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DOMENICA
11 GIUGNO 2000
ORE 18

CAMPO PROFUGHI DI TREBBO
VIA BACIALLI 22 (CASTELMAGGIORE)
vicino al canile comunale

 

CI SAREMO TUTTI
PER AFFERMARE LIBERTA’ DI MOVIMENTO,
SOLIDARIETA’, ACCOGLIENZA, DIRITTI PER TUTTI E TUTTE

 

CON / TESTA / AZIONE — CON / VERSO / AZIONE
le r/esistenze attive si incontrano si confrontano e lottano

Agire pensando, confrontarsi dialogando, lottare
contro la
clandestinizzazione forzata degli immigrati e dei profughi
che cercano futuro in Italia e in Europa

per rivendicare
il diritto al permesso di soggiorno e ai percorsi di integrazione per tutti e per tutte.

Apriamo le manifestazione contro il vertice OCSE
dal Centro di Accoglienza per profughi della ex-Jugoslavia di Trebbo

che insieme a Pianazze e ai campi "nomadi" rappresentano
il passaggio
dai campi della vergogna del lungo Reno
ai campi della morte di Bologna, città "sicura".

 

 

I campi e i CPA per profughi e immigrati rappresentano il degrado di un sistema amministrativo che, in questi anni, ha organicamente pianificato e applicato i meccanismi dell’esclusione:

L’espulsione è la strategia primaria dell’esclusione, per non includere nel sistema e agisce con sgomberi, fogli di via, provvedimenti di ordine pubblico, rimpatri forzati, non applicazione delle leggi, non concessione dei permessi di soggiorno ed ogni altra pratica per non avvicinare le distanze con l’altro e salvaguardare lo "spazio vitale" dell’Europa blindata di Schengen.

L’ eternizzazione degli interventi è la strategia lenta e sistematica per continuare ad escludere. Quando emerge l’emergenza, quando non si può attuare l’espulsione, allora si interviene. Chi è stato "accolto", chi ha superato le barriere del sistema, chi ha resistito, incontra l’intervento pubblico e con esso deve misurarsi. Ma è un intervento parziale e settorializzato, privo di prospettive che prolunga all’infinito i tempi della sua azione, annulla ogni finalità di integrazione, annullando nel sistema campo le persone. E’un intervento che assistenzializza, ricatta, penalizza, per impedire ogni mobilità sociale dell’immigrato/profugo.

La securitizzazione degli interventi è il meccanismo ultimo dell’esclusione. Chiamando continuamente in causa la legalità/illegalità, dentro la quale possono trovarsi o meno gli "altri", legittima l’impostazione di interventi basati sul controllo e sull’ordine pubblico che si nutrono della descrizione negativa la quale "scientificamente" fa apparire l’altro negativamente diverso e costituzionalmente irrecuperabile. Si realizza così l’intento della banda della Uno Bianca: l’eliminazione fisica e la "correzione", con il terrore, di quelli concepiti come diversi e non omologabili, forzatamente esclusi e clandestinizzati dall’autoreferenzialità e dall’autismo amministrativo, attraverso il silenzio e la diffamazione. "Un paese normale…"

Gli zingari immigrati e profughi sono cittadini che vedono negati i loro diritti di cittadinanza.

Almeno 1099 profughi rom della ex-Jugoslavia sono arrivati a Bologna nei primi anni ‘90 a causa della tensione politica e della guerra in corso nel loro paese. Di questi, solo la metà (498 persone) hanno trovato una sistemazione nei centri di accoglienza aperti nel ‘94 nei comuni del bolognese. A sei anni di distanza, non si hanno notizie delle 600 persone che non hanno trovato alcuna forma di accoglienza, e sono incerte anche le notizie intorno alle 120 persone che, alla data del febbraio ‘98, non risultano più presenti nei centri di accoglienza.

Anche dopo la morte di Alex e Amanda abbiamo chiesto alle istituzioni questi interventi:

Risanamento delle aree sosta e dei CPA, senza che questo diventi il motivo per non intervenire rispetto alla questione abitativa.

L’attivazione in tempi brevi di un progetto organico finalizzato all’integrazione abitativa e sociale delle persone attraverso:

  • Regolarizzazione ed estensione dei permessi di soggiorno
  • Attivazione di strategie per l’inserimento lavorativo
  • Attivazione di meccanismi facilitanti l’accesso ai Bandi ERP
  • Garanzia di almeno un alloggio da assegnare a famiglie zingare in ognuna delle graduatorie per i "casi sociali" stilate dai Servizi, prevedendo assolutamente l’aumento degli alloggi all’uopo destinati;
  • Reperimento di strutture in muratura da destinare a CPA per tutte le persone che vivono in campi su cui non è possibile il risanamento e per le nuove emergenze da affrontare con questa etnia (Kossovo);
  • Interventi formativi e di qualificazione/sensibilizzazione degli operatori che a qualunque titolo hanno contatti con le comunità zingare.

Hanno riproposto i campi della morte e il lager di Via Mattei.

Hanno riproposto espulsioni, sgomberi, controlli: dai dati del 1999 sull’attività della Polizia Municipale risultano 1792 controlli sui "nomadi", 678 controlli e sgomberi di aree occupate abusivamente da "nomadi" ed extracomunitari, 154 controlli nei Centri di prima accoglienza.

La spesa per inutili controlli, portinerie, rimpatri (verso dove poi?), espulsioni, gestione dei campi della morte, è molto maggiore di quella che sarebbe necessario per attivare politiche di apertura e di integrazione per tutti e per tutte.

CONTRO-PIANI Rete NOOCSE di Bologna



Fermiamo la Banda dei Ricchi!



Dal 12 al 15 giugno l’OCSE sarà a Bologna per un incontro internazionale che deciderà le politiche per la competitività delle piccole e medie imprese nell’era della globalizzazione. All’incontro ci saranno: dirigenti d’impresa, banchieri, economisti, finanzieri, rappresentanti degli imprenditori, ministri...
Verranno qui per decidere sempre più mobilità, flessibilità, lavoro a termine, part time, in affitto. Verranno qui per organizzare meglio il dominio assoluto del profitto di pochi sulla vita di miliardi di persone, sull’ecosistema, sulla salute e sul futuro di tutti noi.
Se Ocse, Omc, Bn, FMI e tutte le sigle delle nuove invisibili divinità del profitto credono di poter deci-dere per noi, noi decidiamo invece che non possono farlo

Blocchiamo il vertice OCSE!

Mercoledì 14 giugno
SCIOPERO GENERALE DI CITTADINANZA — CON-TESTA-AZIONE NAZIONALE CONTRO L’OCSE

  • Ore 6: appuntamento principale in via Rizzoli, gli altri saranno in via Farini, Piazza Minghetti e via Ugo Bassi. CERCHEREMO DI IMPEDIRE ALLA BANDA DEI RICCHI DI ENTRARE NEI PALAZZI DEL VERTICE
  • Ore 9: tutti in Piazza Nettuno per un Sit-In. NESSUNO PUO’ IMPADRONIRSI DI INTERE PIAZZE E STRADE DI UNA CITTA’, CIRCONDARLE DI GENTE ARMATA FINO AI DENTI E IMPEDIRE PER QUATTRO GIORNI L’INGRESSO A CHIUNQUE. LA PIAZZA E’ DI TUTTI/E NON PUO’ ESSERE CONFISCATA DA COLORO CHE GIA’ VOGLIONO DECIDERE SULLE NOSTRE TESTE

certo non tutti sanno che...

OCSE: il “Club dei ricchi” alla conquista di Bologna
OCSE: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico
Anche detto “Club dei ricchi”. Ne fanno parte infatti i 29 paesi che “producono i due terzi dei beni e dei servizi del mondo”, tra cui anche l’Italia. E’ dunque un vero e proprio diret torio che “offre ai governi un quadro per esaminare, elaborare e perfezionare le politi-che economiche e sociali, impegnandosi a coordinare politiche interne e internazionali che, nel contesto attuale della globalizzazione dell’economia devono formare un insieme sempre più omogeneo”. L’autorità suprema dell’OCSE è il consiglio che si riunisce una volta all’anno; con i suoi 200 comitati e i suoi 40.000 esperti è uno strumento infallibile di propaganda e pressione sugli stati membri e non solo.

Ma a che servono tutti ‘sti esperti?
Mai dire M.A.I (o A.M.I)
A.M.I: Accordo Multilaterale sugli Investimenti

Servono a elaborare le strategie dei mercati e dei movimenti di capitale in senso neoliberista. Naturalmente nel chiuso dei gabinetti e degli incontri segreti tra ministri e buro-crati. Già, perché il segreto è fondamentale, finché dura! Nel 1998 proprio nelle appartate stanze parigine dell’OCSE veniva elaborato l’AMI, progetto di liberalizzazione spinta a favore delle multinazionali con conseguente riduzione del potere di intervento degli stati nazionali e dei cittadini. Una multinazionale (ad esempio la Nestlè) avrebbe potuto denunciare uno Stato, un ente locale che avesse intralciato con le sue politiche la liberalizzazione del mercato. Ma l’opinione pubblica francese e i movimenti dei cittadini rendendo noto l’accordo lo hanno fatto fallire.

E che cosa verranno a dire sulle piccole e medie imprese?
Il “modello emiliano” piace al mondo?
“Migliorare la competitività delle piccole e medie imprese nell’economia globale”. Ecco il titolo della conferenza internazionale che l’OCSE terrà a Bologna, nella quale è prevista l’approvazione di una dichiarazione ministeriale che prenderà il nome di “Carta di Bologna”. Nel discorso neoliberista le piccole e medie imprese hanno un ruolo ideologico nient’affatto marginale. Ma hanno pure un fondamentale ruolo economico: fornire un contesto lavorativo sempre più flessibile, precario e sottopagato, subordinato alle strategie competitive delle grandi multinazionali.

A Bologna i profeti della nuova religione chiamata Mercato potranno una volta di più, con sfarzo e clamore, indicare la via verso un mondo libero e liberalizzato, giocando con i due termini per farci dimenticare che sono incompatibili.

Ma davvero vogliamo lasciarglielo fare?



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