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Libera Università Contropiani


"Sapere di non Sapere", proclamava Socrate nella sua ricerca dei valori che stanno alla base dell'agire umano. Il rifiuto della filosofia come mero esercizio estetico prese corpo nelle strade e nelle piazze ateniesi. Il dubbio innalzato a senso, motore incessante di desiderio per una conoscenza che non si soffermasse alla superficie degli avvenimenti. E il sapore amaro della cicuta non può reprimere il desiderio della conoscenza, del "capire", che spinge uomini e donne ad interrogarsi sulle grandi trasformazioni che investono la nostra quotidianità mettendo a soqquadro le nostre più intime certezze. Inadeguate appaiono rigidità ideologiche/identitarie atte ad interpretare i cambiamenti.

La navigazione nella consapevolezza del "non sapere" appare perigliosa in un mare in tempesta per gli audaci che osano avventurarsi tra i marosi, e scarsa gloria attende questi marinai. Dunque...dunque, la terra ferma della comunicazione è approdo nascosto in ciascun essere finché respiro non ci separi.

Rieccoci allora a ripensare a quelli che sono stati i tre grandi filoni conduttori del dibattito durante i giorni del Noocse: libertà d'accesso ai saperi, salario minimo planetario, libertà di movimento per tutti/e. Tracce per un lavoro che, al di là della spettacolarizzazione dell'evento, stenta ad assumere contorni e pratiche di ricerca.

"Globalocale" è un brutto neologismo che sta comunque ad indicare una necessità. Lontani da Seattle, da Praga, da Davos, la domanda ritorna soprattutto sul "che fare" locale, per cogliere la contradditorietà dei processi di globalizzazione che le retoriche degli "apocalittici" e degli "integrati" presentano come una realtà naturale. Potremmo dire: viviamo Porto Alegre nello spazio pubblico di via Ranzani, senza per questo togliere nulla ovviamente all'importanza dell'appuntamento brasiliano. Lontani, inoltre, dal panegirico della società "civile" e da facili ricomposizioni che nulla spiegano e nulla producono sul piano dell'iniziativa politica.

Ripartiamo dalla città, dal suo corpo/mente, dal territorio in cui viviamo. E' significativo, non pressati da scadenze che spesso altri impongono, ragionare ed approfondire i temi che hanno caratterizzato la nostra esperienza all'Ambasciatori.

  1. Libertà di accesso ai saperi: uscire da una semplice logica rivendicativa per cercare di studiare la "formazione" dei saperi, la loro messa in produzione, il controllo e il "ripescaggio" di "saperi altrui". Il sapere come potere.
  2. Salario minimo planetario: reddito di cittadinanza? salario sociale? Quale rapporto con le economie informali che sempre più garantiscono sopravvivenza nelle pieghe delle metropoli imperiali? Autoproduzione come valorizzazione "d'altro sé" in una nuova socialità, etc.
  3. Libertà di movimento per tutti/e: riflettere sulle migrazioni cercando di coglierne la complessità e la diversità. Capirne le aspettative e le ragioni. Non appare del tutto utile la logica pietistica del "sono emigrati per la fame", perché non sempre è così: certamente rimane, insieme alla guerra (vedi il caso dei curdi), una delle spinte più forti, ma non è l'unica. I giovani maghrebini, con in pugno cellulare e coltello, che nelle nostre strade sono alla ricerca di una ricchezza immediata, non sono forse i "figli minori" di un neoliberismo che tutto riduce a merce anche nella sua forma più alta, il denaro? Spinti non solo da necessità ma anche da un desiderio, anch'esso mercificato, d'integrazione. Le scarpe, il giubbetto nike e altro ancora diventano lo status simbol del successo, per questi nuovi proletari.

Di questo e altro ancora vorremmo parlare. La fondazione di un progetto di Libera Università ci sembra utile allo scopo, attraverso l'organizzazione di seminari visti non come comunicazione calata dall'alto da parte di presunti esperti, ma come interazione tra analisi e vera e propria dimensione politica delle esperienze.

Nel momento in cui l'università, e più in generale la formazione, viene a ridefinirsi come luogo in cui l'unica logica che ha diritto di cittadinanza è quella della contabilità astratta (debiti e crediti la fanno da padroni), vogliamo pensare ad un luogo dove la vita attiva del corpo sociale collettivo intende rendersi visibile. Le lotte degli ultimi anni, così ci piace pensarle, hanno sviluppato una critica pratica della privatizzazione della ricchezza e dei saperi denunciandone la natura costitutivamente pubblica. La Libera Università Contropiani si propone quindi come il luogo in cui collettivamente aprire ambiti di discussione capaci di decostruire il meccanismo sociale messo in forma dalla privatizzazione del sapere e della ricchezza. Dal mondo globalizzato al nostro territorio ripercorreremo il suo tessuto spaziale incontrando le biotecnologie e le tecnologie dell'informazione, la struttura urbana e la sua produzione sociale, sino agli esperti e ai gestori delle modalità di controllo dei conflitti.

L'inchiesta, e in primo luogo l'autoinchiesta, è l'orizzonte nel quale si inscrive la proposta di attivazione della Libera Università Contropiani. L'inchiesta, come strumento di costruzione di una rete e di un'intelligenza collettiva, si configura come lavoro politico all'interno di un sociale frammentato, ma al contempo luogo dove c'è "qualcosa di buono", estraneo al cosiddetto "pensiero unico". La Libera Università Contropiani non si propone un'osservazione dall'alto e dall'esterno dei processi sociali, ma come una forma e un metodo di conricerca, dove la circolazione dei saperi e delle pratiche soggettive e/o collettive si traduce in (auto)valorizzazione dei soggetti coinvolti nel processo.

Non pensiamo alla scuola popolare, ma a fasi diverse di approfondimento tematico capaci di correlarsi fortemente al vissuto di ciascuno di noi e al territorio in cui viviamo, creando allo stesso tempo uno spazio-esperienza dove le persone possano conoscere, confrontarsi ed elaborare strategie, rimettendo in gioco i saperi dentro i meccanismi di produzione di valore.

Proponiamo come tema iniziale da approfondire attraverso la Libera Università "Bologna trasformata". Il lavoro dovrebbe svilupparsi attraverso la creazione di un laboratorio d'osservazione dei mutamenti che hanno percorso e percorrono il tessuto urbano in cui viviamo. Pensiamo ad un sottotitolo, se così lo vogliamo definire, quale "Le tracce e i desideri", immaginando una "città dei luoghi" dove per luoghi si intendano quegli spazi materiali/immateriali in cui si misurano le trasformazioni in corso con le nuove capacità relazionali. Ma anche "non luoghi" dell'attraversamento: ambiti del fine percorso della cittadinanza sostituiti dalla "misura del consumo". Luoghi, non luoghi dello spaesamento. Un esempio per tutti l'ipermercato: la sua architettura, la sua capacità d'essere agorà, spazio di scambio ecc.

Una premessa appare necessaria. La città come contenitore d'organizzazione della vita in comune appare pesantemente compromessa. Come neve al sole si dissolvono i legami che hanno fatto da collante a questa esperienza: la crisi della politica, l'incapacità di rappresentare un interesse generale, e della sua "forma" per eccellenza, il partito, lo Stato, sono la spia di una malattia che da tempo segna il corpo sociale: nel teatro della modernità un altro attore appare sulla scena: è la metropoli che, con la desocializzazione dei rapporti, lo spaesamento continuo, la rottura degli antichi equilibri segnala, attraverso un rancore diffuso, la propria presenza.

Si individuano due punti, per proseguire la discussione, come se in una mappa immaginaria definissimo due estremi: i "luoghi della paura" da una parte e, dall'altra, i "luoghi della trasformazione metropolitana".

 

Proponiamo un primo incontro giovedì 22 marzo alle ore 21 in via Ranzani per approfondire e rendere operativo il progetto di Libera Università Contropiani.




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