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Lavoro pagato e lavoro non pagato.
I circuiti della ricchezza sociale
(trascrizione dell'intervento Antonella Picchio, per il seminario "SALARIO MINIMO PLANETARIO")



Intanto avevo pensato di fare un intervento non urlato…invece mi toccherà urlare, invidio il relatore precedente che aveva una voce tonante……io credo che le due parole d'ordine su cui ci chiedono di scegliere, salario minimo garantito sociale e reddito di cittadinanza per quanto mi riguarda sono tutte e due riduttive ed in qualche modo equivoche dato il livello di analisi che abbiamo e quindi credo che sia necessario, visto che siamo in un'occasione di movimento e siamo qui venuti a sostenere un'occasione si movimento usando gli strumenti che abbiamo, provare, in un'occasione di dialogo a non chiuderci in slogan riduttivi e a muoverci in quelle che io chiamo le terre di mezzo ossia a lavorare sull'equivoco di entrambi.
Fortunatamente per mestiere faccio l'economista ma in particolare la storica del pensiero economico e scopro che molte delle cose che aggiungono complessità e sembrano nuove in realtà sono state affrontate sia dal punto di vista analitico che come non soluzione come problema già nel passato.
Ora io voglio dire qual è lo spostamento che nell'invitarmi le compagne di Bologna mi hanno chiesto di fare, è uno spostamento non solo rispetto all'analisi del cambiamento delle condizioni lavorative e tecnologiche fatta così bene da Fumagalli, neanche lo spostamento anche rispetto al declinare al femminile ciò che succede nel mercato del lavoro globale; io invece faccio uno spostamento più radicale: faccio uno spostamento grazie alla mia esperienza personale e politica da un'altra prospettiva: questa prospettiva sono le condizioni di vita, non di lavoro ossia questo famoso intreccio che è venuto fuori solo marginalmente per il meccanico mezzadro del veneto, quello che riusciva a reggere quaranta giorno uno sciopero perché aveva l'orto o aveva la casa, e invece come fatto di destino, e non si capisce da dove è venuto, per le donne sempre tenute a declinare i tempi e i redditi del lavoro pagato con quelli del lavoro non pagato scopro che ciò che per Fugamalli è un'innovazione ossia di un lavoro che non è pagato ma che entra nel ciclo dell'accumulazione flessibile per le donne è assoluta normalità con dimensioni che cercheremo di vedere ormai misurate e tanto per introdurvi il tema misurando il lavoro non pagato di riproduzione, quello che io chiamo di riproduzione sociale vale a dire lavoro domestico, di cura e amministrazione uffici, quando questo lavoro è stato pagato risulta essere un po' più del totale del lavoro pagato quindi stiamo dicendo che è un'aggregato enorme su cui mentre sul lavoro pagato abbiamo centinaia di anni di analisi di conflitti di mediazioni rivoluzioni, partiti che hanno rappresentato lavoratori, sindacati che ne hanno contrattato le condizioni di lavoro, quest'altra massa enorme è stata chiusa in una contrattazione come io dico nelle camere da letto e nelle cucine, nel pezzo più privato delle vite…ora il problema di intrecciare il lavoro che riguarda la sostenibilità delle condizioni di vita con l'altro lavoro non è un fatto femminile, è un fatto maschile, ossia il vero problema del lavoro non pagato non sono come misurano le statistiche né i bambini, né gli anziani ma i maschi adulti, si fa più lavoro quando si entra in coppia che quando si ha il primo figlio, le donne quando entrano in coppia fanno il doppio del lavoro non pagato, gli uomini ne fanno la metà, le donne che si separano con figli fanno meno lavoro che le donne sposate con figli gli uomini sposati con figli o in coppia, dopo vedremo il problema delle nuove famiglie che non cambia moltissimo sono totalmente impermeabili delle condizioni della moglie ,se lavora o non lavora, ossia se ha un lavoro pagato o non pagato ,del numero dei figli e così via.
Ormai queste statistiche sono a livello internazionale, l'ISTAT le farà ogni cinque anni così vedremo le tendenze e l'Italia su questo è un caso particolarissimo e l'Emilia dentro l'Italia è un caso ancora più particolare: il lavoro delle donne emiliane è il più alto di tutta Italia e il lavoro non pagato delle donne italiane è il più alto di tutto il mondo ……..chiudo, volevo solo darvi un contentino……torniamo sul discorso salario reddito. Stranamente sembra che il salario dia tutti dia questa garanzia che se agganciamo al lavoro agganciamo a un'analisi di soggetto antagonista e che quindi se sul lavoro la nostra capacità di non essere adattivi ma di essere antagonisti cresce, la nostra capacità di essere antagonisti cresce solo nell'organizzazione non sull'agganciamento al lavoro, il problema è che questo miraggio per cui solo passando attraverso il lavoro salariato raggiungeremo l'emancipazione se siamo donne e raggiungeremo il progresso se siamo del sud del mondo mentre se siamo nel nord possiamo parlare di reddito perché a quel punto possiamo valorizzare tutte le energie emozionali, relazionali ,legate al nostro vivere che vengono usate come capitale e mezzo di produzione in realtà sono un discorso vecchissimo perché nei classici e dico Smith, Ricardo, prima di Marx, il salario non è mai stato visto come produttività ma è sempre stato visto come costo di riproduzione e sussistenza dei lavoratori quindi Smith parla del lavoro salariato non come lavoro libero ma a un certo punto cercando nomi che non trova gli viene questo splendido nome che è servo libero e che Marx dirà Smith ha capito qual è il problema, che questi non sono liberi, non sono servi ,ma sono servi liberi; che cosa da il senso della servitù esplicitamente nell'analisi di s. :è la dipendenza dal salario di sussistenza :ciò che fa reggere di più o di meno lo sciopero è quanto accesso autonomo abbiamo ai mezzi di sussistenza ; il problema della sussistenza che è vista come sussistenza minima, non sopravvivenza biologica ; nessuno degli economisti borghesi ha pensato che la sussistenza fosse solo biologica ; ha pensato tuttavia che si entrasse nel mercato del lavoro con un livello di contrattazione minimo su cui poi si innescavano altri tipi di contrattazioni.
Questo livello di contrattazione è un fatto materiale, i beni salario necessario, relazionale perché comprende la famiglia per la riproduzione della razza dei lavoratori e quindi c'è un problema di quantità della popolazione, che ha sempre preoccupato il capitale moltissimo come si dimostra in Italia ,dopo di che è un problema di convenzioni sociali quindi un salario è adeguato se lo è alle convenzioni sociali, è il centro della politica perché quanto è più alto il salario e quanto è più alta la sussistenza dei lavoratori tanto più basso è il profitto, su questo si gioca il centro della teoria economica che è la teoria della distribuzione del valore su questo discutono i paradigmi tra classici e neoclassici, se crescendo il salario diminuisce il profitto o no.
Quindi è il luogo politico, è il luogo etico delle norme non intese, siamo all'inizio dell'economia politica in un secolo laico, non inteso come responsabilità rispetto a dio ma inteso come responsabilità rispetto a se stessi, agli altri, quindi al rapporto tra individui è società e rispetto alla sostenibilità. Questo è il pezzo su cui io ritaglio la mia prospettiva, invece che condizioni di lavoro condizioni di vita non ignorando poi le condizioni di lavoro ma costruendo anche nelle condizioni di vita un terreno di resistenza e di antagonismo tutt'altro che adattivo e dove la lotta alla soggettività politica delle donne è fortissima perché al progetto che la sussistenza e tecnicamente, il valore del lavoro inteso come valore della vita dei lavoratori fosse solo come ci dicevano gli economisti analogo alla biada dei cavalli e all'olio delle macchine e quindi fosse solo capitale anche quando era solo forza fisica veniva visto solo come capitale quindi l'innovazione che il lavoro relazionale emozionale e intellettuale è capitale non è un'innovazione è solo una trasformazione del lavoro, ma quel tipo di cose è sempre stato visto come capitale e giustificarlo come capitale è sempre possibile in una dicotomia fra conservatori reazionari che vogliono abbassare la biada e borghesi illuminati che dicono se gli diamo più da mangiare, e il tempo libero ce il sapone e i vetri lavoreranno meglio, quindi è un discorso su come si fa a farli lavorare meglio ma il problema è che le vite devono essere chiuse nell'essere capitale e strumento di produzione. Le donne che hanno la responsabilità di gestire la tensione fra risorse distribuite attraverso i salari attraverso i redditi distribuiti e aspettative e aspirazioni di vita e condizioni effettive materiali, e questo è il comando sul lavoro non pagato non è la forza degli uomini è la debolezza degli uomini che comanda il lavoro non pagato delle donne; siccome le donne hanno la responsabilità del benessere e possibilmente della felicità degli uomini, oltre che quella dei bambini e degli anziani, e siccome tanto più sono deboli tanto più chiedono lavoro, e lo chiedono con gentilezza se sono illuminati, con violenza lo vediamo su tutti i giornali se non lo sono oppure ancora peggio qualche volta con gentilezza e qualche volta con violenza per cui non si può sempre distinguere il modo con cui viene chiesto ma è la debolezza maschile che comanda il lavoro non pagato delle donne perché esiste una responsabilità storica delle donne verso il benessere degli uomini e siccome gli uomini sono più forti dei bambini e dei malati e degli anziani ecco perché le donne lavorano più per gli uomini che per tutti gli altri.
Chiarito quindi, spero, il livello di spiazzamento rispetto ai compagni della sinistra che di questo non parlano, alle compagne della sinistra che credevano che io parlassi solo delle povere donne sfruttate nel mercato del lavoro adesso procedo più liberamente nel complicare ulteriormente il quadro. Il mio problema è definire questo terreno che sono le condizioni di vita come terreno non adattivo, conflittuale e in questo mi sembra che in questo tessuto sociale ci sono delle ragioni per interagire e credo che il femminismo non possa più essere separato da un dibattito politico né dai maschi che escludono né dalla donne che si ritraggono o dalle donne che pensano solo alla filosofia e non alle condizioni di lavoro e che pensano che il patriarcato è morto e quindi c'è la libertà e quindi idealizzano il loro privilegio come spostamento del terreno; io sono una povera disperata economista militante che pensa che bisogna spostare il terreno sulle condizioni di vita in modo più ricco, non solo come condizioni materiali ma come fatto culturale, di relazione affettivo, quando ho messo la sussitenza al centro del conflitto salario-conflitto e al centro della visione del capitalismo come mi aiutano a fare le fondazioni dell'economia politica e del pensiero a quel punto faccio esplodere le infinite dimensioni della sussistenza, non chiudendole solo in un discorso di efficienza e di capitale umano ma il vero problema che in fondo c'è da discutere è se questo terreno che è la ricchezza delle condizioni di vita, che ha antagonismi così diffusi che devono però devono essere tutti riletti recuperati, in cui è ovvio che le donne sono il grande soggetto politico di questo antagonismo mentre tutti sono disposti a leggerle come vittime, adattive, pacifiste purché davvero non intacchino questo progetto di usare le vite degli uomini e ridurle e mortificarle al livello di mezzo di produzione... e in questo senso perché sono venuta qua, venendo da una facoltà che è cresciuta sulle piccole imprese è ovvio è la facoltà di Modena. Vorrei arrivare sulla riproduzione sociale che non è fortunatamente solo familista; questo rettangolo che nessuno vedrà è il lavoro totale: la parte superiore è il lavoro pagato, quella inferiore è il lavoro non pagato la diagonale divide uomini e donne: il risultato è questo, le donne fanno un terzo di lavoro pagato e due terzi di lavoro non pagato, gli uomini fanno due terzi di lavoro pagato e un terzo di lavoro non pagato se andiamo a contare in dati più specifici per l'Italia, l'Italia è un caso disperato: la distribuzione è peggiore. Tutte le politiche pari opportunità si muovono dicendo: dobbiamo far fare alle donne più lavoro pagato così si emancipano e agli uomini dobbiamo farli occupare dei loro figli tutte queste cose possono andare bene però a me non mi soddisfano : il mio problema è mettere in relazione i due terzi di lavoro non pagato delle donne con i due terzi del lavoro pagato degli uomini e mettere in luce le relazioni strutturali che esistono e che passano proprio per quel discorso di sussistenza degli uomini.
Dopo uso un altro grafico che è un classico di introduzione di macroeconomia ed è il circuito famiglie-imprese: ci sono il circuito monetario e il circuito reale . Le imprese danno soldi alle famiglie, le famiglie danno poi soldi alle imprese comprando i loro beni, le famiglie danno lavoro alle imprese e le imprese danno beni alle famiglie. Quindi c'è un circuito reale monetario che si auto-riproduce e che è considerato cooperativo e adattivo se invece andiamo ad aprire la loro vita e penso anche gli uomini dato il livello basso di relazione che pensano con le donne visto che le pensano unicamente di uso, l'amore delle donne, visto che parliamo di relazioni si misura con il lavoro domestico, quello maschile si misura con un bigliettino e qualche fiore ogni tanto ma è molto più veloce, volendo intrecciare lavoro non pagato e redditi si è tirato fuori il terreno delle condizioni di vita per cui quel circuito di cui parlavo prima produzione e impresa intanto deve chiarire la distribuzione del reddito : quante risorse le imprese danno alle famiglie ? Dipende dalla distribuzione
E la distribuzione nelle teorie economiche si divide fra la distribuzione istituzionale spiegata dai rapporti di forza con questa sedimentazione importante che è la sussistenza e l'adeguatezza dei salari e invece una retribuzione data alle produttività autonome dei fattori di produzione e quindi oggettive su cui le imprese costruiscono la loro richiesta di flessibilità e di totale dominio sulle regole distributive, dicendo che la regola distributiva è a ognuno ciò che produce mentre la vera regola distributiva a ognuno ciò che può avere nel rapporto di forza ; voi capite che le due regole distributive sono molto diverse e le teorie che ci fanno vedere questa diversità sono ovviamente paradigmaticamente diverse essendo un'economista classica che pensa che la distribuzione sia istituzionale non discuto come è stabilito il fondo salari, in ogni caso è quella massa di risorse che le imprese passano alle famiglie; a quel punto avevamo una famiglia astratta adattiva idealizzata, la separiamo e invece ci mettiamo il lavoro non pagato, il quale lavoro non pagato avendo salario zero pur essendo misurato come maggiore del lavoro pagato se ha il salario zero scompare perché moltiplica per zero: quindi noi gli abbiamo dato un peso monetario per provocare una reazione chimica rendere visibile ciò che altrimenti non è visibile, quindi si usa un indice, si fa questo calcolo cosiddetto di reddito esteso, in cui si mette anche il lavoro non pagato e quindi la prima operazione è quella di arrivare a uno standard di vita esteso, che ha i beni comprati dal salario ma anche il lavoro necessario a riprodurli….si mangia la carne cotta per capirci e non cruda, cuocere la carne rientra nel reddito esteso, lavoro non pagato che però è già lavoro, non abbiamo bisogno del postfordismo per capirlo sapevamo benissimo che è lavoro non pagato; poi vediamo che c'è un'operazione di espansione, ossia non solo si cucina la carne ma cucinando la carne si costruiscono relazioni - l'affetto passa anche attraverso il cibo, i simboli la cucina - e quindi attraverso il lavoro domestico costruisco un'espansione di identità delle persone che si misura in benessere il quale deve essere la capacità delle persone di usare le loro capacità, ciò che è interessante è anche l'operazione di riduzione che fa il lavoro non pagato che è l'operazione di aiutare il filtro di accesso nel mercato del lavoro: la quantità di popolazione e la qualità delle capacità formate attraverso questo lavoro di sostegno delle identità sono in realtà eccedenti rispetto a ciò che il mercato del lavoro salariato assorbirà: quindi non tutti entreranno nel mercato del lavoro salariato, non tutti ci rimarranno e magari come adesso l'insicurezza cresce e molti entreranno e usciranno non tutti i salari nel mercato del lavoro salariato basteranno ma in ogni caso c'è qualcuno che se ne farà carico di aiutare il filtro di accesso, infatti adesso molto lavoro non pagato sono i figli adulti che si fermano in casa e così via; questo grafico serviva quindi ad espandere, fare vedere che l'altro pezzo è molto complesso, richiede una massa di lavoro grande come quello visibile e richiede una multi-dimensionalità di definizioni, di condizioni di vivere che non è mai nel dibattito sul lavoro, dove si parla di tecniche, di globalizzazione, di concorrenza tra imprese ma mai del fatto che le regole distributive dell'economia sono due: una è quella tra classi, che si gioca sulle condizioni di vita della popolazione lavoratrice e l'altra è quella tra imprese che determina l'uniformità del saggio di profitto attraverso la loro concorrenza... non dico che queste due regole distributive non interagiscono ma che è importante tenerle separate a questo mi aiuta ancora una volta il mio essere una storica dell'analisi .
Arrivo all'ultimo grafico che è quello che chiamo del circuito della ricchezza sociale dove metto sia il settore dell'economia non pagata, quella cosiddetta non di mercato che io preferisco chiamare non pagata perché tutto entra nel mercato, che quello della economia di mercato metto la famiglia e il volontariato nel non pagato, lo stato e il settore privato delle imprese profit e no-profit ; ciò che mi importa mettere in luce non è solo l'effetto composizione delle tre istituzioni, neppure la congiunzione delle due sfere, privato e pubblico, in modo che non è solo famiglia perché il volontariato è un pubblico che non è però solo familista ciò che mi interessa individuare sono delle linee di tensione che spaccano la famiglia, percorrono lo stato e però stiamo vedendo che forse possono percorrere anche le imprese, la linea di tensione io la individuo nel senso dell'agire, dell'attività lavorativa; ci sono alcune attività lavorative che hanno come finalità diretta il benessere, e la condizioni di vita sia come sostegno della vulnerabilità ma anche come aspirazione, penso all'arte, alla musica, insomma come non adattivo alla mera attività produttivistica.
Questa tensione sugli obiettivi della propria attività spacca la famiglia fra condizioni di vita e condizioni di lavoro e lascio ai vostri conflitti privati il sapere di che cosa sto parlando spacca lo stato perché in qualche modo la visione dello stato semplicemente come contabilizzazione e misurazione del passivo non rende conto del fatto che i servizi pubblici hanno una finalità nel benessere delle persone e che quindi quanto più impongo un vincolo finanziario tanto più questa finalità è difficilmente contenibile ed è contenibile solo con un 'aggravamento di responsabilizzazione e di lavoro di che lavora nei servizi pubblici oppure con una rinuncia da parte degli utenti . Mi sembra interessante anche che nella modernizzazione attuale c'è anche una serie di imprese no-profit direttamente finalizzate alle condizioni del vivere che stanno dimostrando una grande capacità di efficienza e vanno dal settore al limite informatico che ti fa un settore concorrenziale con windows che è no-profit, quindi non è solo il discorso volontariato ed impresa sociale, mi risulta che qui ai cantieri dei contropiani delle imprese di questo tipo hanno aderito dimostrando che hanno finalità diverse; io cercherei di lavorare, più che dire il nord ha il reddito di cittadinanza il sud ha il salario, lavorare invece su un discorso di comune umanità e di diritti universali in cui ovviamente ci sono quelli delle donne e di integrazione delle economie di sussistenza del sud che stanno difendendo la loro identità le loro relazioni, non stanno difendendo solo il loro coltivare l'orticello, stanno dicendo noi vorremmo l'elettricità ma non a prezzo di diventare operai salariati disoccupati nelle bidonville delle città ma difendendo le nostre relazioni di identità ,quindi hanno un discorso sulla qualità della vita.
Tutta l'economia di riproduzione, o domestica terzo innestare tutto il pezzo salari intesi come sostenibilità del vivere, quindi adeguatezza, relazioni, tempi, tutto ciò che le pratiche sociali, questo si, di resistenza, antagoniste che riusciamo a mettere in gioco e fare comunicare tra di loro. Per cui prima che chiudere tutto su uno slogan salario sociale o reddito di cittadinanza lavorerei sul fare emergere come terreno di resistenza e di antagonismo le condizioni del vivere su cui ognuno di noi si gioca forti antagonismi, per cui è ricacciare in un flusso di socializzazione ciò che già appartiene alle nostre vite ma che invece ha effetti assolutamente distruttivi nelle relazioni reciproche, o di autodistruzione, e che devono invece essere riletti politicamente .Per cui credo che la comunicazione fra soggetti politici che il nuovo millennio necessariamente ci richiede non sia solo sulle condizioni di lavoro, sulle tecnologie, perché questo è in mano alle imprese, non facciamo che inseguirli nelle loro efficienze e lasciare a loro la parola su quale è la qualità del vivere e il senso del vivere ,il che vuol dire lasciarla alle donne, ossia scaricare sulle donne in tutti i modi possibili, mostruosi come noi sappiamo, ma anche normali e in questo senso a me non soddisfa neppure lavorare solo sui diritti civili delle famiglie di fatto, le famiglie di fatto son quelle che si sono create perché la famiglia ideale non reggeva, quindi ognuno ha trovato i suoi modi per adattare un po' le istituzioni; la soluzione non è la difesa delle istituzioni e dello status quo, che sia famiglia, che sia impresa, che sia stato, dobbiamo ri-discutere tutte queste istituzioni, Stato compreso e impresa compresa e invece lavorare, in questo si che sono pacifista, non penso…..siccome il conflitto delle donne sono i maschi, e siccome i maschi noi li amiamo, gli facciamo da madri ,è ovvio che non pensiamo alla distruzione del nemico, la pratica delle donne non è pacifista ad oltranza non ho mai pensato una cosa del genere, è invece un discorso che il nemico non può essere distrutto, si devono trovare, livelli più avanzati di mediazioni ma solo dopo aver visto la tensione, aver visto il conflitto, non negando la tensione ,non negando il conflitto per cui tanto per chiudere questa terribile declamazione vorrei che davvero le nuove pratiche sociali e politiche riuscissero ad interagire con un'esperienza politica delle donne che intreccia condizioni di vita e condizioni di lavoro non come destino della nostra impotenza ,non che legge solo le donne come vittime di violenza e museo degli orrori da cui nessuno riesce a uscire fortificato e che non si risolve con la solidarietà, si può risolvere solo con una crescita collettiva di potere che non può essere solo delle donne ma che deve essere anche il fatto che gli uomini affrontino la loro debolezza endemica, le condizioni della loro vita sono insostenibili: a Barcellona il comune ha fatto un corso di sopravvivenza per maschi separati cinquantenni. Il problema è che i maschi affrontino la sostenibilità della loro vita con tutti le dimensioni di crescita e di qualità che gli richiede un uso del corpo, un uso della mente, un uso degli affetti, un uso delle relazioni che non possono buttare come responsabilità sulle donne, le donne, io sono qui come vecchia militante femminista, sono ovviamente una femminista storica, in questi anni ho visto donne sbaraccare le loro vite riuscendo a salvare le relazioni con un coraggio, ora mi trovo la nuova generazione che mi racconta che si sposa perché aspetta un bambino perché suo padre altrimenti muore di dolore, allora siccome venti anni fa i nostri padri li abbiamo fatti soffrire ma anche non li abbiamo fatti morire perché abbiamo trovato il modo di mediazione sulle nostre scelte vorrei che non oscillassimo continuamente fra l'andare avanti e il tornare indietro, credo che questa cosa la si costruisce anche con gli uomini, però su un soggetto politico che davvero però avanza, non si mette a seguire cosa fanno le imprese tallonandole con i contropiani ma mettendo in discussione veramente l'intreccio fra le condizioni di vita e le condizioni di lavoro


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