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COMUNICAZIONE DI GIACOMO DE BARRE
voglio prima di tutto rivolgere il saluto mio e dei Sinti di Modena ai Rom, ai Sinti e ai gagi riuniti a Napoli per discutere della nostra situazione. Anche se con molte differenze, soprattutto nel modo di vivere, Rom e Sinti sono lo stesso popolo. Io sono un sinto valcio, cioè di origine francese e devo dire che, da quando i miei antenati sono venuti in Italia, non è che questo paese ci abbia trattati molto bene. Alla pari dei Rom venuti di recente dallest, noi Sinti italiani siamo discriminati e abbiamo bisogno di combattere tutti insieme, prima di tutto per il rispetto dei diritti umani e civili, insieme ai nostri fratelli Sinti e Rom di tutto il mondo e con i gagi al nostro fianco. Credo che sia fondamentale che anche in Italia i Sinti e i Rom comincino a prendere la parola sulle cose che li riguardano; credo anche che sia giusto portare i nostri reclami, le nostre proteste e le nostre richieste sino alle corti e alle commissioni europee e internazionali, che ci possono aiutare molto più di quanto hanno fatto i politici italiani negli ultimi 25-30 anni. Credo sia importante che i giovani conoscano la storia, soprattutto la nostra storia affinché certe cose orribili che ci sono capitate non si ripetano e penso che anche in questo i gagi ci possano dare una mano, anche se non possono mai, in alcun modo, sostituirsi a noi. Il problema di vivere nei campi (pensate che io in un campo di concentramento ci sono addirittura nato, nel 1940) è uno di quei problemi che abbiamo in comune con i nostri fratelli Rom e Sinti che vengono da altri paesi. Ormai sui campi è stato detto di tutto, anche se forse non sarà mai abbastanza e comunque non sarà mai come viverci. Qui si parla da molto tempo di micro-aree, pezzi di terra comunale da assegnare a singoli gruppi familiari in base alla legge e ai contributi regionali. In questo, ad esempio, noi Sinti siamo diversi da quelli che chiamiamo i Rom slavi. Infatti noi non vogliamo lasciare le nostre carovane ma cerchiamo solo un posto dove appoggiarle, un posto con un po di ghiaia, dei servizi decenti e un po di intimità familiare; infatti il sapere di poter girare con il nostro lavoro ci fa sentire più liberi, mentre molti Rom slavi sono abituati a stare nelle case. A parte il campo e il rapporto con le associazioni, un problema è costituito dal lavoro. Pochi di noi hanno ancora le giostre: per noi dello spettacolo viaggiante i problemi si chiamano tasse alte, regolamenti severi, poche piazze e a volte un atteggiamento ostile e razzista nei nostri confronti, atteggiamento che purtroppo sembra peggiorare negli anni invece di migliorare. Molti dei nostri giovani, però, non sono nati nel viaggio. Molti di loro le giostre non le hanno neanche mai viste e se avessero qualche opportunità seria di lavoro dipendente saprebbero farsi valere. Il difficile, semmai, è per noi adulti che, abituati a viaggiare, ci troviamo piantati per sempre in un campo-nomadi. Credo che formare delle cooperative potrebbe essere unidea che funziona, ma al fianco di qualche gagio di fiducia che ci aiuti con la parte più burocratica. La difesa dalle discriminazioni è una delle necessità che stanno diventando più drammatiche con il passare del tempo. Latteggiamento delle forze dellordine peggiora. Quando vengono al campo, in numero sempre spropositato e con fare eccessivamente rude, ci prendono sotto tutti: colpevoli, sospettati, innocenti, bambini, donne, anziani, disabili. Ci sequestrano gli averi e dobbiamo essere noi a dimostrare la nostra innocenza. I giornali escono con titoli che ci dipingono come criminali e quando linchiesta dimostra che non era niente, o era poca cosa, scrivono sì e no due righe. Nel frattempo, agli occhi di tutti i gagi siamo diventati dei feroci assassini. Se ci sentiamo umiliati dagli abusi e cerchiamo di difenderci prendendo un avvocato, è comunque molto difficile perché cè pregiudizio nei nostri confronti da parte dei giudici e degli stessi avvocati. Bisogna sempre sperare di trovare la persona giusta che dà una mano, perché per le cosiddette vie normali il sinto ha sempre torto. Credo che una piattaforma nazionale possa essere portata avanti da Rom, Sinti e gagi insieme, anche se poi le richieste dei Sinti italiani e dei Rom di altri paesi non possono essere le stesse, perché sono diversi molti dei problemi. Credo che una bozza di questa piattaforma debba essere fatta circolare e discussa in modo serio e approfondito in tutti i posti dove vivono i Sinti e i Rom. Allora forse anche i molti Sinti che hanno perso la fiducia potrebbero sentirsi più coinvolti. Credo che pur avendo i gagi al nostro fianco, dobbiamo essere noi Sinti a prendere la parola, per il nostro presente e per il futuro dei nostri figli e nipoti. E importante fare degli incontri a livello locale, ma nellorganizzarli si devono tenere presenti le distanze e le nostre esigenze di lavoro. per i Sinti modenesi comunicazione raccolta da Davide Ravera Bastiglia (Mo), 2 giugno 2000
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