere le loro facce e le loro bandiere. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché non abbiamo fatto un unico corteo. L'aria nuova di Seattle forse da noi deve ancora arrivare". Sta lì, seduta sull'asfalto di via Ugo Bassi, che per fortuna non scotta più, assieme agli altri che sono venuti sotto le torri per gridare no all'Ocse. Suona la banda Roncati (ha preso il nome del vecchio manicomio bolognese) e tanti ballano e battono le mani. "Sono venuto qui, e qui resto - dice Marco, 24 anni, studente di ingegneria - per dire che io sono qui. Sì, io, sono venuto per fare numero. I numeri sono importanti, in giorni come questi. Io posso contarmi assieme a tutti gli altri "io" che sono qui con me. Le multinazionali vogliono scegliere per noi, e noi diciamo che nessuno ci deve togliere la possibilità di scegliere".
Oltre i carabinieri, il tetto di un furgone tv è stato trasformato in terrazza. Basta un giro di telecamera per fare vedere a tutti i delegati Ocse e quelli che protestano. Stefania, anche lei 24 anni, arriva da Lecce.
"Finalmente, anche la nostra generazione oggi combatte.
Contro chi? Contro la dittatura del capitalismo. Dittatura non è una parola troppo forte, ci sono anche quelle subdole, e l'Ocse è una di queste".
La banda attacca "Vengo anch'io, no tu no", e tutti cantano come se questa fosse la nuova Internazionale. "No tu no" viene gridato all'Ocse, a quei signori che ogni tanto si vedono passare oltre i carabinieri e le siepi messe in piazza del Nettuno. "Certo, diciamo "no tu no"a quelli che sono venuti qui come fossero i padroni del mondo - raccontano Cinzia e Lauro, impiegata e studente - ed hanno vietato l'accesso di noi bolognesi alla nostra piazza. Se non fanno nulla di illecito, perché hanno bisogno di tanta polizia? Noi siamo qui dalle sei di stamattina, ed era tanto tempo che non facevamo un corteo. Ma di fronte a questi non si può far finta di niente. Loro decidono, e noi non possiamo nemmeno dire che siamo qui".
Fino ad un'ora fa, sembrava dovesse succedere la rivoluzione. "Compagni e compagne, avanti. Compagne e compagni, conquistiamo la piazza. Hasta Bologna, hasta la victoria". Le trombe del Leoncavallo guidavano il corteo verso piazza Maggiore. "Bologna libera / Bologna libera".
Il corteo arriva a palazzo d'Accursio, poi svolta a sinistra e tutto si calma. C'è stato un accordo con il prefetto, che lascia arrivare il corteo al palazzo dell'Ocse con l'impegno di non fare soste. E' per questo che il camion del Leoncavallo si dilegua quasi subito. Non ci sono più piazze da conquistare o città da liberare.
Adesso trombe e clarini della banda Roncati suonano "Fratelli d'Italia" e tutti sono contenti.
Giuseppe, 23 anni, studia ingegneria gestionale. E' alla sua prima manifestazione, assieme a Vanessa, arrivata con lui dalla Puglia. "Non è facile spiegare perché siamo qui.
Diciamo che prima di essere politico, il nostro è un impegno morale. Quando si parla dei rapporti fra nord e sud, si parla di popoli che hanno fame e che, se il potere delle multinazionali sarà ancora più forte, diventeranno sempre più poveri. Certo, fino agli anni settanta tutto era più facile. C'erano gli operai e c'erano i padroni, e c'erano soldi e diritti da conquistare. Agnelli era il demonio, ed era facile sapere da che parte stare. Ora tutto è complicato e complesso, ma un'intuizione l'abbiamo: bisogna essere qui, e fare sapere che ci siamo. Loro, quelli dell'Ocse, hanno i grandi economisti dalla loro parte, e preparano piani e progetti. Conosceremo fra vent'anni le cose che si decidono in vertici come questi. Ma almeno siamo qui a cercare di capire".
C'è un altro corteo, che cerca di arrivare alla piazza.
Sindacati autonomi di sinistra, anarchici e gruppi della vecchia autonomia - ognuno oggi ha fatto pane al suo forno - sono fermati quando sono ancora lontani. Cercano un'altra strada, poi si dividono. Anarchici ed autonomi litigano anche fra di loro, e volano pure cazzotti, fra chi vuole ad ogni costo lo scontro con la polizia e chi dice che oggi no, non è il caso, perché per ogni giovane in piazza ci sono tre uomini in divisa.
Finisce allora con la barricata di tre assi in via Indipendenza. I poliziotti si sono già bagnati gli occhi con il limone, tanto sono sicuri di dovere "caricare". Poi gli autonomi ci ripensano, e gli anarchici avvolgono le bandiere. Suona ancora, là vicino a palazzo d'Accursio, la banda Roncati. "Tu vuoi fa' l'americano", ed anche questo diventa un inno contro l'Ocse. Lella ha una t - shirt con la scritta "Ho la testa fra le nuvole", e una speranza da raccontare. "Oggi ho imparato tante cose. Le spiegherò ai miei figli, perché il loro futuro non sia proprietà delle multinazionali. Ma davvero non arrivano altri cortei?".





15/06 - Quei delegati "rinchiusi" nella prigione di Re Enzo
Ma c'è anche chi solidarizza con i manifestanti

BOLOGNA (m.m.) - I delegati Ocse sono finiti sotto assedio in quella che fu una prigione regale. Il palazzo dove li hanno blindati era la nobile, ancorchè coatta, dimora di Re Enzo. In quel gioco di scale, saloni, stanze, ballatoio, merli, camminamenti, i bolognesi tennero prigioniero il figlio di Federico II imperatore: per 23 anni, dal 1249 al 1272 quando morì. Per metà della sua vita. Re di Sardegna, il giovane svevo, campione dei ghibellini, fu catturato dai guelfi bolognesi che lo vinsero, insieme agli alleati modenesi, a Fossalta. A Bologna lo accolsero con grandi feste di popolo, ma lo rinchiusero in quel palazzo appena costruito, inno al potere comunale. Ove per altro fece vita dorata, con sarti, calzolai, feste, pranzi nobiliari, gentil donne del loco che gli diedero pure figli. Al babbo imperatore non lo ridiedero mai più indietro, ma entrò nel mito di Bologna. Lo seppellirono con tutti gli onori, ora è accanto a San Domenico. Lo celebrarono Pascoli e Lucio Dalla.
I delegati Ocse, nel nuovo gioco di poteri e ribelli, incroci e libertà, imperi planetari e provinciali Secchie Rapite, hanno rischiato la stessa sorte. Per loro Bologna è stata il Re Enzo del convegno, la guida rossa quasi intonsa che portava dall'altra parte della piazza del Nettuno, alla Sala Borsa ristrutturata a uffici per vip dove hanno pranzato, il Municipio lì di fronte dove hanno cenato.
Cancellato ogni spostamento. Giusto gli alberghi per dormire, sperando che nessun contestatore li beccasse nel velocissimo viaggio. E tirasse magari loro addosso rotoli di carta igienica: è successo a tre giapponesi. Per altro prontissimi a scattar foto dell'evento. Ad altri è andato peggio. Botte.
Onori ed oneri. Due città, una che urlava e sudava sotto il sole, una air-conditioned che non ha mai smesso i suoi toni felpati, i sorrisi, le riverenze. Polizia a far da mura neo-medievali. A-plomb totale dei "prigionieri di Re Enzo". "Ci hanno accolti benissimo. Abbiamo guardato pure le partite di calcio" sorride il ministro francese Marylise Lebranchu.
"Capisco le distanze fra noi e chi contesta. Ma questa è l'unica possibilità per trovare regole comuni a vantaggio di tutti. Vorrei dire ai manifestanti di controllare i contenuti di quel che facciamo. Poi decidere". Bologna, la piccola industria che vuol trovare spazi nell'economia del futuro, la globalizzazione: tutto diventa simbolo.
Persino la contestazione. "Sì, - dice il ministro - sviluppo ma rispettando le identità". La collega americana Aida Alvarez va oltre. "A Seattle di piccola industria nemmeno volevano sentir parlare. A momenti mi sedevo con i contestatori". Giuliano Amato ha appena finito di parlare di un mondo in cui non c'è più bisogno di Cristoforo Colombo per collegare i continenti: le nuove tecnologie, dice, possono essere, alla base dello "sviluppo globale". Ma, avverte, anche di uno "sviluppo diseguale": sta ai governi impedirlo. "Il sogno di tutti gli uomini di buona volontà, di ricchezza per tutti, più libertà in una vera uguaglianza, è oggi a portata di mano". E intanto il ministro Letta sogna una disoccupazione sotto il 10% e una riforma burocratica finalmente sopra lo stesso 10.





15/06 - Autonomi contro l'Ocse "No alla globalizzazione"
Cortei e scontri a Bologna, poi la polizia carica
di LUIGI SPEZIA

BOLOGNA - La polizia carica il corteo dei centri sociali nella centralissima via Indipendenza, a trecento metri da Palazzo d'Accursio, dove sono i delegati dell'Ocse. Un metro in più non si poteva concedere e comunque là dentro devono arrivare i colpi secchi dei fal dei carabinieri, che sparano i lacrimogeni direttamente sui tetti.
La contestazione al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione economica di Bologna comincia molto presto e tra momenti di festa e di tensione, dura fino quasi a notte, quando tra i cinquecento giovani di estrazioni varie rimasti a fare un sit in all'angolo di Piazza Maggiore, un gruppetto accerchia e aggredisce alcuni delegati dell' Ocse, tra cui due donne, che hanno sbagliato strada e non hanno scorta e vengono accolti a urli di "assassini" e presi a bottigliate, di plastica.
Una giornata di passione, come era nei piani del movimento che si ribella alla globalizzazione dei mercati e che ieri, sull'onda di Seattle, ha portato in piazza forse 4000 persone, molto meno del previsto. Un'onda che, dopo essere stata respinta a metà mattina con i manganelli, ha avuto al pomeriggio la vittoria simbolica di lambire il "castello dell'Ocse" sfilando sotto i palazzi di piazza Maggiore, ma non ha retto allo scoglio della piazza e s'è ritrovata divisa in tanti rivoli.
La prima scena della contestazione si affaccia su via Indipendenza vuota alle sette e trenta di mattina, quando i centri sociali della Carta di Milano, che hanno dormito un po' più del previsto, sbucano dal fondo guidati da un carro gru carico di casse acustiche. La protesta comincia al suono della musica techno. Sei-settecento ragazzi, le prime dieci file con tute bianche, caschi, protezioni addosso. "Andremo in Piazza Maggiore, dobbiamo garantire il diritto di manifestare, l'Ocse si è presa Bologna per quattro giorni, ora basta. Avanziamo a mani alzate", urla al microfono Luca Casarini leader dei Centri sociali del Nord Est. Ai lati del corteo preparano acqua per spegnere i lacrimogeni. Il corteo avanza, le trattative le conducono con la Digos anche gli onorevoli Paolo Cento dei Verdi e Ugo Boghetta di Rifondazione.
Non serve o non basta. Ululati, slogan contro la polizia ("servi dei servi dei servi") da una parte, la carica dall'altra che scatta alle dieci. La polizia picchia duro con i manganelli sulla "testuggine" fatta da scudi di plastica che volano in aria, insieme a qualche casco. Tre dimostranti sono feriti e rimangono a terra, un fotografo dell'agenzia Eikon prende una manganellata in testa, un carabiniere si fa medicare una scottatura nella farmacia sotto il portico, unico negozio rimasto aperto nel giro di un chilometro.
Boghetta protesta contro una carica "violenta, eccessiva, con giovani trascinati per i caschi. Ed erano pacifici". Uno dei feriti, in barella dichiara: "Ero a terra e mi hanno colpito in dieci". Poi la tensione si muta in festa. Rassicurati che i tre feriti non sono in stato di fermo, i manifestanti fanno retromarcia: "Abbiamo vinto, grazie alla testuggine. Abbiamo fatto ritardare il vertice di un'ora". Il corteo si unisce in via Ugo Bassi con la "Rete No Ocse" (Rifondazione, Verdi, Arci, gruppi vari) e fino alla quattro si concede una pausa di ristoro davanti alla chiesa di san Francesco. Ma alle quattro si ricomincia.
La polizia fa largo ai tremila che ora sono nel nuovo corteo e la prima a puntare sulla piazza e il castello dei Grandi è la mucca Ercolina dei Cobas del latte "venuti qui contro la razza unica bovina". Il corteo sfila sotto le finestre del Comune, tocca l'ambita piazza Maggiore e passa oltre trionfante, ma cinquecento si siedono e non si rialzano più fino alle nove di sera. Ma in via Ugo Bassi c'è intanto un'altra crisi. Mille dei sindacati di base, insieme a anarchici e autonomi, fronteggiano la polizia. Un paio di agenti vengono aggrediti. Poi la tensione cala. Le centinaia di agenti, impegnati fin dall'alba, possono finalmente riporre i caschi.






15/06 - Amato apre alle imprese "Pagherete meno tasse"
Il premier: "I timori dei manifestanti sono anche i nostri"
di MARCO MAROZZI

BOLOGNA - "Preoccupazione" e "innovazione". "Innovazione" e "preoccupazione". Tutti gli "uomini di buona volontà" devono sapere che "siamo all'alba di un nuovo millennio", fatto i tecnologie, possibilità, rischi. Il manifesto politico-culturale di Giuliano Amato arriva mentre fuori, nelle strade, monta tutto il bric e brac della contestazione globale e dentro, di fronte a lui, rappresentanti di 51 nazioni stanno cercando di capire se sono arrivati a Bologna per qualcosa o solo per una gita perigliosa e chiacchierona. E lui, il premier italiano, cerca di non rompere con nessuno: di dare una piattaforma a chi a Bologna è giunto da tutto il mondo per parlare di piccole e medie industrie nell'era della globalizzazione e di non chiudere la porta ai ragazzi che sbandierano sotto le Due Torri lo "spirito di Seattle", la lotta a una globalizzazione vista come nuovo controllo e nuove repressioni.
Non è un vero programma politico, quello di Amato, troppo indefinito l'incontro, troppa teso il clima fuori, in una città blindata e in attesa di incidenti. Ma certo è il muoversi da grande equilibrista di chi cerca di dare un'anima alla sua azione di governo e al suo presente e futuro politico. Ed eccolo Amato parlare ai signori dell'Ocse, e insieme cercare un contatto con i seguaci di Seattle. Alle imprese e a chi contesta. Alle prime - italiane in testa - propone "meno tasse" per le aziende che nascono. "lo Stato fa un pessimo affare a tassarle. Le tasse le prenderà dopo, quando l'impresa andrà a reddito".
Il presidente lancia "friendly regulation", regolazioni amichevoli "per lo sviluppo"; una "educational", una formazione collettiva al lavoro (senza paura di affermare che "non è il basso costo del lavoro la chiave per il rilancio"); nuove norme sui brevetti, per abolire "barriere" che sono solo "una forma indebita di tassazione"; la lotta ai monopoli. Inneggia alla "trasparenza" contro il sommerso e alla "cultura del distretto industriale", del "contesto amico". Un piano, una mano tesa.
Ma Bologna è anche - e forse soprattutto - altro. L'esercito di polizia, i ragazzi nelle strade, il muro contro muro che Amato ieri mattina ha scavalcato arrivando a piedi, dalla Prefettura dove aveva dormito, al palazzo di Re Enzo entro le cui mura - impenetrabili per i non invitati - si celebra il vertice Ocse. E il premier a chi contesta dice: "I manifestanti di Bologna hanno le nostre stesse preoccupazioni: le nuove tecnologie invece di generare un solco fra chi non le ha e chi ne dispone, debbono essere utilizzate per rimuovere i confini fra ricchezza e povertà". "Questo - insiste - è il vero compito dei governi dei Paesi industrializzati". Di nuovo una mano tesa, sapendo benissimo dei rischi immensi e delle possibilità - anche qui, fra i poveri come fra i ricchi - labilissime.
E appena Amato se ne va ecco il ministro dell'industria Enrico Letta: "Sì, è vero. L'esclusione è anche una nostra preoccupazione. Io su questi temi ho un atteggiamento riformista, penso sia il modo per fare andare avanti le cose. Ma ritengo anche assolutamente legittimo che ci sia chi la pensa diversamente, chi pensa che il riformismo non è sufficiente".
Letta ha proposto una "rete internazionale" per le piccole e medie imprese, una "bussola che aiuti questo settore ad orientarsi". Ed ha avuto il placet di Donald Johnston, segretario generale dell'Ocse, mentre il passaggio di Amato sulle tasse è piaciuto a Francesco Bellotti, presidente Confindustria per la piccola e media industria. Oggi i risultati del vertice saranno ufficializzati un una Carta o Dichiarazione di Bologna. Niente di vincolante, "l'Ocse non è il G7,l'Onu, la Ue, dice Letta, ma una piattaforma cultural-economico-politica che potrà far da punto di partenza per futuri accordi internazionali, in un contesto in cui ad esempio il Brasile chiede una sorta di politica unica dei Paesi sud americani per fare i conti con il colosso Usa, Algeria e Marocco cercano un approccio concreto con l'Unione europea. "Mi sembra che Bologna abbia segnato un cambiamento di rotta rispetto Seattle" commenta Letta.






15/06 - Amato apre alle imprese "Pagherete meno tasse"
Il premier: "I timori dei manifestanti sono anche i nostri"
di MARCO MAROZZI

BOLOGNA - "Preoccupazione" e "innovazione". "Innovazione" e "preoccupazione". Tutti gli "uomini di buona volontà" devono sapere che "siamo all'alba di un nuovo millennio", fatto i tecnologie, possibilità, rischi. Il manifesto politico-culturale di Giuliano Amato arriva mentre fuori, nelle strade, monta tutto il bric e brac della contestazione globale e dentro, di fronte a lui, rappresentanti di 51 nazioni stanno cercando di capire se sono arrivati a Bologna per qualcosa o solo per una gita perigliosa e chiacchierona. E lui, il premier italiano, cerca di non rompere con nessuno: di dare una piattaforma a chi a Bologna è giunto da tutto il mondo per parlare di piccole e medie industrie nell'era della globalizzazione e di non chiudere la porta ai ragazzi che sbandierano sotto le Due Torri lo "spirito di Seattle", la lotta a una globalizzazione vista come nuovo controllo e nuove repressioni.
Non è un vero programma politico, quello di Amato, troppo indefinito l'incontro, troppa teso il clima fuori, in una città blindata e in attesa di incidenti. Ma certo è il muoversi da grande equilibrista di chi cerca di dare un'anima alla sua azione di governo e al suo presente e futuro politico. Ed eccolo Amato parlare ai signori dell'Ocse, e insieme cercare un contatto con i seguaci di Seattle. Alle imprese e a chi contesta. Alle prime - italiane in testa - propone "meno tasse" per le aziende che nascono. "lo Stato fa un pessimo affare a tassarle. Le tasse le prenderà dopo, quando l'impresa andrà a reddito".
Il presidente lancia "friendly regulation", regolazioni amichevoli "per lo sviluppo"; una "educational", una formazione collettiva al lavoro (senza paura di affermare che "non è il basso costo del lavoro la chiave per il rilancio"); nuove norme sui brevetti, per abolire "barriere" che sono solo "una forma indebita di tassazione"; la lotta ai monopoli. Inneggia alla "trasparenza" contro il sommerso e alla "cultura del distretto industriale", del "contesto amico". Un piano, una mano tesa.
Ma Bologna è anche - e forse soprattutto - altro. L'esercito di polizia, i ragazzi nelle strade, il muro contro muro che Amato ieri mattina ha scavalcato arrivando a piedi, dalla Prefettura dove aveva dormito, al palazzo di Re Enzo entro le cui mura - impenetrabili per i non invitati - si celebra il vertice Ocse. E il premier a chi contesta dice: "I manifestanti di Bologna hanno le nostre stesse preoccupazioni: le nuove tecnologie invece di generare un solco fra chi non le ha e chi ne dispone, debbono essere utilizzate per rimuovere i confini fra ricchezza e povertà". "Questo - insiste - è il vero compito dei governi dei Paesi industrializzati". Di nuovo una mano tesa, sapendo benissimo dei rischi immensi e delle possibilità - anche qui, fra i poveri come fra i ricchi - labilissime.
E appena Amato se ne va ecco il ministro dell'industria Enrico Letta: "Sì, è vero. L'esclusione è anche una nostra preoccupazione. Io su questi temi ho un atteggiamento riformista, penso sia il modo per fare andare avanti le cose. Ma ritengo anche assolutamente legittimo che ci sia chi la pensa diversamente, chi pensa che il riformismo non è sufficiente".
Letta ha proposto una "rete internazionale" per le piccole e medie imprese, una "bussola che aiuti questo settore ad orientarsi". Ed ha avuto il placet di Donald Johnston, segretario generale dell'Ocse, mentre il passaggio di Amato sulle tasse è piaciuto a Francesco Bellotti, presidente Confindustria per la piccola e media industria. Oggi i risultati del vertice saranno ufficializzati un una Carta o Dichiarazione di Bologna. Niente di vincolante, "l'Ocse non è il G7,l'Onu, la Ue, dice Letta, ma una piattaforma cultural-economico-politica che potrà far da punto di partenza per futuri accordi internazionali, in un contesto in cui ad esempio il Brasile chiede una sorta di politica unica dei Paesi sud americani per fare i conti con il colosso Usa, Algeria e Marocco cercano un approccio concreto con l'Unione europea. "Mi sembra che Bologna abbia segnato un cambiamento di rotta rispetto Seattle" commenta Letta.







14/06 - Ocse, Bologna città blindata. Oggi il vertice, prime proteste: "Assedio ai Grandi"
di LUIGI LA SPEZIA

BOLOGNA - "Loro mangeranno nel castello, noi li prenderemo d'assedio come i servi della gleba". L'immagine dei contestatori del vertice Ocse è di sapore medievale e dunque adatto al centro di Bologna, sia perché è un centro medievale sia perché oggi, nel raggio di un chilometro quadrato, potrebbe davvero andare in scena l'assedio ai grandi della Terra. Non sarà un videogame, nonostante il movimento si muova su Internet e sia riuscito a bloccare il sito dell'Organizzazione per la cooperazione economica. Da due giorni Bologna, città blindata, è già un po' Seattle. Il movimento contro l'Ocse ha offerto "contro- aperitivi" in strada, fatto sfilare carrelli da ipermercato con dentro "merce umana globalizzata". Ieri, hanno distribuito tortellini "bolognesi doc" della "premiata ditta" Tamburini e li hanno lanciati contro le vetrine di due Mc Donald's. In sei si sono spogliati completamente nudi proprio in faccia al castello comunale e sono stati coperti da decine di poliziotti. "L'abbiamo fatto perché dicono che siamo violenti e noi rispondiamo con il nostro corpo nudo, non in vendita", ha detto, mentre si rivestiva, Franco Berardi detto Bifo, ex leader del '77 bolognese. Oggi però, giornata clou del vertice dei paesi dell'Ocse (arrivano i ministri di 53 paesi, ci sarà il presidente Amato ed è atteso Romano Prodi), si vedrà se i contestatori sono in grado di dare veramente fastidio e emulare le proteste al Wto di Seattle. "Siamo preoccupati, certo - ha detto ieri il questore Domenico Bagnato -. Bisogna distinguere, comunque. Cercheremo di contenere i cortei disarmati e reprimeremo i violenti". La protesta si presenta in piazza divisa. Tre punti di concentramento. Da una parte, sotto le due torri, autonomi e anarchici, i "cattivi". "Gli abbiamo sequestrato cose da assassini", ha sentenziato il questore mentre mostrava tra pollice e indice i cubetti di ferro trovati sabato scorso dopo il corteo anarco-autonomo. E poi mazze di legno, mazze di ferro, taniche di benzina, sacche piene di sassi. Dalla parte opposta degli autonomi, oltre il castello che è Palazzo D'Accursio, sede del Comune e del convegno Ocse, si schierano i "creativi", "gli anziani": associazioni, gruppi, partiti (Rifondazione, Verdi, sinistra Ds). A 90 gradi dagli uni e dagli altri, in via Indipendenza, ecco i centri sociali in due blocchi: quelli della Carta di Milano, guidati dal Leoncavallo e da quelli di Bologna e del Veneto e poi i toscani e i napoletani. Tre cunei verso il castello dell'Ocse: "Avremo caschi, maschere antigas, gommoni protettivi come a Genova, ma saremo a mani nude". Per impedire l'assalto, quasi tremila poliziotti mobilitati già alle cinque di mattina, perché gli assalitori - e forse è un record - si sono dati appuntamento prima dell'alba per bloccare una parte dei delegati. Il vertice si concluderà con la firma della Carta di Bologna, guardata con sospetto dai sindacati. Mentre Innocenzo Cipolletta, direttore di Confindustria, ha chiesto meno regole e vincoli, i sindacati non ci stanno. Francesca Santoro, Cgil e Giovanni Guerisoli, Cisl, che hanno sostituito Cofferati e D'Antoni, non hanno nascosto i propri dubbi: "Il documento dell'Ocse dà poco spazio alle tematiche sociali e affronta lo sviluppo delle piccole imprese in chiave neoliberista".






12/06 - Anteprima del vertice con la conferenza economica di Cgil-Cisl-Uil. Severe misure di sicurezza per evitare scontri
COFFERATI DA IL VIA ALL'OCSE
E piazza Maggiore diventa un salotto blindato
di ANDREA CHIARINI

IL SINDACATO vuole servire l'antipasto all'Ocse, invitando a discutere di globalizzazione il ministro dell'Industria Enrico Letta. Mentre in una città blindata da polizia e carabinieri stanno arrivando le delegazioni dei 53 paesi partecipanti alla conferenza economica, Cgil Cisl e Uil, stamattina in Santa Lucia, parlano di piccola impresa, di sviluppo e di diritti del mercato globale (dalle 10). Un appuntamento, presenti appunto Letta e il leader Cgil Sergio Cofferati, già in clima Ocse. Il vertice dedicato alla piccola e media industria, che vive sempre oggi la sua giornata di pre-apertura con un pranzo di lavoro e una prima sessione introduttiva a Palazzo D'Accursio (alle 15). "Il convegno di oggi- dicono in una nota Cgil, Cisl e Uil regionale - è realizzato in collaborazione con le associazioni che hanno sottoscritto il nostro appello comune sulla conferenza del commercio di Seattle". Le conclusioni di Cofferati in Santa Lucia sono previste per le 13. Dunque Bologna come Seattle. In città tutto è pronto. Già ieri era possibile notare il maquillage e le tante divise in circolazione. Il centro storico ha cambiato aspetto. Fioriere e bandiere degli stati membri dell'Ocse in piazza Maggiore, trasformata in salotto per la gioia dei turisti che hanno potuto approfittare di uno dei vantaggi, forse il più visibile, del vertice: la quasi totale assenza di traffico della centralissima "T", Rizzoli-Indipendenza-Ugo Bassi. L'ex sala Borsa, fulcro del rendez-vous internazionale, ha aperto le porte dalla mattinata, mentre l'ordine pubblico è stato garantito con presidi di agenti in divisa e in borghese in ogni angolo del centro storico, con attenzione particolare a via Ugo Bassi, alle sorvegliatissime due torri, al Mc Donald's e all'hotel Baglioni in via Indipendenza. Una sorta di prova generale per fronteggiare le annunciate contestazioni dei prossimi giorni. A muoversi è anche la rete No Ocse, l'organizzazione che racchiude il dissenso contro il vertice e che nei giorni scorsi ha a lungo trattato col Comune per avere spazi e servizi adeguati per dare voce alla "pacifica protesta". Alcuni contestatori, che si definiscono i pellegrini della globalizzazione, sono accampati nel campeggio di via Togliatti e per ora il loro "nemico" numero uno è il maltempo. Ieri mattina gli autonomi e gli anarchici che avevano sfilato il giorno prima in città hanno fatto un convegno, senza incidenti, al Baraccano. In serata alcuni componenti della rete No Ocse hanno manifestato contro il degrado del campo nomadi comunale di Trebbo di Reno. Ma a protestare non sono solo i centri sociali e la "sinistra antagonista". Trentotto piccole aziende hanno firmato una petizione "contro il neoliberismo" e lamentano il fatto che al convegno non siano stati convocati "gli imprenditori innovativi". "Le uniche imprese politicamente rappresentate da organismi come l'Ocse - si legge in un comunicato - sono quelle fondate sulla logica della spartizione delle risorse pubbliche e del super sfruttamento". Hanno firmato il documento aziende di tutta Italia che operano nel campo multimediale, culturale, artistico, del webdesign e della mobilità eco-compatibile.






08/06 - Alla vigilia del vertice, lettera del consorzio Indipendenza ai negozianti:
"Non blindiamo il centro"
I COMMERCIANTI APRONO ALL'OCSE
Vannini: "Il mondo ci guarda, teniamo aperti i negozi"

CON una lettera ai colleghi, il presidente del consorzio di via Indipendenza Alberto Vannini, esorta a tenere aperti i negozi nei giorni in cui si svolgera' la conferenza mondiale dell'Ocse nella nostra citta' (12-15 giugno). Fra i commercianti, infatti, si e' diffuso il timore che l'appuntamento e la contromanifestazione, generi disordini sulla falsa riga di cio' che e' successo il 13 maggio quando i giovani dei centri sociali si sono scontrati con la polizia in occasione del raduno della formazione di estrema destra "Forza Nuova". "Il mondo ci guarda e noi non possiamo chiudere bottega dando l'idea di una citta' blindata" spiega Vannini ai colleghi di via Indipendenza e di via Farini. E il presidente dell'Ascom Bruno Filetti e' d'accordo sul fatto che "Il nostro atteggiamento non deve dare l'idea di una citta' fantasma, ma nemmeno possiamo spingere i nostri associati a fare gli eroi".





08/06 - Alla vigilia del summit, lettera del presidente del consorzio Indipendenza: "Non abbiate paura di incidenti"
"PER L'OCSE NEGOZI APERTI"
Vannini ai commercianti:"Non blindate il centro"
di VALERIO VARESI

"Cari colleghi tenete alta la saracinesca" raccomanda il presidente del consorzio di via Indipendenza Alberto Vannini. E lo scrive in una lettera che ieri ha spedito a tutti i commercianti di via Indipendenza e di via Farini, molti dei quali avevano chiesto preoccupati cosa sarebbe successo nei giorni dal 12 al 15 giugno, in occasione della conferenza mondiale Ocse con annessa contro-manifestazione dei contestatori della globalizzazione. Nel ricordo dei negozianti sono ancora freschi gli scontri del 13 maggio tra la polizia e i ragazzi dei centri sociali che protestavano contro la manifestazione di "Forza Nuova" al Baraccano. Logico che l'appuntamento Ocse, annunciato da proponimenti bellicosi, abbia creato qualche patema fra i commercianti assillati dall'incubo del saccheggio. Ma Vannini cerca di rassicurare tutti che le forze dell'ordine saranno tante e capaci di frenare qualsiasi disordine. Non dimenticando la sua veste di consigliere comunale di maggioranza e quindi ansioso di ben presentare Bologna alle telecamere del mondo intero, aggiunge che "In questa occasione la nostra citta' ospitera' un notevole numero di importantissime personalita' con al seguito le loro famiglie e i loro collaboratori. E' proprio per questi motivi - afferma - che non possiamo mancare l'impegno nei confronti della nostra citta', di dare il benvenuto a tutti coloro che durante questi giorni la visiteranno facendo trovare i negozi aperti". Niente chiusure preventive, insomma. Niente serrate precauzionali per evitare il rischio di una sassata o di un tafferuglio. "Il mondo ci guarda e noi non possiamo chiudere bottega" spiega Vannini. "Dico queste cose - aggiunge poi - perche', nei giorni scorsi, sono stato contattato da alcuni colleghi che mi hanno manifestato la preoccupazione per le notizie apparse sulla stampa su eventuali disordini che potrebbero avvenire in occasione di questo avvenimento. Mi giunge notizia - continua Vannini - che da parte delle forze dell'ordine sara' garantita una vigilanza attentissima, pertanto credo che ognuno di noi sia in grado di poterlo verificare giornalmente e potra' decidere liberamente come comportarsi a seconda degli eventi". Oggi, sulla stampa, l'Ascom dara' il benvenuto agli invitati alla conferenza Ocse in sei lingue celebrando un appuntamento di grande importanza per la citta'. "L'atteggiamento - spiega il presidente dell'associazione Bruno Filetti - e' quello di non dare l'idea di una citta' fantasma dove tutto e' chiuso, ma nemmeno spingeremo gli associati a fare gli eroi perche' sappiamo che purtroppo potrebbero accadere episodi spiacevoli. Quindi - conclude Filetti - anteponiamo la fiducia, ma manteniamo grande prudenza perche' non bisogna dimenticare che i commercianti hanno la loro attivita' in strada e sono esposti piu' di ogni altro". Vannini, dal canto suo, per corroborare la fiducia dei colleghi, elenca gli orari e le giornate in cui in centro storico ci sara' un presidio stabile e nutrito di forze dell'ordine: lunedi' 12 da mezzogiorno alle 19, martedi' 13 dalle 8,30 alle 20, mercoledi' 14 dalle 9 alle 20 e giovedi' 15 dalle 9 alle 15. Filetti si rammarica che un'occasione cosi' importante "la quale poteva rappresentare una consacrazione anche turistica di una citta' che vede crescere ogni mese il flusso di chi la visita", possa essere messa in forse da nutriti timori di disordini anche per via delle dichiarazioni molto bellicose dei rappresentanti "No Ocse".





08/06 - I più preoccupati sono i negozianti di via Farini
"OK, SARACINESCHE SU MA NON FAREMO GLI EROI"
di ANDREA CHIARINI

AGGRAPPATI alla serranda. Pronti a tirar giù e a spegnere le luci se la situazione precipita, perché non c'è bisogno di evocare le piazze del 77, basta via Panni 2000: lacrimogeni, botte e vetrine infrante un mese fa. Aspettando l'Ocse - e i contestatori annunciati - il commerciante è perplesso. Per il supervertice economico le vetrine vanno oscurate oppure no? Bisogna aspettarsi il peggio e quindi chiudere o scegliere l'orario continuato sfruttando l'occasione per far cassa? La risposta quasi unanime dei prudenti bottegai piacerà di sicuro al sindaco Guazzaloca Bologna dev'essere città aperta, ma con giudizio. «Se devo farlo per la gloria e prendere bastonate no» mette subito le mani avanti Giorgio Orlandi, titolare del bar Zanarini, già bersaglio degli autonomi nel sabato di Forza Nuova. Ocse... Ocse? In molti negozi la sigla dice poco, nulla o quasi si sa del meeting che porterà a Bologna, dal 12 al 15 giugno, ministri tifosi della globalizzazione e giovani schiere di contrari cono senza casco in testa. Scena muta da Draganczuk e in altri negozi sotto il Pavaglione. «Passeranno di qui?» chiedono lumi da Java confezioni, boutique che a giugno ha altri problemi: «Svendita. A fine mese si cessa l'attività» recita il cartello appeso all'entrata. Gli affari sono affari «e quattro 'chiusure' di fila sarebbero troppo - ammette Isabella di Oltre, abbigliamento in via Indi- pendenza - vivremo alla giornata)). Spera in San Baglioni Sandra Rubini della profumeria 2l. «L'hotel ospiterà tanti big, credo che qui, in fatto di sorveglianza, staremo al sicuro» dice, aggiungendo che vorrebbe una via Indipendenza bella come viale Ceccarini di Riccione. Sergio Ferraretti, Adamo abbigliamento, è tranquillo:«Paura non ne abbiamo». Aperitivo al tavolo con vista su piazza Maggiore anche nei giorni dell'Ocse, la promessa è di Franco Cicognani del caffè Vittorio Emanuele. Ma non in tutte le vie dello shopping si respira un clima così rilassato. In via Farini, teatro degli scontri polizia-centri sociali, «staremo attaccati alla serranda, sperando che tutto fili liscio» dicono alla profumeria Tiziana Goldoni e da Sutor Mantellassi. Nel Quadrilatero Ercole Schiavio-abbigliamento - resterà aperto «se ci riuscirò». «Non perdiamo questa gran occasione» è l'invito dell'antiquario Leonardo Centonze. Fiducioso è pure Giovanni Tamburini. «Andrà tutto bene» dice il re dei salumi che non condanna i contestatori, lui che è pronto a difendere il mangiar naturale dal maiale transgenico vuol però che la protesta sia non violenta. «E che nessuno tocchi McDonald» conclude.





08/06 - Ultima assemblea in via Irnerio prima del vertice
Col casco o a viso scoperto? Antagonisti litigano a teatro
di LUIGI SPEZIA

CASCO, mezzo casco o caschetto. Da motociclista, da ciclista o magari da operaio. Alla fine, nell'ultima assemblea pubblica prima del vertice Ocse molto frequentata e accaldatissima che si è tenuta martedì fino alle due di notte al Teatro polivalente occupato di via Irnerio, il movimento di contestazione ha dovuto fare i conti con le «forme e modalità» del «blocco» dei lavori della Conferenza mondiale che si terrà dal 12 al 15 giugno. Salvo poi votare la richiesta alla Questura di occupare Piazza Maggiore dalle 9 di mattina alle 9 di sera del 14 giugno, richiesta regolarmente presentata ieri alla Digos e che, se venisse per caso accolta (ma è praticamente impossibile) rimetterebbe in discussione l'organizzazione della giornata, ancora alquanto confusa. La discussione dell'assemblea ha finito per scivolare su un argomento molto pratico: come proteggersi in caso di confronto diretto con la polizia? La protezione deve essere leggera o pesante? La faccia va mostrata o no? Il casco integrale, proposto da alcuni gruppi, non andrebbe piuttosto sostituito dal mezzo casco o dall'elmetto da operaio o dalla calotta da ciclista, peraltro molto costosa? La distinzione sembra meno futile di quanto appaia, perché da lì passa anche una spaccatura o una differenziazione tra gruppi all'interno del movimento. Nelle «proposte di mobilitazione» lette in piazza il 5 giugno, la Rete No Ocse diceva: «Saremo li a mani nude e a viso scoperto». Ma, finita l'assemblea, il compagno del Movimento antagonista toscano soprannominato «Montagna», diceva a una ragazza della Rete: «Lo sapete che cosa vuol dire stare lì a prendere i colpi della polizia? Io non vengo a Bologna a farmi massacrare gratis. Se con un casco riesco a rimanere più tempo in piazza, è meglio che non averlo». Protezioni leggere o pesanti, comunque tutte all'interno dei comportamenti di «resistenza attiva» e «disobbedienza civile» e di non aggressività, «che ci porterà a rivendicare tutto fin da ora», ha detto un esponente della Rete. L'assemblea ha dimostrato che nel movimento esistono varie anime. Non tanto sull'analisi e gli obiettivi, quanto sulle modalità pratiche di azione. Oltre ai militanti bolognesi della Rete compresa Rifondazione e con accanto i centri sociali della «carta di Milano», che propongono concentramenti per «gruppi di affinità», c'è la posizione dello «stare tutti insieme con mezzi di difesa» della neonata «Area autorganizzata ControVerso», che raccoglie «cani sciolti» bolognesi, elementi di centri sociali napoletani, del centro Vittoria di Milano, del Movimento toscano, dei centri sociali del Centro-est. Infine, ci sono autonomi e libertari, già in piazza sabato prossimo da soli con un corteo alle ore 16. C'è molto fermento anche nel mondo sin- dacale. Ieri Massimo Betti segretario delle Rappresentanze sindacali di base ha illustrato il corteo che alle 16 del l4 sfilerà rumorosamente da piazza Unità a piazza Maggiore: «Saremo qualche migliaio e ci faremo sentire, anche senza fare blocchi». Valerio Monteventi di Rifondazione, ha reso noto che i tecnici del Comunale che debbono montare le scene e i palchi per i concerti per i ministri dell'Ocse vorrebbero opporsi e preparare uno sciopero. Il Comunale ha in programma tre concerti dedicati ai convegnisti Ocse, due in teatro, un terzo in luogo segreto. Anche questo ha provocato un certo nervosismo tra i tecnici. Beppe Fiorelli, della Cgil conferma il «disagio diffuso» tra i dipendenti comunali, mentre Giuliano Bettocchi e Paolo Giuliano (Popolari) si rivolgono al ministro dell'Industria Enrico Letta (che oggi sarà a Bologna), presidente della sessione Ocse di Bologna: «Ci potranno essere difficoltà. Affidiamo a lei di farsi carico che tutto avvenga secondo le regole democratiche».




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