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Repubblica Bologna, 28/02/01
Dopo le iniziative a suo favore,
Malberen non è più sorvegliato
"Grazie a tutti, ora mi curano"
di Luigi Spezia
«Qui si sta meglio, grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato». Poche parole e Malberen Markovic ritorna nella sua camera tirandosi dietro la flebo. E' molto provato, ma finalmente non ci sono più gli agenti del carcere a controllare i suoi spostamenti. Da ieri mattina, il detenuto albanese malato di tumore che per mesi è rimasto in cella alla Dozza senza che nessuno capisse la causa delle sempre più precarie condizioni di salute, può finalmente curarsi. Anche dopo linteressamento al caso anche del nostro giornale, Markovic è stato trasferito dalle stanzette carcerarie della Medicina durgenza del SantOrsola al reparto di Oncologia del professor Andrea Martoni. Non è libero, ma è agli arresti in ospedale senza particolari misure di contenimento, come se fosse agli arresti domiciliari. La diagnosi non lascia dubbi e ieri mattina, appena entrato nel nuovo reparto accompagnato dalla moglie Kabjana Zeqo e dalla figlioletta, è stato subito sottoposto ad una prima seduta di terapia antitumorale.
Del caso, si era occupato due giorni fa il Consiglio comunale su istanza del consigliere di Rifondazione Valerio Monteventi, che chiedeva un voto per sollecitare la sospensione della pena. Il giudice di sorveglianza aveva già deciso per gli arresti in ospedale già da sabato o lunedì su istanza dellavvocato Alessandro Cristofori, ma solo ieri mattina è stata data esecuzione al provvedimento che riconosce la non compatibilità delle condizioni di Markovic con il carcere. Nel pomeriggio, è andato a visitare il detenuto il consigliere regionale di Prc Bruno Carlo Sabbi, ricevuto dalla dottoressa Bruna Angelelli e ha consegnato a Markovic il testo dellordine del giorno votato in Consiglio. La moglie non è ancora soddisfatta della sua battaglia: «Il giudice di Milano ha concesso la libertà incondizionata, a Bologna hanno dato solo gli arresti domiciliari e questo non aiuta lo stato psicologico di mio marito».
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