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New Sociality

di Pino de Marchi

Tra il 12 e il 15 di giugno l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha convocato a Bologna un convegno sulle piccole e medie imprese nella prospettiva della globalizzazione.

Per tale evento si è costituito a Bologna un spazio pubblico e plurale di dissidenza critica per contrastare una visione unidimensionale dei processi di globalizzazione degli immaginari e delle forme di realtà dominanti. Tali processi non sono espressione né di necessità naturali né di libere culture ma di una semplificata visione della realtà, dei bisogni e dei desideri da parte di executivies (esecutivi)dispotiche economiche e finanziarie , politiche, comunicative e scientifiche transnazionali che si preoccupano esclusivamente di estrarre valore dalle nature, dalle attività umane materiali ed immateriali , dalle culture e di attivare forme di comunicazione invasiva e condizionante dei comportamenti sociali.

Un processo apparentemente trasparente, democratico, spontaneo, gioioso che incontra favori sia tra gli ingenui e-conomist (nuovi economisti liberisti e non) che tra larghi strati di e-robinsons (avventurosi)immateriali e materiali che coltivano una semplicistica illusione smithiana già vista operare nei secoli passati che gli equilibri generali economici e sociali siano governabili da una mano invisibile chiamata net-economy.

ROBINSONATE DIREBBE IL VECCHIO CRITICO DELLA OLD ECONOMY

Mani visibilissime e parzialissime come ci ha fatto vedere la rivolta di Seattle, si celano dietro le executivies delle organizzazioni internazionali(BM, FMI, WTO, BCE, OCSE ETC.).

Mani visibilissime ormai da tempo fanno pressioni sui governi locali, spesso complici nella riduzione delle forme di regolazione pubblica dei lavori dipendenti normati nell'epoca keynesiano-fordista.

Dentro ai processi di deregolazione ed autonomizzzione dei lavori degli anni ottanta e ai processi di socializzazione del modo di produzione e dei suoi strumenti a livello territoriale e virtuale è emersa una nuova composizione variegata e contraddittoria di classe, nei mille volti contemporanei del lavoro atipico e dell'auto-impresa ad alto contenuto di know how (altatecnologia) come di quello eterodiretto precario, invisibile e sommerso sia a bassa che ad alta tecnologia che chiede nuovi diritti di cittadinanza alle residuali istituzioni locali ed europee.

Una forma di socializzazione produttiva vissuta come rovesciata, competitiva, creativa, preoccupata non solo dei risultati economici e finanziari ma anche dei rischi costanti di esclusione dai mercati e dal reddito.

Dall'altro mani visibilissime ormai da tempo consigliano gli amministratori politici locali del Nord di avviare processi di de-cittadinizzazione che facciano scomparire le vecchie garanzie sociali del welfare state e dall'altro ricattano i paesi periferici del sud ed est con prestiti, debiti frutto di esosi interessi. Tali executivies inter-E-locali (esecutivi internazionali e locali, interlocali per la ormai scomparsa degli stati nazione) diffondono una ideologia del welfare market (benessere del mercato) che ha come risvolto reale un accelerato arricchimento di pochi e-robinsons virtuali e la pauperizzazione dei molti lavori che crescono senza certezza di reddito e di cittadinanza.

Il pianeta dev'essere governato da un'unica legge ritenuta naturale che è quella del mercato globale e da una derivata economia dell'informazione e dei saperi chiamata new-economy.

A questa forma unilaterale della globalizzzione intendiamo contrapporne mille piani di socializzazione più complessi, più plurali e più singolari.. Una globalizzazione di corpi viventi, virtualmente interconessi planetariamente in una net-society(mente-corpo-cognitario) ma anche localmente in una street-society (mente-corpo-emozioni) al fine di valorizzare per tutti gli esseri viventi le molteplici forme di vita, di sapere, di tecnologie, di comunicazione, di socialità e di attività umane espressive.

Noi pensiamo però che siano necessarie per autogovernare tali processi caotici ed intelligenti la costituzione di una sfera pubblica inter-locale aperta ai migranti denominata new sociality.

Rete orizzontale che ripensi le istituzioni pubbliche(come seconda natura) intendendole però in un unico senso quello deleuziano, come soddisfazione dei bisogni e dei desideri sociali.

Rete come interfaccia delle molteplici attività umane interconessa alla stessa rete internet dell'avversa e narcisistica new economy.

Una new sociality estesa dal locale/villaggio del Chiapas alla globale Los Angeles attraverso lo spazio intermedio delle citta metropolitane e non europee(parigi, berlino, bologna,cannacati) affermi una nuova cittadinanza aperta o per dirla con i classici un auto-governo pubblico dell'economia.

Perché quello di cui manca a tutta questa "spontanea" new economy come del resto anche la old economy è la socializzazione della ricchezza sociale prodotta.

Senza forti leve fiscali(Tobin tax e altro) e istituzioni politiche caosmotiche e socialmente autorevoli non si dà cittadinanza piena ma solo una volontaria e servile condizione umana, narcisistiche singolarità oppure sporadiche esperienze comuni.

Per quanto riguarda le forme della contestazione intendiamo riaffermare che siamo consapevoli di abitare un corpo sociale e planetario cybernizzato e virtualizzato(protesi) ma nello stesso tempo di avere un corpo nel senso degli antichi, "habeas corpus", cioè di disporre di noi stessi e di avere conseguenti diritti. (passioni).

Un corpo fatto di desideri e bisogni che intendiamo soddisfare. Un corpo complesso fatto di culture, emozioni e saperi che resta ancora la misura della felicità, delle paure, del dolore e della trasformazione della realtà. Perfino "l'imperatore" Clinton non può tacere delle sue perversioni. Ma non abbiamo solo un corpo singolare abbiamo anche un corpo comune da abitare e vivere che è il pianeta.

Tutto questo è riproducibile ma nella sola forma della copia e non dell'originale. Noi vogliamo rimanere "originali" e incrociati e abitare in un mondo originale e incrociato pur sostenendoci sulle tecnologie e le relative culture.

La rivolta intellettuale ed esistenziale è la misura dell'umano e anche del post-umano.


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