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Le carceri turche e l'Europa silenziosa
Aderiamo con forza e sosteniamo l'appello che segue chiamando la cittadinanza bolognese ad un presidio Venerdì 22 Dicembre 2000 ore 18.00 di fronte al Palazzo del Prefetto (Via IV Novembre, 24) per protestare contro il silenzio del governo italiano nei confronti dei gravissimi fatti che stanno avvenendo nelle carceri turche.
E' questa l'ennesima evidenza che ci porta a denunciare la violenza del governo turco che viene ancora una volta,come fu per Ocalan e la sua richiesta di asilo politico in Italia, nascosta dietro un silenzio inaccettabile se non complice per motivi economici e politici. Infatti la Turchia è partner commerciale privilegiato del governo italiano, probabile nuovo aderente della futura Unione Europea delle banche e delle imprese e fedele alleato della strategia militare NATO in Medio Oriente.
A meno di un mese da Nizza, tra dubbi e contraddizioni, rimangono ancora in piedi le nostre critiche e perplessità sulla coerenza di chi dall'alto ha scritto una Carta dei Diritti basata sugli stessi principi che ora in Turchia non sa, non può, non vuole far rispettare.
NON E' QUESTA L'EUROPA CHE VOGLIAMO!
DECINE DI MORTI NELLE CARCERI,
OFFENSIVA MILITARE TURCA NEL KURDISTAN IRAKENO:
APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE
Proponiamo a tutti i democratici italiani e alle comunità kurde una giornata di mobilitazione nazionale venerdì 22 dicembre, con presìdi e delegazioni in tutte le prefetture e a Roma alle 15 presso la sede delle Nazioni unite.
E' intollerabile il silenzio quasi totale dei governi e delle istituzioni internazionali rispetto alla gravità del massacro dei prigionieri politici in Turchia.
Testimonianze convergenti delle associazioni di tutela dei diritti umani fanno ascendere a molte decine il numero dei detenuti morti nelle venti prigioni assaltate dall'esercito all'alba del 19 dicembre, in maggioranza non suicidi ma stroncati, dopo sessanta giorni di digiuno, dalla violenta irruzione con largo uso di gas e armi da fuoco. Anche all'esterno delle prigioni la polizia ha attaccato con violenza i familiari dei detenuti, molti dei quali anch'essi in sciopero della fame.
Nello stesso tempo migliaia di militari turchi hanno varcato la frontiera di Habur attestandosi con artiglieria e blindati presso le città kurdo-irakene di Ranya e Cakurna. Il contingente appare destinato a intervenire nel drammatico conflitto interkurdo in corso nell'area di Suleymaniye, con l'obiettivo di annientare militarmente la resistenza kurda e seppellire ogni speranza di pace e di dialogo sia turco-kurdo, sia interkurdo.
La comunità internazionale deve muoversi immediatamente da un lato per far cessare il massacro nelle carceri e imporre un'amnistia generale, dall'altro per fermare l'aggressione militare turca e la guerra fratricida nel Kurdistan irakeno.
In particolare le Nazioni unite, che hanno responsabilità formali nel Kurdistan Sud (irakeno), e in particolare l'Unhcr e l'Alto commissariato per i diritti umani di Ginevra, non possono continuare a ignorare una tragedia che fra l'altro moltiplicherà l'esodo disperato dei profughi. Un documento in questo senso sarà consegnato venerdì a Roma al delegato dell'Onu in Italia, mentre documenti consegnati a tutte le prefetture chiederanno che il governo italiano:
- esprima al governo turco non diplomatica preoccupazione o rammarico, ma ferma protesta per le violazioni dei diritti umani e della legalità internazionale, e chieda con chiarezza una seria amnistia, l'abrogazione della pena di morte, delle leggi liberticide e dello stato di emergenza, il ritiro delle truppe entro i propri confini, come condizioni imprescindibili per ogni ulteriore passo avanti dell'integrazione europea della Turchia;
- legittimi esplicitamente in Italia tutte le organizzazioni kurde e promuova, come si impegnò solennemente a fare quando Ocalan era a Roma, processi di dialogo internazionale per una soluzione politica della questione kurda in Turchia e negli altri paesi in cui si pone;
- ponga nelle sedi europee e Onu, e in particolare a Ginevra presso le agenzie Onu per i diritti umani, l'infanzia e i profughi, il problema kurdo e la questione dei diritti umani in Turchia, proponendo l'invio di osservatori internazionali che abbiano accesso anche alle prigioni;
- inverta l'attuale tendenza di collaborazione di polizia con la Turchia e di negazione strisciante dell'asilo politico, riconoscendo il diritto dei profughi kurdi alla protezione umanitaria e all'asilo in Italia, e ad un ritorno in patria in condizioni di dignità e libertà.
Promuovono:
Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia (Uiki-Onlus)
Associazione Azad
email: kurds@ranchdeiviandanti.it
Prime adesioni:
Associazione per la pace
Federazione nazionale dei Verdi
Partito dei Comunisti italiani
Partito della Rifondazione Comunista
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