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Persone - individui e famiglie
presenti a Villa Magistrini
Castel Maggiore — Bologna
rilevazione a cura del Centro Multietnico Navile

in collaborazione con il Centro Lavoratori Immigrati CGIL di Bologna



Bologna 30.7.01


Villa Magistrini — Genova, andata e ritorno.


Siamo andati a Genova perché impegnati:

  • alla costrizione di una accoglienza, rivolta all’immigrazione e alla profuganza, strutturata all’integrazione e alla mobilità sociale dei nuovi cittadini;
  • al superamento della cladestinazione degli immigrati e dei profughi prodotta dalle politiche sicuritarie e dagli interventi distorti, repressivi ed assistenzialistici delle istituzioni;

Siamo andati a Genova partendo e ritornando alla villa Magistrini perché impegnati:

  • a descrivere l’esistente, informando e producendo informazione in modo che si conosca le situazioni estreme e i meccanismi che le creano. Nessuno può dire che non sapeva;
  • alla costruzione di linee di resistenza per recuperare dignità e umanità, per cercare di superare i circuiti di violenza intenzionale, quotidiana e programmata;
  • per la ricerca di prospettive dell’immigrazione e della profuganza, riconoscendo ai nuovi arrivati (singoli o famiglie che siano) i percorsi di integrazione sociale, il diritto alla piena cittadinanza e il diritto al voto amministrativo.

Siamo andati in villa Magistrini per queste ragioni. E sono queste le ragioni con le quali abbiamo condotto il censimento delle persone che ne abitano e vivono.
La rilevazione è stata effettuata nelle giornate di venerdì 27 e sabato 28 luglio 2001, in orario pomeridiano e serale in modo da reperire il più possibile persone che durante il giorno sono impegnate in attività lavorative regolari e non.
Sono stati intervistati solo i capofamiglia che occupano la zona sud-est dello stabile di Villa Magistrini (la più degradata); si tratta di famiglie Rom di cittadinanza Jugoslava e provenienti dalla Serbia centrale (la zona fra il confine del corridoio di Brsko e Beograd) e dal Kosovo, in Italia da più anni (almeno per la gran parte di loro), per motivi di tipo economico, poiché la loro situazione in Jugoslavia è diventata sempre più difficile sia per la crisi economica che per la guerra interna e internazionale/umanitaria.
Undici nuclei familiari sono arrivati direttamente dalla Jugoslavia a Bologna e si sono insediati a Villa Magistrini.
Tutti gli altri hanno percorsi più o meno regolari in Italia e quasi esclusivamente a Bologna: hanno subito gli sgomberi effettuati nella prima metà degli anni novanta (6 famiglie sono passate dal Lungo Reno e poi dal Cerioli, 4 solo dal Cerioli). Otto nuclei familiari hanno subito espulsioni amministrative dai CPA del Comune di Bologna (7 da Trebbo e 1 da Pianazze).
Questi i risultati della gestione assistenzialista e securitaria degli interventi che è stata attivata dalle istituzioni bolognesi (ed in primis
dal Comune) già a partire dalla gestione dei fondi erogati per l’applicazione sul territorio della Legge 390/92 e che è ancor oggi in essere, non ostante gli evidenti fallimenti di questa impostazione ed i successi invece registrati là dove si è lavorato per l’integrazione sociale a partire dall’inserimento scolastico e lavorativo (Cfr. Bazzano, Budrio, Casalecchio, Medicina, ecc.).
Il fatto che la maggior parte di queste persone abbiano avuto o hanno ancora un lavoro regolare o meno è la piena dimostrazione del fatto che il fallimento della loro integrazione è il risultato della gestione distorta degli interventi di accoglienza e degli impedimenti burocratici ed amministrativi posti dalla legge 40/98.
Dai dati ufficiali della polizia municipale: nel 1999 sono stati effettuati n° 1792 controlli sui "nomadi", 626 controlli e sgomberi di aree occupate abusivamente da "nomadi" ed extracomunitari, 154 controlli nei Centri di prima accoglienza per immigrati e profughi. Nel 2000 gli sgombei arrivano a n° 453 e a 1495 i controlli
"persone sbandate a dedite ad illegalità di vario genere"
A che cosa sono serviti questi interventi? Solo a sprecare soldi pubblici e creare ancora più disagio e diffidenza intorno a queste persone, bisognose di accoglienza e di percorsi strutturati per uscire dalle emergenze.
La villa è abitata anche da un gruppo di immigrati singoli provenienti soprattutto dal Pakistan (circa 70 persone stimate), dal Magreb (circa 20 persone stimate) e dall’Europa dell’Est (circa 6 donne stimate). Non è stato possibile intervistare queste persone sia per difficoltà dovute alla diffidenza (non socializzano come i Rom), sia per difficoltà comunicative e di tempo: per lo più queste persone, che non hanno con sé la famiglia, sono presenti durante le ore notturne e usano la villa solo per dormire.
Lo stabile si trova in Via di Vittorio, nella campagna circostante Castel Maggiore, al confine con Bologna, ed è in condizioni di estremo degrado essendo una struttura in costruzione/ristrutturazione abbandonata. I pericoli soprattutto per l’incolumità dei bambini non sono pochi:

  1. buchi nei pavimenti al primo piano dai quali si rischia di precipitare al piano terra;
  2. porte-finestre al piano superiore aperte senza alcuna protezione se non quelle di fortuna erette dagli abitanti della villa;
  3. mancanza di scalini per salire o scendere i piani intermedi Montagne di rifiuti ed escrementi umani ed animali;
  4. la presenza dei topi che invadono anche gli spazi abitati è impressionante, soprattutto durante le ore notturne;
  5. vani per l’ascensore aperti e non protetti;
  6. assenza di servizi igienici;
  7. assenza totale di acqua che viene recuperata dal campo di Trebbo di Reno distante 7 chilometri;
  8. assenza di elettricità;
  9. uso di fugon (secchi nei quali viene acceso un fuoco con la legna oppure scatole da conserva alimentate ad alcool) dentro "casa" (camere recuperate e divise da cartoni) per cucinare

L’odore insopportabile che stagna nell’aria è per certi versi simile a quello delle aree sosta zingari, soprattutto in estate … quasi a ricordarci che un campo -abusivo o autorizzato, regolare o irregolare- è sempre un campo, cioè un luogo di separazione e di degrado, di emarginazione ed esclusione dove le condizioni di vita sono estreme e si acutizzano giorno per giorno, in una spirale senza fine.
Sono presenti in totale 101 persone suddivise in 31 nuclei familiari. Nove capofamiglia hanno dichiarato di avere lasciato in patria il coniuge e/o i figli minori, tutti presso i nonni materni o paterni. Il loro desiderio è comunque quello di portarli qua per le condizioni di fame e miseria che debbono sopportare nel proprio paese (!).
Cinque fra questi capofamiglia hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro ancora in corso di validità, non hanno potuto usufruire dei percorsi per l’integrazione e chiedono una sistemazione abitativa dignitosa per sé e per i propri familiari. Altri tre hanno permessi di soggiorno che potevano essere rinnovati e per questo hanno in corso cause legali. Vi sono inoltre alcune persone che hanno fatto richiesta di asilo e sono in attesa di risposta dai competenti organi governativi.

Tutte queste persone sono comunque perfettamente in grado di integrarsi —perché tutte con esperienze lavorative attuali o pregresse- se solo fossero minimamente sostenute a superare gli ostacoli posti dalla legge per ottenere un permesso di soggiorno (questione dei flussi, non applicazione delle norme sul ricongiungimento familiare, impossibilità di lavoro regolare per gli asilanti, ecc.) e fosse loro offerta una sistemazione di prima accoglienza (opzione possibile anche ai sensi dell’art. 38 L. 40/98 là dove dice che è facoltà del Sindaco offrire accoglienza nei Centri anche a cittadini non in regola con le norme sul soggiorno).

In ogni caso, al di là delle norme in essere -oggetto/soggetto delle politiche e delle campagne elettorali- dovrebbe essere perseguibile penalmente chi abbandona intere famiglie, bambini, adolescenti, adulti, in condizioni così disumane ed è per senso di umanità e della nostra e loro dignità, che occorre intervenire al più presto con soluzioni concrete e non con effimeri sgomberi e/o rimpatri più o meno forzati, i cui risultati sono sotto i nostri occhi proprio a Villa Magistrini.

 

  1. DATI RELATIVI AI NUCLEI FAMILIARI
    nuclei familiari rilevati 31 per un totale di 101 persone
    Di cui adulti 61 minori 40
    Dei 61 adulti: presenti a Villa Magistrini durante la rilevazione 50, persone assenti 11
    Dei 40 minori: presenti a Villa Magistrini durante la rilevazione 13 minori assenti 27
    Attualmente è con il proprio nucleo familiare: si 22 - no/in parte 9

    COMPOSIZIONE DEI NUCLEI FAMILIARI
    Nuclei composti da 1 persona: 3
    Nuclei composti da 2 persone: 6
    Nuclei composti da 3 persone: 10
    Nuclei composti da 4 persone: 8
    Nuclei composti da 5 persone: 2
    Nuclei composti da 7 persone: 2

  2. DATI ANAGRAFICI RELATIVI AI CAPOFAMIGLIA
    Sesso: M 29 - F 2
    Stato civile: libero 2 - coniugati 20 - convivente 9
    Paese di Residenza: Sabac, Krupanj, Loznica
    Nazionalità: serba
    Etnia: rom
    Religione: ortodossi 27 - musulmani 4
    Lingua madre: Romanes 30 - Rumeno 1
    Altre lingue conosciute: Serbo-Croato 31 - Albanese 4

    Ha documenti: Sì 28 - No 3
    Passaporto: sì 25 - no 6
    Carta Identità: sì 24 - no 7
    Patente: sì 9 - no 22
    Codice fiscale: 1
    Libretto di lavoro: 2
    Residenza: 3
    Certificato di nascita: 1

    Permesso di soggiorno: sì 5 - no 23 - scaduto 3
    Se scaduto indicare il motivo del permesso e la causa della scadenza
    • l.390/92 (Crevalcore)
    • Motivi di lavoro.
    • Decreti dopo la legge 390/92

    Stato di Salute (dichiarato): Malati 2 - Gravidanza (dichiarata) nessuna

  1. LIVELLO DI SCOLARIZZAZIONE ED OCCUPAZIONE DEI CAPOFAMIGLIA
    Livello di scolarizzazione in patria
    Scolarizzati: 27
    Non scolarizzati: 4
    Fino a 6 anni: 6
    Fino a 8 anni: 15
    Fino a 14 anni: 6

    Qualifica professionale in patria
    • Senza qualifica: 19
    • Con qualifica: 12
    • Muratore: 6
    • Tassista: 1
    • Saldatore: 1
    • Meccanico auto: 1
    • Idraulico: 1
    • Musicista: 1
    • Carpentiere: 1


Esperienze di lavoro in patria

  • Senza esperienza: 5
  • Con esperienza: 27
  • Muratore: 11
  • Operaio generico: 9
  • Saldatore: 1
  • Taglia legna:1
  • Tassista: 1
  • Musicista: 1
  • Idraulico: 1
  • Aiuto cuoco: 1

  • Esperienze di lavoro in Italia

      • Senza esperienza: 17
      • Con esperienza: 14 di cui 6 in regola, 7 in nero, una borsa lavoro
      • Muratore: 5 tutti in nero
      • Metalmeccanico: 2 uno in nero
      • Facchino: 2
      • Giardiniere: 1
      • Imbianchino: 1 in nero
      • Addetto alle vendite: 1
      • Operaio generico: 1
      • Borsa lavoro comune di Crevalcore: 1

     

    Bologna 30.7.01

    Per il Centro multietnico Navile
    Dimitris Argiropoulos


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