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No allo sgombero di Ranzani
Spazi pubblici liberati

 



Troppi sono gli squilibri tra chi possiede i mezzi e gli strumenti e chi fa fatica a garantirsi una sopravvivenza dignitosa senza essere stritolati dal sistema di produzione.
Troppe sono le risorse e i beni volutamente inutilizzati in città che potrebbero essere destinati ad usi sociali, ricreativi e produttivi, e, che, invece, danno un'immagine degradata e abbandonata, terreno e humus di un processo di desertificazione sociale.
Il nostro modo di dire no alle ingiustizie sociali è mettere in atto azioni dirette, come vivere, attraversare luoghi e siti in disuso, per destinarle a luoghi di aggregazione di produzione e di fruizione di eventi culturali e sociali. E' proporre un agire politico che è vivere, riempire di contenuti spazi e contesti cominicativi, produrre spazi pubblici liberati.
Vogliamo dare uno stimolo alla riqualificazione urbana in un ottica non di cementificazione ma di riutilizzo di beni dimessi e loro uso per la collettività.
Vogliamo contribuire a costruire uno spazio pubblico liberato dalla logica del profitto, uno spazio delimitato dal campo dell'agire di soggetti diversi, ognuno con proprie competenze e specificità, ma tutte caratterizzate dall'agire verso un raggio di azione che trascende "l'agire privatistico" per investire la sfera pubblica, per perseguire obbiettivi di "utilità sociale", sia nel senso di migliorare le condizioni di vita di persone in stato di bisogno o di necessità, sia per migliorare le condizioni di un territorio, di una collettività, di una comunità.
Una sfera pubblica, quindi, non più emanazione diretta e di stretta competenza delle istituzioni statali e amministrative, ma campo di interesse e di agire di più soggetti: singoli, gruppi informali, comitati spontanei, e soggetti delle reti informali, associazioni. Una sfera pubblica che è il risultato della messa in rete, della partecipazione di più soggettività, e che riconosce un modello di agire in una dimensione più propriamente politica, sociale in cui si riconoscono ed si integrano le diverse realtà presenti sul territorio.
E' un nuovo modo di fare politica dal basso attraverso l'autorganizzazione del sociale. Si sono poste molte prerogative per riconoscere e praticare aree di comunicazione orizzontali, dove fare crescere e migliorare i flussi e i contatti nella rete sociale, ma molto ancora c'è da fare per proporre uno spazio sociale liberato dal vincolo e dalla necessità della mediazione dei media del denaro e del potere nelle relazioni sociali, dove dare forma a nuove forme di organizzazione, nuovi canali di comunicazione e di conflitto.

Liberart
Associazione di promozione sociale
http://digilander.iol.it/liberart



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