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L’Emilia Romagna si colloca ai primi posti a livello nazionale, così come l’Italia è ai primi posti in Europa per infortuni e mortalità sul lavoro.

Di lavoro si muore, si diventa invalidi, ci si ammala, per oltre cinque milioni di italiani il lavoro non c’è, per ciò si vorrebbe disprezzarlo, ma il ricatto della materialità dell’esistenza, ci impedisce persino di odiarlo come si converrebbe. La situazione però è tale che, se non si apre una nuova stagione di lotte, i pochi diritti rimasti se ne andranno sotto i colpi mortali di nuove forme di precarietà e competitività più o meno globali.
La deregulation liberista, tanto invocata dal centrodestra e accettata e praticata violentemente dal centrosinistra come unico orizzonte possibile, cala come una pesante mannaia sulle residue tutele dei lavoratori, il mercato li vuole flessibili, disponibili a tutto e senza pretese o richiesta di garanzie, infatti le vittime degli incidenti aumentano e si verificano sempre di più nei settori marginali e "umili" del lavoro, in quello semi-autonomo, in quello interinale, in quello saltuario e in quello irregolare.
Morti bianche, infortuni, malattie professionali. L’Emilia Romagna e così Bologna si collocano ai vertici nazionali dell’infausta graduatoria degli incidenti determinati dall’insicurezza del lavoro. Il falso mito del mercato e della competitività uniti alla progressiva precarizzazione del lavoro sono elementi determinanti di questa situazione, così come lo sono il supersfruttamento e la condizione irregolare degli immigrati.
E’ l’intero modello emiliano, basato sulle piccole e medie imprese (celebrate dal recente vertice OCSE), ad essere messo in discussione e a dover rispondere di questa situazione. E’ la loro concorrenzialità, basata sul supersfruttamento della mano d’opera, ad essere una delle cause principali degli incidenti sul lavoro.

Tabella informativa (raffronto statistico con le altre regioni e città)

Regione
1995
1996
1997
1998
1999
Piemonte
79.330
77.654
74.274
74.539
73.847
Valle D’Aosta
2.329
2.373
2.333
2.293
2.287
Lombardia
157.365
153.560
150.154
153.580
149.627
Liguria
30.661
30.146
28.894
28.887
28.929
Trentino Alto Adige
24.879
24.376
23.724
23.939
24.346
Veneto
118.732
119.129
117.468
121.679
122.126
Friuli Venezia Giulia
27.737
27.565
26.037
26.853
26.821
Emilia Romagna
126.895
126.039
118.911
121.449
123.259
Toscana
74.714
71.138
67.934
68.148
68.483
Umbria
17.723
17.185
16.440
16.716
17.749
Marche
31.112
30.014
29.803
31.644
32.024
Lazio
47.522
45.198
45.305
46.692
46.688
Abruzzo
19.764
19.045
17.651
18.655
19.123
Molise
3.673
3.661
3.527
3.522
3.690
Campania
31.452
31.108
31.288
32.291
33.278
Puglia
37.970
36.477
34.526
36.210
38.837
Basilicata
6.697
6.854
6.957
6.303
6.553
Calabria
9.830
10.298
9.939
10.685
11.608
Sicilia
27.776
27.415
27.044
28.604
29.482
Sardegna
14.725
13.787
12.754
13.363
13.335
ITALIA
890.436
873.022
844.963
866.052
872.092
Nord-ovest
269.685
263.733
255.655
259.299
254.690
Nord-est
298.243
297.109
286.140
293.920
296.552
Centro
170.621
163.535
159.482
163.200
164.944
Sud
109.386
107.443
103.888
107.666
113.089
Isole
42.501
41.202
39.798
41.967
42.817



Infortuni sul lavoro denunciati dalle aziende

Provincia
1995
1996
1997
1998
1999
Bologna
27.997
27.719
24.081
24.694
27.771
Ferrara
7.324
7.162
7.283
6.972
6.810
Forlì
10.334
10.384
10.411
10.250
10.819
Modena
26.983
26.680
25.307
25.437
23.828
Parma
12.219
11.765
11.806
12.170
12.339
Piacenza
5.678
5.845
5.658
5.834
5.667
Ravenna
12.314
11.603
10.734
11.097
11.099
Reggio Emilia
17.878
18.607
17.847
19.051
18.732
Rimini
6.168
6.274
5.784
5.944
6.194
Emilia Romagna
126.895
126.039
118.911
121.449
123.259




L’incremento degli incidenti riguarda i settori tradizionalmente poveri come agricoltura ed edilizia. Nel primo caso, i morti nei primi undici mesi del ’99 sono stati 134 (contro i 118 dell’anno precedente); quanto all’edilizia, si è passati dai 210 morti del 1998 ai 217 del ’99.
Secondo l’INAIL nel comparto agricolo la meccanizzazione ha aumentato i fattori di rischio del lavoro nei campi (17 per cento contro il 7 per cento dell’industria). Dal 1950 al 1992, in questo settore il rischio è aumentato di tre volte. La macchina più pericolosa è il trattore: causa circa ottomila infortuni all’anno, 50 di essi sono mortali.
Si allarga dunque la forbice tra settori ricchi (dove la sicurezza è tendenzialmente in aumento) e settori poveri dove, cifre alla mano, le cose stanno nettamente peggiorando. Il rapporto tra sicurezza e aumento dei profitti è inversamente proporzionale, il diminuire della sicurezza fa aumentare i profitti, come del resto, l’aumentare di questi ultimi si sposa con il peggioramento delle condizioni di lavoro, nella gran parte delle aziende non si hanno notizie di investimenti in sicurezza.
Purtroppo la catena di lutti che colpisce i lavoratori non si ferma qua, dobbiamo considerare anche la vera e propria strage che sono i decessi per tumore contratto in fabbriche o zone a rischio, raggiungono l’esorbitante cifra di 6400 all’anno. L’INAIL, dal ‘94 al ’97 ne ha riconosciuti e indennizzati appena 500. Non è di certo monetizzando questo sacrificio che si rimedia ai danni provocati dall’amianto, dalle esalazioni delle industrie chimiche, ecc., ma in questo modo, con questi ritardi, al danno si aggiunge la beffa.



A Bologna

VIGILANZA SPECIALE IN EDILIZIA

Nella settimana dal 20 al 25 settembre dello scorso anno, nella provincia di Bologna è stata condotta un’azione di controllo a tappeto nelle aziende edili operanti sul nostro territorio. Nella settimana sono stati controllati 43 cantieri sia pubblici (8) che privati (35), scelti sulla base della conoscenza del territorio. Sono state rilevate 197 aziende e 489 lavoratori, un terzo di questi è risultato irregolare (176 addetti) e ben 46, il 10% del totale, erano totalmente in nero. Il 10% è rappresentato da lavoratori immigrati che al 55% sono irregolari. Oltre il 50% delle aziende esaminate è risultato essere irregolare, nonostante la pubblicità dell’iniziativa di controllo avesse, in un certo senso, dato l’allarme. A nessuno venga in mente di dare la colpa alle aziende venute da fuori: sono appena il 25%.
Sono state rilevate 25 violazioni a norme penali, in materia di occupazione di lavoratori extracomunitari clandestini, di intermediazione di manodopera, di tutela dei minori. Sono stati recuperati 2,5 miliardi di cui 933 milioni di evasione contributiva, 428 milioni di sanzioni amministrative e 1007 milioni di sanzioni in materia di sicurezza.
Dal dibattito che si è svolto a Contropiani è uscita la necessità di occuparsi di questi problemi, per questo si forma un gruppo di lavoro.

Obiettivi del GdL:

  1. Monitorare la situazione sull’intero territorio provinciale e costruire una banca dati autonoma che permetta di conoscere e valutare l’intero fenomeno.
  2. Contribuire a creare le condizioni affinchè sia possibile vertenzializzare i problemi, le omissioni, le irregolarità, ecc., particolarmente all’interno del precario, del flessibile e del sommerso, anche cercando interazioni con i pochi che già se ne occupano (ad es. RLS)
  3. Operare per la creazione di strutture che siano in grado di fornire assistenza tecnica e legale sia per la messa a norma di aziende e cantieri, sia per quanti rimangano vittime di incidenti (nessuno sia lasciato solo!).
  4. Far emergere e rendere pubblico il sommerso del lavoro nero e flessibile.
  5. Denunciare tutte le situazioni a rischio.
  6. Fornire informazioni generali e comportamentali a tutti (pensando anche alla produzione di un apposito bollettino e, qualora se ne verifichi la necessità, di un manuale).

 Per realizzare questi obiettivi (certamente ambiziosi, ma indispensabili per mettere mano sulla piaga dell’insicurezza del lavoro) è necessario che tutti i compagni che vogliono contribuire si segnalino e prendano parte all’attività del gruppo, a partire dalla sua definizione.

Per modificare, raffinare e mettere in pratica la presente bozza di piano di lavoro, proponiamo di tenere un’assemblea pubblica del gruppo durante la seconda settimana di settembre. Nel frattempo idee e segnalazioni possono essere messe in rete.




2000: Aumentano gli incidenti sul lavoro

Se si verifica una concentrazione così alta di lutti e infortuni, il problema è molto grave. Le cause di questo disastro vanno ricercate nell’intensificazione dei ritmi di lavoro, per aumentare la produzione, con crescita occupazionale quasi zero; nella precarizzazione e flessibilizzazione del rapporto di lavoro e la conseguente perdita di diritti, con tutti i ricatti che si possono immaginare. La legislazione è molto avanzata (ad es. il decreto legge 626/94), ma largamente inattuata per le intimidazioni e le difficoltà in cui operano i delegati per la sicurezza (nelle piccole aziende, nell’edilizia, nell’agricoltura e nel vasto mondo del precario e del sommerso neppure esistono). La gran parte delle aziende non investe in sicurezza non considerando che la sua mancanza, non solo mette in pericolo il valore primario della vita umana, ma porta numerose diseconomie e una giusta disaffezione. I padroni hanno paura degli infortuni non perché siano coscienziosi, ma piuttosto per timore degli eventuali risvolti penali a causa delle inadempienze.
Bisogna poi tenere conto di tutta la teoria di appalti, sub appalti e sub contratti, fino al livello individuale, per cui, in gran parte dei cantieri, si trovano ditte e contratti diversi per ogni singola e minima parte del lavoro. Già la confusione e le contraddizioni che si creano tra i diversi contrattisti sono origine di incidenti d’ogni genere. La legge però lascia in capo alla stazione appaltante la direzione dei lavori e la responsabilità sulla sicurezza, se venisse applicata ciò sarebbe sufficiente a migliorare di molto la situazione. Le gare e contratti vengono aggiudicati al massimo ribasso, dove volete che si facciano i tagli ai costi per stare, come si dice, sul mercato? La competitività che viene sbandierata ai quattro venti, che in realtà non è altro che concorrenza senza limiti ne regole, non è solo questione di innovazione tecnologica, ma anche e soprattutto di peggioramento delle condizioni di lavoro, ma questo non viene raccontato.
Infine bisogna considerare anche l’atteggiamento dei lavoratori che non sempre è positivo in questo senso e sono spesso disponibili a monetizzare rischi e dannosità, i bassi salari e le tentazioni della società delle merci fanno il resto. Anche il sindacato ha le sue responsabilità, troppo spesso ha sottovalutato o monetizzato il rischio, accettato il ricatto o sicurezza o posto di lavoro, che invece vivono e muoiono insieme.
Naturalmente i "complici" diretti e indiretti delle disgrazie sono due: le ditte e gli operai che lavorano in nero. Le prime sono concorrenti sleali verso gli onesti, i secondi sono senza rete.



Art. 4 D. Lgs. 626/94

(Obblighi del datore di lavoro, del dirigente e del preposto)

  1. Il datore di lavoro, in relazione all’attività dell’azienda, ovvero all’unità produttiva valuta nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoro esposti a rischi particolari.
  2. All’esito della valutazione di cui al comma 1, il datore di lavoro elabora un documento contenente:
    1. una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
    2. l’individuazione delle misure di prevenzione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione di cui alla lettera a);
    3. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.

  3. Il documento è custodito presso l’azienda, ovvero unità produttiva.

  4. Il datore di lavoro:
    1. designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione interno o esterno all’azienda, secondo le regole di cui all’art. 8;
    2. designa gli addetti al servizio di prevenzione e protezione interni o esterni all’azienda, secondo le regole di cui all’art. 8;
    3. nomina, nei casi previsti dall’art. 16, il medico competente.

  5. Il datore di lavoro adotta le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori ed in particolare:
    1. designa preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
    2. aggiorna le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza del lavoro, ovvero in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;
    3. nell’affidare i compiti ai lavoratori tiene conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;
    4. fornisce ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
    5. prende le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;
    6. adotta le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dà istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
    7. tiene un registro nel quale sono annotati cronologicamente gli infortuni sul lavoro che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno. Nel registro sono annotati il nome, il cognome, la qualifica professionale dell’infortunato, le cause e le circostanze dell’infortunio, nonché la data di abbandono e di ripresa del lavoro.

Questo non è altro che un estratto dal D.Lgs.626/94, quante sono le aziende che lo applicano? Quanti sono i lavoratori che ne hanno conoscenza? Come può essere applicato nelle piccole aziende? Come possono avere analoga tutela i lavoratori individuali, quelli "flessibili" e quelli in nero?

Provincia di Bologna - 1997 25.645 - infortuni sul lavoro (70 al giorno)
Provincia di Bologna - 1999 29.000 - infortuni sul lavoro (80 al giorno)

L’aumento è considerevole, nel ’99 si raggiunge la media è di 80 incidenti al giorno e, si noti bene, parliamo solo di quelli denunciati, nell’ambito del lavoro nero ci si deve purtroppo accontentare di stime che, per quanto ben fatte, non riescono a prendere in considerazione l’intero fenomeno. A questo si deve aggiungere una parte degli incidenti che occorrono agli immigrati che, subendo ricatti di ogni genere, spesso sono costretti a tacere.

In Italia 1999 872.000 infortuni sul lavoro industria, commercio, terziario
1998 886.000 infortuni sul lavoro industria, commercio, terziario
e 1000 malattie professionali vengono denunciate ogni anno



Infortuni e malattie professionali

Periodi
Infortuni
Malattie professionali
Industria e altre attività Agricol. Totale Di cui casi lievi Industria e altre attività Agricol. Totale
Ottobre
1998
79.072 8.727 87.799 14.100 2.268 83 2.351
Ottobre
1999
77.749 7.807 85.556 11.920 1.996 64 2.060
Variaz.% - 1,67 - 10,54 -2,55 -15,46 -11,99 -22,89 -12,38
Nov. 97
Ott. 98
860.949 97.611 958.560 157.796 25.589 916 26.505
Nov. 98
Ott.99
884.671 91.381 976.052 156.529 24.481 810 25.291
Variaz.% 2,76 -6,38 1,82 -0,80 -4,33 -11,57 -4,59


Provincia di Bologna SPSAL (servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) piano d’azione 2000 — 2002 controllo 3% aziende del territorio (2300 imprese) con almeno il 15% dei lavoratori (49 mila dipendenti); 62% comparto costruzioni, 20% metalmeccanico e falegnameria, 7% servizi sanitari pubblici e privati, 1,4% agricoltura più i controlli a richiesta (magistratura, sindacati, singoli lavoratori).

Il Piano Sanitario Nazionale ha posto l’obiettivo di ridurre del 10% gli infortuni sul lavoro, ma guardando gli stanziamenti c’è poco da stare allegri, si intravedono ben poche spinte serie. E’ una tragica presa in giro sulla pelle dei lavoratori, le uniche iniziative che si vedono sono quelle che riguardano ulteriori liberalizzazioni, intese come libertà di sfruttare senza regole né diritti.

Ministero della Sanità per la ricerca 550 mld. all’anno
Ministero del lavoro per la ricerca 350 milioni all’anno
Ministero dell’Università per la ricerca 500 milioni all’anno


Dati 2000 Infortuni a Bologna, periodo 1/6 — 30/6

Gravità in giorni INDUSTRIA AGRICOLTURA CONTO STATO IN COMPLESSO
Tot. Di cui
In itinere
Di cui
In itinere
Di cui
In itinere
Tot. Di cui
In itinere
Tot. Di cui
In itinere
DATI ASSOLUTI
Fino a 4
232
7
5
0
5
0
242
7
da 5 a 15
1421
154
59
1
48
6
1528
161
da 16 a 30
191
27
22
2
9
0
222
29
oltre 30
23
6
3
0
0
0
26
6
Non ripartibili
39
6
2
0
3
0
44
6
Totale
1906
200
91
3
65
6
2062
209
DATI PERCENTUALI
Fino a 4 12,17 3,5 5,49 0 7,69 0 11,74 3,35
da 5 a 15 74,55 77 64,84 33,33 73,85 100 74,1 77,03
da 16 a 30 10,02 13,5 24,18 66,67 13,85 0 10,77 13,88
oltre 30 1,21 3 3,3 0 0 0 1,26 2,87
Non ripartibili 2,05 3 2,2 0 4,62 0 2,13 2,87
Totale 100 100 100 100 100 100 100 100



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