Bologna - tel. 051203198
info@bologna.social-forum.org
www.bologna.social-forum.org
Logo Contropiani
BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME
Documentazione
Link
  • Carta.org
    con articoli, editoriali, links e documentazione in italiano
  • Indymedia FTAA
    Il sito di Indymedia con foto e video dalla manifestazione
  • Znet A20
    sito americano con articoli di approfondimento
Foto

Quebec: Tute Bianche in azione - da Le Devoir

Quebec: Tute Bianche in azione - da Le Devoir
In evidenza:

Liste del BSF

Sottoscrivi
Cancella



 
Cerca nel sito o nel web
Mappa del sito
Sito
Web

powered by FreeFind





Quebec City, 21 aprile 2001
di Roberto Bui, Beppe Caccia


Sulla barriera di cemento armato e reticolato d'acciaio che chiude la cittadella proibita di Quebec City cingendola per quattro chilometri, nei giorni scorsi qualcuno aveva scritto: BERLIN 1989, come a dire: ve lo buttiamo giù. E così accade: alle 4.00 pm del 20 aprile, sotto la pressione di migliaia di manifestanti, il Muro della Vergogna viene abbattuto. Festosi rulli di tamburi, grida di gioia: "The Wall of Shame was ripped down!".
Il popolo di Quebec City svela il paradosso di questo summit e del progetto dell'Area di Libero Scambio delle Americhe: si abbattono le barriere per le merci e gli investimenti, ma se ne alzano tra le persone, le classi, le etnie, i generi, nel cuore stesso delle metropoli. Lo hanno spiegato per un'intera settimana quelli del Summit dei Popoli, 2300 delegati di gruppi ambientalisti, ONG, sindacati, centri di ricerca sociale ed economica di tutto l'emisfero americano. Il loro documento si conclude con una condanna senza appello: non è possibile alcuna mediazione, il FTAA deve saltare in quanto "progetto neoliberale razzista, sessista, distruttore dell'ambiente". Non hanno accettato alcun confronto coi rappresentanti dei governi e delle grandi corporations, niente emendamenti né contentini. A Seattle, qualcuno ancora coltivava simili illusioni. Oggi non più, ed è evidente la sintonia tra l`azione di strada e i seminari tenutisi nelle aule dell`università.
Proprio dal campus di Laval partono i tre cortei. I diecimila manifestanti sono prevalentemente canadesi, e quasi tutti del Quebec. La frontiera tra USA e Canada si era trasformata in una lunga cortina di ferro presidiata da ogni genere di polizia. Centinaia di attivisti statunitensi sono stati respinti con ogni genere di pretesto. A volte è bastato il possesso di un volantino anti-FTAA. Ne ha fatto le spese anche la carovana organizzata dal Direct Action Network e dal collettivo Ya Basta! di New York, cinquecento militanti che hanno cercato invano di passare con un'azione di disobbedienza civile e l'aiuto dei mohawks della riserva di Akwesasne, tagliata in due dal confine. Solo pochi militanti di Ya Basta! sono riusciti a entrare. A differenza di quello europeo, il movimento nordamericano non si era mai dovuto porre il problema delle frontiere e della loro chiusura.
La giornata del 20 vede in piazza le componenti più radicali. Colpisce la giovanissima età dei manifestanti. Sfilano volti imberbi, tanti studenti universitari ma anche adolescenti delle high schools, negli spezzoni dei non-violenti del GOMM, tra le tute bianche di Toronto e altre città che salutano a mignolo alzato, tra i libertari della CLAC (Convergence des luttes anticapitalistes) e nel "famigerato" Black Bloc. L`esempio di Praga si è rivelato contagioso: per la prima volta in terra americana si vedono caschi, corpetti da hockey, parastinchi e paragomiti. A differenza di Seattle, nessuno infrange vetrine, e nessuno si dissocia dalle azioni degli altri. Abbattere le mur de la honte è l'obiettivo comune, condiviso anche da alcuni steelworkers dei sindacati e dai mohawks di Akwesasne.
La reazione dell`antisommossa non si fa attendere: la manifestazione viene dichiarata "une émeute", un tumulto, e irrorata di gas urticanti e stordenti. E' la versione urbana del bombardamento "chirurgico": dopo una prima, violenta carica con tanto di idrante, la polizia si attesta lungo la breccia e spara centinaia di candelotti senza mai venire a contatto. Una piccola banda di tamburini dirige e scandisce i contrattacchi dei dimostranti, che armati di una catapulta rispediscono i candelotti al mittente. L`inizio del summit è ritardato di due ore, George Bush Jr. è costretto a lasciare in aeroporto la limousine e raggiungere con l`elicottero militare la cittadella assediata. Lo scontro prosegue per ore, finché la polizia non comincia a sparare proiettili di gomma, e parte il rastrellamento. Intorno alle 7.00 pm si contano 38 arrestati, 12 feriti e una manciata di "dispersi". Fa scalpore il caso "alla cilena" di Jaggi Singh, leader del movimento quebecchese, aggredito da poliziotti travestiti da dimostranti, picchiato e trascinato via in un furgone. Per ore il supporto legale del movimento non riesce ad avere sue notizie.
Piccoli gruppi di affinità si ricompattano e continuano ad attaccare il perimetro fino a tarda notte.
Solo poche ore dopo affluiscono in città migliaia di lavoratori della Centrale des syndicats du Quebec, per il grande corteo unitario di sabato. La presidente della CSQ Monique Richard denuncia "le eccessive misure di sicurezza e il clima di paranoia collettiva" e dichiara: "Non ci spaventano, oggi marceremo anche contro la violenza istituzionalizzata dell'FTAA".
Mentre scriviamo, l`afflusso sulla Grande Allée e al porto vecchio sembra confermare e addirittura superare il pronostico di 30.000 partecipanti al corteo.>>


BOLOGNA SOCIAL FORUM INFORMAZIONE RETE DOCUMENTAZIONE CALENDARIO E APPUNTAMENTI HOME