Bologna - tel. 051203198
info@bologna.social-forum.org
www.bologna.social-forum.org
Logo Contropiani
BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME
Documentazione
In evidenza:

Liste del BSF

Sottoscrivi
Cancella



 
Cerca nel sito o nel web
Mappa del sito
Sito
Web

powered by FreeFind





Le foto

Shelling in Bait Jalla

Disegno Land

Inad con bandiera

Inad: porta bucata dai proiettili



Per la palestina - gruppo di lavoro arci/arcs - temi e informazioni
rif: Roberto Giudici - ARCI Milanotel 02 541781 fax 02 54178222 rcantu@iol.it
Paola D'Arrigo - ARCS-infanzia tel 0587 54776 fax 0587 54064arciraga@pisoft.it
Marco Grazia - ARCS Palestina tel. 00972 2 6261876 arcspal@palnet.com




Gerusalemme Occupata 11/11/2000

Come non detto.

Oggi, giornata della manifestazione nazionale italiana, i carri armati, i posti di blocco, i soldati che impediscono la mobilità dei palestinesi, sono tornati a fare la loro parte in West Bank e Gaza.
Nel precedente messaggio vi dicevo che forse si intravedeva una apparente calma, pur con le precisazioni del caso.

Ebbene così non è stato oggi, come non è stato ieri, nè tantomeno il 9/11/2000, quando tutti sanno quel che ha fatto Israele (un elicottero dell'esercito israeliano ha bombardato in pieno giorno ed in pieno centro cittadino -Beith Sahour- l'auto sulla quale transitava Hussein Abayat, leader del partito politico di Arafat, Fatah, uccidendo Hussein e due donne che passavano nelle vicinanze e ferendo un secondo passeggero dell'auto che transitava in una zona dove non c'erano ne' manifestazioni ne' scontri)
L'accaduto ha causato una serie di scontri nella giornata di ieri, che hanno aggiunto cinque morti alla lunga lista dei caduti palestinesi e un morto a quella dei soldati israeliani.

La nostra visita di ieri al teatro dell'INAD e a Beit Jalla
Ieri siamo tornati a Beit Jalla per far visita ai nostri amici dell'Inad Theatre. Ci hanno mostrato i danni del bombardamento della notte prima, un bombardamento che hanno definito il peggiore da quando sono cominciati gli scontri. Abbiamo visto i fori delle pallottole da 500 mm e quelli più grandi.
Alcuni proiettili hanno raggiunto anche l'interno del teatro che fortunatamente non ha riportato danni seri oltre che alle porte di entrata. Di queste abbiamo fatto alcune fotografie che vi manderemo nei prossimi giorni. Sono state completamente crivellate, così come l'insegna del teatro.
Marina Barham ci ha consegnato un appello che vi trascriviamo in calce nella traduzione italiana, così che possiate farlo circolare in Italia soprattutto nel circuito artistico-teatrale.
Mentre parlavamo con Marina sono arrivate due o tre bambine con i mano le scarpe da mezza punta per la lezione di balletto classico. Poco dopo è arrivata la loro insegnante ed è iniziata la lezione.
Dei bambini del teatro, che fino a qualche settimana fa erano ancora numerosi, come vi faremo vedere nelle foto che abbiamo scattato in occasione della festa dopo il primo bombardamento, Marina ha detto esserne rimasti davvero pochi. I genitori hanno timore a mandarli in quella zona di Beit Jalla dove si trova il teatro così esposta (il teatro si trova proprio in faccia all'insediamento del Gilo).
Purtroppo l'ultimo bombardamento ha danneggiato l'impianto elettrico del teatro, per cui i loro computer e fax non funzionano più. Se vorrete potremmo farci da tramite per mandare eventuali messaggi di solidarietà o per rispondere al loro appello che vi alleghiamo.
Ad ogni modo, come promesso, vi mandiamo anche alcuni dei disegni di cui vi abbiamo parlato nei giorni precedenti.

Dopo la visita all'Inad abbiamo visitato le ultime case palestinesi distrutte nei bombardamenti della notte prima. Due case sono state completamente devastate. Anche di queste abbiamo fatto delle foto che vi possiamo mandare nei prossimi giorni. Le famiglie colpite hanno organizzato un campo di tende, più simbolico che reale, proprio nelle vicinanze delle loro case distrutte. Non ci risulta che nessuno sulla stampa ne abbia parlato.
Anche oggi gli scontri sono continuati e ancor più forti di ieri; pare che ci siano più di 5 morti palestinesi e un soldato israeliano. E come vi dicevo sopra, con il ripristino delle misure restrittive della mobilità imposte dagli israeliani sui palestinesi.

Andando a Fawwar
Andando a Fawwar, come vi dicevo sopra, ho rivisto i posti di blocco che la settimana scorsa erano stati lasciati temporaneamente sguarniti. L'entrata Nord di Betlemme era completamente bloccata, quella Sud, venendo da Hebron, chiusa da due pattuglie di soldati israeliani. L'entrata di Halul chiusa (senza blocchi di cemento, ma da una camionetta dell'esercito israeliano).

Tutte le entrate ad Hebron (che rimane per metà sotto coprifuoco per il 45¡ giorno consecutivo) sono completamente bloccate, come sono sempre state, da blocchi di cemento, materiali di recupero e militari.
Sulle alture di Hebron, a dieci metri dalla strada che percorrevo ho visto tre carri armati, che una decina di giorni fa non c'erano.

A Fawwar
A Fawwar l'entrata è tuttora chiusa, anche se si riesce ad entrare dal solito campo di zucche. Quel che invece è nuovo è il posizionamento, oltre alle solite due camionette dell'esercito, di un mezzo militare che ha sul tetto una mitragliatrice pesante.
Nel campo stanno tutti bene, anche se questo aumentare della tensione sta provando tutti.
Il nostro centro Polifunzionale in queste ultime due settimane, ha assunto una funzione comunitaria sempre più forte. Hasan e Tariq, mi hanno detto che quasi giornalmente si tengono riunioni di comitati della comunità per far fronte all'emergenza in corso.

Pare che il problema dell'acqua sia stato momentaneamente risolto.
Si è costituito un comitato per i lavoratori (circa 250 i membri), che grazie al supporto dell'UNDP potranno avere un minimo salariale garantito in cambio di lavori all'interno del campo.
Purtroppo le attività per i bambini di queste ultime due settimane sono diminuite. I genitori, mi è stato riferito, hanno timore a lasciar uscire i bambini di pomeriggio, soprattutto ora che le giornate si fanno più corte (alle 16,30 qui in Palestina è quasi buio). E in effetti per le strade di Fawwar di bambini in giro ne ho visti molti meno del solito.
Abbiamo comunque stabilito che Tariq e Hasan cercheranno di tenere il centro aperto almeno due o tre volte alla settimana per attività indirizzate ai bambini; peraltro il Popular Art Center di Ramallah si è offerto di venire a realizzare qualche giornata di animazione nel campo.

Andandomene da Fawwar
Andando via da Fawwar ho accompagnato Abu Hiad a casa. Mi ha raccontato, con una voce particolarmente triste, che tutti i bambini stanno patendo della situazione di violenza che si protrae da più di sei settimane (ma che in realtà i giovani stanno vivendo ormai dal 1986). Mi ha raccontato che i suoi figli, anche i più grandi (che hanno fino a 14 anni) non vogliono più dormire in camera da soli, ma vanno a dormire in camera sua e di sua moglie. Pare che sia un fenomeno comune nel campo.

All'uscita del campo, mentre ero per i campi ho deciso di fare alcune foto al mezzo militare con la mitragliatrice sul tetto. I soldati stavano puntando i ragazzi che dal campo dalla parte opposta stavano tirando dei sassi.
Non appena ho scattato le foto i militari mi hanno raggiunto per chiedermi i rullini. Dopo aver discusso a lungo mi hanno fatto parlare con un loro superiore che parlava italiano.
Lui non ha preteso i rullini, ma aveva voglia di parlare e così ha cominciato a farmi delle domande sul mio lavoro. Mi è venuto spontaneo fargliene sul suo. Siamo stati lì per circa una mezz'ora.
Devo dire che discutere con questo militare israeliano sulla storia di Israele o sulle ragioni dell'olocausto, mentre i suoi soldati sparavano ai ragazzi di Fawwar mi faceva sentire un po' strano.
Da una parte non avrei mai voluto parlare con uno di coloro che qualche giorno fa hanno ucciso Shadi, il ragazzo di Fawwar, colpevole solo di telefonare sul tetto di casa sua.
Dall'altra mi pareva un'occasione unica per capire che cosa frulla per la testa di queste persone che vedo sempre e soltanto dietro a blocchi di cemento o mezzi militari corazzati. Non credo sia questo il luogo di darvi le mie personali impressioni sul colloquio che ho avuto.

Ad un tratto la nostra discussione è stata interrotta da spari differenti da quelli israeliani. Il militare ha chiesto chi fosse a sparare e un altro soldato con il binocolo ha individuato un altro gruppo di soldati israeliani sulla collina di rimpetto che cercavano di accerchiare i ragazzi di Fawwar.

I SOLDATI SULLA STRADA NON SAPEVANO NEMMENO CHE ALTRI LORO COMMILITONI STAVANO FACENDO UN'AZIONE SULLA COLLINA!!!!!!!

Immediatamente il soldato che stava parlando con me ha dato l'ordine ad una camionetta di raggiungere la base della collina dove si trovavano i ragazzi di Fawwar. Lì giunta è stata colpita da una molotov. Questo fatto ha determinato la conclusione della discussione con il soldato israeliano che parlava con me.

Sono tornato a Gerusalemme.

Per il momento questo è tutto.

Marco GRAZIA



APPELLO DEL TEATRO INAD
Il Teatro Inad è stato bombardato ancora


La notte del 7 Novembre, il Teatro Inad, l'unico teatro per i bambini nel Sud della Cisgiordania, e il quartiere nel quale si trova sono stati bombardati dall'insediamento di coloni israeliani del Gilo, per la seconda volta in due settimane. Quando il teatro era stato bombardato per la prima volta il 21 Ottobre, erano stati prodotti danni principalmente al secondo e al terzo piano del palazzo.
Questa volta è andata peggio e sono state danneggiate le tre entrate principali. Due missili hanno colpito una delle porte creando un grosso buco, ma non sono riusciti a penetrare il muro insonorizzato. Tutte le entrate e l'insegna del teatro sono state crivellate di colpi. I pavimenti e i soffitti dei piani superiori sono stati ulteriormente danneggiati.
Fortunatamente non si è sviluppato alcun incendio ma molte pallottole e scheggie di missili sono state trovate sul palcoscenico e sul pavimento del teatro.

Più di un centinaio di case nel quartiere in cui si trova il teatro sono state danneggiate in un modo o nell'altro. Cisterne dell'acqua, muri, finestre e automobili sono state raggiunte da pallottole e da scheggie di misssili. Il bombardamento è durato per più di tre ore sulla nostra cittadina (Beit Jala, N.d.T.) e sul campo profughi di Aida.

La famiglia Nazzal, (che vive accanto al teatro, N.d.T.), la cui casa era stata già bombardata è fuggita dalla propria abitazione. I vicini che cercavano di aiutare la famiglia sono stati colpiti dalle scheggie dei missili. Secondo testimoni oculari almeno otto Palestinesi sono stati feriti nel corso dell'attacco, fra di loro una bambina che vive accanto al teatro. Diverse case hanno preso fuoco subendo subito gravi danni. Casa Kasieyyeh, già bombardata la settimana scorsa, questa volta è stata quasi distrutta insieme all'abitazione vicina.

I residenti di Beit Jala provano rabbia, paura, frustrazione e disperazione essendosi trovati sotto i bombardamenti per la nona volta nel corso delle ultime settimane. Vedere la propria casa distrutta dopo tutta la fatica e il denaro che ci sono voluti per costruirla, è devastante. E' più di quanto una persona dovrebbe sopportare.


I bambini hanno paura di tornare a teatro, soprattutto dopo essere stati sorpresi dal bombardamento (sulla cittadina di Beit Jala, N.d.T.) di Mercoledi 1 Novembre 2000. I genitori non hanno più intenzione di farli tornare. Hanno paura per la loro vita. Anche noi non siamo sicuri che sia ancora prudente svolgere attività con i bambini all'interno del teatro.

Noi del Teatro Inad condanniamo fermamente i raids Israeliani sulle aree residenziali di Beit Jala.

Facciamo appello ai nostri amici, ai sostenitori e agli artisti nel mondo perché si uniscano a coloro che stanno cercando la pace e chiedono che questi attacchi brutali e inumani sui civili e sulle aree abitate abbiano fine.

Nicola, Khaled, Manal, Abeer, Sami, Raeda, Hazem, Rami e Marina (Membri del Teatro Inad)


BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME